mercoledì, 23 Settembre, 2020

Dopo la pandemia, fine dell’anarchia di mercato

0

Si ci interroga su come sarà la nostra vita quando finirà la pandemia e se saremo di nuovo liberi di muoverci, di incontrarci di riprendere la nostra esistenza.
Un aspetto appare certo: nulla sarà più come prima!
Valori, stili di vita, gerarchie degli interessi inevitabilmente cambieranno e, si spera, solidarietà e comprensione umana, che con forza si sono imposti in questi giorni terribili, dovranno sostituire egoismi, invidie e brame di potere.

Anche l’economia cambierà, poiché il Covid 19 rappresenta la prima grande rottura del turbocapitalismo originato dalla globalizzazione e, certamente, sarà difficile tornare indietro.
Infatti, ad essere colpite sono state proprio le due grandi protagoniste della globalizzazione, gli Stati Uniti e la Cina, che si sono fronteggiate nello scacchiere dell’economia planetaria, con una velocità della produzione e degli scambi che non ha precedenti nella storia dell’umanità, nel mentre si diffondeva il fenomeno della finanziarizzazione.
La risposta annunciata sembra essere tipicamente keynesiana sul versante monetario, con l’immissione di trilioni di dollari e di yuan nelle rispettive economie nazionali, per sostenere le imprese in crisi, le famiglie e i lavoratori, in attesa della ripresa del ciclo economico fondato su domanda-produzione-occupazione.

E l’Europa? Purtroppo l’Unione continua a mostrare il volto della divisione, incapace di predisporre una risposta unitaria alla drammatica crisi che è già in atto e che non risparmierà nessuno, con buona pace della Germania e dei suoi paesi-satelliti, come Austria e Olanda oltre all’ondivaga Francia, tristemente abbarbicate al dogma monetarista e del pareggio di bilancio mentre tutto il Vecchio Continente rischia la deriva sociale, un po’ come Gollum nel celebre romanzo trasposto cinematograficamente “Il signore degli anelli”, che muore cadendo nel baratro infuocato insieme all’agognato anello, gridando “il mio tessorro!”.
E così, proposte di buon senso come la mutualizzazione dei debiti sovrani a livello di Unione europea oppure gli eurobond vengono sdegnatamente respinte e si rappresenta la disponibilità di aiuti cospicui solo attraverso il Fondo Salva-Stati, meccanismo per prestiti ai paesi in crisi che ne sottende il commissariamento, come è avvenuto con l’intervento della famigerata Troika in Grecia.
L’unico intervento, allo stato solo paventato, è quello di una sorta di cassa integrazione europea, che se per un verso è un toccasana per sostenere i redditi dei lavoratori delle aziende ferme a causa della diffusione del virus, dall’altra non ha alcuna funzione di stimolo alla futura ripresa delle attività produttive. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che ha lanciato la proposta e la cancelliera tedesca Angela Merkel, che si oppone invece agli eurobond, sembrano usciti da un film “noir” americano, con il “poliziotto buono e quello cattivo”.

Ma la crisi economica e sociale che già adesso si vive in Italia e Spagna, che toccherà inevitabilmente tutta Europa, non è un film ma un dramma attuale, che deve essere fronteggiato con misure adeguate, senza le quali l’Europa sarà per la gran parte dei suoi cittadini solo un mostruoso leviatano burocratico, riproponendo il grido d’allarme lanciato da Jean Monet agli albori della Cee: “Bisogna costruire l’unità tra i popoli e non la cooperazione tra gli stati.”
Ed appare davvero di buonsenso la proposta formulata da Mario Draghi (che evidenzia ancora una volta la inadeguatezza di Christine Lagarde alla presidenza della Banca Centrale Europea) sulle colonne del Financial Times, di emettere da parte dell’Unione europea degli eurobond quale sostegno pubblico in forma di trasferimenti diretti a fondo perduto a imprese e famiglie, senza la condizionalità prevista dal Mef, il Fondo Salva-Stati.

Si tratta della rielaborazione di una delle misure che avrebbe dovuto connotare la nascita dell’Unione europea, per bilanciare il rigore del Patto di stabilità, in origine proposta dal socialista Jacques Delors, presidente della Commissione tra il 1985 e il 1995, con l’obiettivo di finanziare attraverso l’emissione di debito sovrano dell’Unione europea grandi progetti comuni di investimento in infrastrutture, ricerca, energia, ambiente, in un contesto, ovviamente, diverso da quello emergenziale che stiamo vivendo. Proposta che, in parte, riprende l’elaborazione di Ezio Tarantelli, valente economista neo-keynesiano autore del prezioso modello di politica dei redditi fondata sulla predeterminazione dell’inflazione, assassinato dalle Brigate rosse nel 1985, di uno scudo europeo contro la disoccupazione.
Ma il dramma che ha investito l’umanità deve imporre, anche, una risposta alla drammatica crisi economica globale che si profila nitidamente all’orizzonte e che potrebbe essere ancora più grave della “Grande crisi” del 1929, dopo il crollo di Wall Street, dell’”Età dell’incertezza” descritta nel 1977 nel suo omonimo libro dall’economista liberal americano John Kenneth Galbraith e di quella del 2008 dopo il fallimento di Lehmann Brothers.

In questo senso è certamente di straordinaria attualità la proposta lanciata già nel 1944 per il dopo-guerra da Keynes, che aveva immaginato un sistema in cui si intrecciavano libero scambio e solide tutele assicurate da istituzioni finanziarie internazionali, in cui i paesi con debito pubblico avrebbe avuto diritto ad una linea di credito in un sistema mondiale di pagamenti, incentrato su un meccanismo di compensazione e una moneta di riserva, il bancor.
Purtroppo, con la conferenza di Bretton Woods del 1944, la direzione di marcia a causa dell’egemonia statunitense prese una diversa direzione, che portò alla creazione del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale e l’adozione del “gold standard”, abolito per volontà americana nel 1971.

Ma adesso non è più il tempo né di egoismi né di volontà di potenza, né tantomeno della vecchia anarchia del mercato, poiché l’umanità potrebbe trovarsi come i naufragi alla deriva del quadro “La zattera della Medusa” di Théodore Géricault.

 

Maurizio Ballistreri

Condividi.

Riguardo l'Autore

Avatar

Leave A Reply