domenica, 7 Giugno, 2020

Dopo la paura coltiviamo insieme la speranza

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Cara Italia così bella, ma così fragile, così martoriata.

Ci voleva il Coronavirus per farci capire l’importanza che ognuno deve svolgere il proprio ruolo sociale sulla base delle proprie competenze. Oggi ci accorgiamo che se non ci fossero stati medici, scienziati, infermieri, al disastro si sarebbe aggiunta un’ecatombe. Oggi capiamo che ai posti giusti ci debbono essere persone di comprovata esperienza. Oggi capiamo che le nostre sorti, le sorti della nostra Nazione non si possono affidare ai primi parvenu della politica.

Strano popolo gli italiani!

Sempre pronti a puntare il dito contro le cose che secondo loro non vanno, ma allo stesso tempo sicuri che quello che succede agli altri non toccherà a loro. Non è così! Succede a tutte e tutti. Ne dobbiamo essere consapevoli. Credo che questo momento, così difficile per ognuno di noi, ci debba insegnare che, nella vita sociale, in uno Stato Sociale libero e solidale ci debbono essere delle priorità che prescindono dai nostri interessi sempre “particolari”, ancorché legittimi.

Orbene se c’è una riflessione vera da fare, essa riguarda la fase di svolta epocale che stiamo vivendo. Una riflessione che riguarda sia la stringente attualità, sia il futuro. Sulle odierne angustie – talora divenute autentiche angosce e disperazione – la parola spetta di diritto alla scienza, alla quale fare affidamento sia per le cure immediate (finora si sta procedendo, in verità, per tentativi ed approssimazione), sia per la ricerca accelerata dell’indispensabile vaccino.

Ma nel futuro, già da oggi, il compito fondamentale spetta alla Politica ed alle Istituzioni. È qui entra in gioco non la ricerca di “accordi di programmi”, “contratti di Governo” o intese passeggere”.

Qui è in gioco una “VISIONE DI SOCIETÀ” capace di reggere la sfida della globalizzazione.

Abbiamo drammaticamente toccato con mano quanto siano apparsi fatalmente anacronistici, e soprattutto inefficaci, i confini nazionali, “sovranismi”, chiusure di frontiere, programmi autarchici ecc…

Torna centrale – anzi decisiva- la dimensione di un intervento europeo.

I disegni, i progetti, i programmi si debbono aprire, dilatare e confrontare per corrispondere all’altezza delle sfide che ci vengono lanciate sul piano ambientale, economico, sociale e politico, dalla tumultuosa mutazione del mondo.

Già se si partisse da questa nuova consapevolezza si potrebbe nutrire una fiducia più motivata verso il domani. Anche la lotta e i sacrifici legati alla drammaticità dell’oggi avrebbero un orizzonte di giustificata speranza.

 

Giovanna Miele
Presidente PSI Federazione Metropolitana di Roma

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