venerdì, 23 Ottobre, 2020

Due vittorie socialiste

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Diamo a Cesare quel che è di Cesare. E al nostro piccolo e spesso ignorato Psi quel che è suo. Ci sono due battaglie vinte dai nostri parlamentari. Sono due questioni che trovano spazio nella legge di stabilità. La prima è quella sul gioco d’azzardo. È da tempo che i nostri sottolineano il valore morale ed economico di una maggior tassazione del gioco d’azzardo, affinché lo stato possa trarne risorse da investire altrove. Ebbene, finalmente la legge di stabilità recepisce questa nostra istanza e pone la slot machine come fonte di reddito assieme ad altre. Sono entrate non consistenti, ma tuttavia di un certo peso. Siamo molto più interessati a difendere i disoccupati che i giocatori d’azzardo.

La seconda battaglia vinta riguarda la detassazione delle prime assunzioni. Il governo ha deciso di favorire assunzioni senza costi aggiuntivi per tre anni. Un’obiezione a Delrio, ieri sera a Lasette, sul tetto di 6 miliardi previsto per oltre centomila nuove assunzioni. Se saranno di più vorrà dire che la manovra funziona e l’economia riprende, dunque saremo contenti e ne metteremo di più. Due idee dei nostri, giuste e che hanno fatto centro. Riconosciamolo per una volta, lo dico anche ai nostri critici esterni e interni. La detassazione delle nuove assunzioni a tempo indeterminato e a tutele crescenti è il perno della manovra, assieme all’abbattimento del costo del lavoro sull’Irap e agli sgravi per le famiglie e le partite Iva.

Restano ancora alcuni interrogativi sulle entrate. Lasciamo perdere quelle in deficit (che lo portano dal 2,2 al 2,9 sul Pil), ma quelle derivanti dal prelievo su Regioni e Comuni hanno suscitato vaste proteste. Anche dagli amministratori più vicini a Renzi, vedasi Chiamparino. Sia ben chiaro, non è che la regioni abbiano finora dimostrato di saper sempre spendere al meglio il denaro che gli piove dall’alto, né quello che recuperano dai cittadini. Le spese sanitarie così disarticolate e controverse sul territorio, simbolo delle quali è la famosa siringa che costa il doppio da una regione all’altra, lo dimostrano. Come la difficoltà di coniugare spesa con efficienza. Sei miliardi non sono però noccioline da risparmiare d’emblay. Anche perché il taglio imposto è più o meno lineare. Si è fissato un tetto e poi si lascia libere le regioni di operare. Ma così le regioni virtuose sono equiparate a quelle che non lo sono.

Vale anche per i comuni. Un miliardo in meno a questi enti così già tartassati sono un colpo alla nuca. Bene la possibilità di spendere le risorse che ogni comune aveva in cassa e che finora erano state bloccate da uno stupido patto di stabilità, con aziende che erano per questo rotolate in crisi e altre che hanno dovuto chiudere. Bene quei novanta miliardi sbloccati (in tutto come dice Renzi o solo in parte come dicono le categorie?). Ma adesso questo ulteriore taglio complica le cose. Il rischio di procedere a una tassazione parallela degli enti locali è forte e va evitato per non togliere con una mano quello che si concede con l’altra. Una ritassazione dopo la detassazione sarebbe un giro di valzer sul Titanic.

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