sabato, 26 Settembre, 2020

Dossier cinese sulla Privacy. Intervento di Nencini

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C’è chi si è fatto una risata parlando di segreti di pulcinella e di notizie facilmente recuperabili sulla Guida Monaci, chi ironicamente ha proposto di dichiarare guerra alla Cina ma la pubblicazione sul Foglio e altre testate internazionali di un mastodontico database prodotto da una società cinese controllata dal Governo comunista di Xi Jimping non sembra relegabile a uno scoop fasullo o costruito per le prossime elezioni americane. Il database è stato sottratto alla ditta produttrice e poi passato a una società di intelligence australiana che lo ha distribuito ai giornali. Ricapitoliamo la vicenda. Il quotidiano italiano diretto da Claudio Cerasa insieme al Telegraph, al Washington Post, all’Abc e altri titolati giornali di altri Paese viene in possesso di parte del lavoro della società Zhenhua della città cinese di Shenzhen e cioè della raccolta di una serie di nominativi (qualche migliaio in Italia, molti di più, cinquantamila, negli Stati Uniti, quarantamila nel Regno Unito, in tutto due milioni di persone), contenuti in una parte del database venuto alla luce, nominativi che appartengono a un determinato settore e che considerata la stretta dipendenza della Zhenhua dal Governo di Pechino e il Partito comunista potrebbero essere utili per aumentare l’influenza della Cina nei vari Paesi interessati dall’indagine. Non si tratta ovviamente della segretezza delle informazioni ma del loro assemblaggio in un dossieraggio utilizzato con i social network che di una persona rivela i dati più importanti e significativi per il comparto di competenza. In Italia le reazioni non si sono fatte attendere. Scontate quelle dell’opposizione che già più volte era intervenuta per denunciare l’ influenza cinese sul nostro Paese, si è fatto sentire anche il PD attraverso il suo segretario Zingaretti che ha annunciato un’interrogazione parlamentare pretendendo chiarezza e verità sulla schedatura di oltre quattromila italiani tra i quali politici, imprenditori, vescovi. È intervenuto anche il sen. Nencini del gruppo Italia Viva-Psi per chiedere al Governo di fare luce sulla questione. La palla dovrebbe ovviamente passare al Premier Conte e al Ministro degli Esteri Di Maio più volte accusato nei mesi scorsi di eccessiva debolezza nei confronti del regime di Xi Jimping sia per i fatti di Hong Kong sia per il via libera incondizionato alla cosiddetta nuova Via della Seta e quindi all’interesse cinese sui nostri porti. Bisogna anche dire che la posizione dell’Unione Europea verso la Cina è recentemente mutata e se ne è avuto una chiara conferma nella riunione virtuale che ha coinvolto il Presidente cinese con Angela Merkel e Ursula von der Leyen che ha sostituito il vertice di Lipsia saltato ufficialmente per la pandemia da coronavirus. Xi Jimping ha dovuto cedere sugli investimenti e sulle garanzie richieste dall’Europa per il coinvolgimento delle proprie imprese. Sarà naturalmente importante mantenere una sostanziale unità all’interno dell’Unione e non favorire gli interessi cinesi con comportamenti diversificati e con Pechino che può sfruttare rapporti privilegiati con alcuni stati. Ritornando al dossier cinese, secondo il Foglio, le informazioni nei porti italiani riguardano Trieste, Genova e Civitavecchia. E proprio lo scalo triestino è stato scelto da Pechino per grandi investimenti strutturali come collegamento per la merci cinesi per raggiungere il mercato europeo. Si tratta di vedere se questo monitoraggio sia stato fatto in termini e per scopi consentiti dalla legge o no.

Alessandro Perelli

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