domenica, 25 Ottobre, 2020

Duecento terroristi italiani, cinquanta agenti

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Non c’è da dormire sonni tranquilli. Quella che il pontefice, il solo che abbia finora avvertito la pericolosità della situazione, ha definito “la terza guerra mondiale, sia pur segmentata”, adesso è esplosa. Ha ragione sul Corriere Franco Venturini a sottolineare che l’Occidente, e in particolare l’Europa, sembrano fermi al tempo della caduta del muro di Berlino. Oggi possiamo tranquillamente affermare che la pace è più a rischio di allora, che le guerre locali sono molto più numerose, che dopo la fine del bipolarismo, non è affatto emerso né un nuovo pluralismo, né un decantato monopolismo.

La contrapposizione Usa-Urss era in condizione di guidare e spesso controllare le tensioni nei due campi, che oggi si scatenano senza alcun freno inibitorio e accentuando e perfino esaltando le singole vocazioni egemoniche. Un nuovo pluralismo avrebbe dovuto comportare un più unitario e attivo ruolo dell’Onu e della stessa Europa, ma mentre l’Onu è prigioniera dei veti e della mancanza di un vero e proprio esercito, l’Europa continua a latitare. Così gli Usa si sono anche stancati di assurgere al ruolo di poliziotti del mondo per essere poi anche attaccati per questo ruolo e con Obama evitano interventi diretti. Dichiarano, accusano, lanciano ultimatum che poi si trasformano in penultimatum e poi svaniscono come sabbia nel vento del deserto.

Così oggi sul tappeto è la guerra di religione e di civiltà tra gli estremisti islamici, che intendono per jihad coranica la guerra di supremazia della loro fede su tutte le altre e con l’Isis, contrariamente ad Al Qaeda, che giostrava sotto traccia, hanno apertamente individuato un terreno di lotta e richiamato da tutto il mondo i fedeli alla battaglia, e la civiltà democratica, liberale, del rispetto e della tolleranza di tutte le idee e religioni. Ho letto che dall’Italia sarebbero partiti addirittura in duecento jidaisti e che si muovono nel nostro paese cinquanta agenti reclutatori e disposti a tutto. Il rischio di una importazione del conflitto è alto. Già abbiamo conosciuto l’epoca di attentati tuttora indecifrabili e con dubbia matrice politica. Qualcuno sostiene che non sempre siamo stati protetti da quella sorta di patto che Moro e Andreotti avrebbero contratto col terrorismo arabo.

Quello che servirebbe oggi è un Onu, che non c’è militarmente, ma che politicamente potrebbe essere propulsore di una grande alleanza militare dei paesi democratici e dei paesi arabi che si sentono colpiti dall’avanzata dell’Isis, sì compreso quell’Iran sciita fino a poco fa giudicato il pericolo numero uno. Poi gli Usa dovrebbero chiarire una volta per tutte il ruolo dell’Arabia saudita che, fino a poco fa filoamericana, adesso pare addirittura coinvolta se non altro finanziariamente nell’impresa jidaista. In Italia occorre la massima vigilanza. Come ai tempi degli attentati, e forse anche di più. Il nostro Paese è il primo dei paesi europei che s’affacciano dinnanzi al mondo arabo mussulmano. È sede del Vaticano, presiede il Consiglio europeo, ha deciso di inviare armi ai curdi. Alziamo la guardia prima che sia tardi.

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