giovedì, 4 Giugno, 2020

Due cose, sugli 80 euro di Renzi
e sul lavoro

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Gli 80 euro in più in busta paga, in base ai dati forniti dall’ISTAT, sulle vendite al dettaglio nel mese di Giugno non hanno dato i risultati sperati, tant’è che il Codacons le ha definite un flop.

Ma, se da una parte si può obiettare che Giugno è solo il primo mese in cui l’aumento in busta paga è realmente consistito in maggiori entrate per il lavoratore, sarebbe utile, approfondire attraverso un’inchiesta sul mondo del lavoro, chi sono i lavoratori che l’hanno realmente percepito. Quindi non i lavoratori che si sono ritrovati la voce in busta paga, ma quelli che realmente li hanno avuti.
Non conosco nel dettaglio la realtà del Nord Italia, ma nel Meridione nella maggior parte dei casi, gli 80 euro li hanno intascati le imprese. Nella realtà di cui sono al corrente, non esiste il contratto nazionale di lavoro, esiste un accordo tra lavoratore e datore di lavoro.

In diverse aziende, lavoratori e rappresentanti sindacali sono stati riuniti dai datori di lavoro e si sono sentiti dire: “Gli 80 euro non posso darveli, pertanto continuerete a percepire sempre lo stesso stipendio”, stipendio che solo in poche realtà corrisponde a quanto sottoscritto in busta paga.
Sono numerose, infatti, le aziende che a fronte di una busta paga di una certa cifra, corrispondono bonifico o assegno al lavoratore e poi il lavoratore ha il dovere di restituire al datore di lavoro, in contanti e ovviamente in nero, la parte eccedente, l’accordo “sottoscritto” (si fa per dire) con una stretta di mano.

E’ questa la dura realtà e fa sorridere, pertanto, la polemica che ha preceduto e seguito gli 80 euro. Quegli 80 euro sono serviti a “ingrassare” qualche imprenditore che definire tale significa offendere quelli veri.

Facciamo i conti: il proprietario di un’azienda di cinquanta dipendenti che non ha corrisposto realmente gli 80 euro mensili, ma le ha solo inserite tra le voci della busta paga, quanto si è “messo in tasca” e in nero mensilmente?
Cinquanta dipendenti, per gli 80 Euro, fanno 4 000 euro, che è la cifra netta che qualsiasi datore di lavoro (quelli di cui parlo, è evidente che non sono tutti così) si è messo in tasca sulle spalle dei lavoratori e senza tassazione.
4 000 Euro che per quell’azienda rappresentano nelle voci di bilancio un costo (tra i costi del lavoro) e che per il lavoratore andranno ad aumentare l’imponibile dell’imposta sul reddito per soggetti che in realtà vivono con 800 euro al mese.

La battaglia da fare sul lavoro, oggi, non è quella di chiedere più diritti, ma è quella di riconoscere fino in fondo i diritti già previsti per i lavoratori, costi quello che costi.

Francesco Meringolo

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