mercoledì, 3 Giugno, 2020

Direttivo del Pd: forse Bersani pronto alle Primarie aperte di coalizione

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Sulle primarie Pier Luigi Bersani non farà passi indietro, ma molto probabilmente il segretario Pd si dichiarerà pronto a “primarie aperte di coalizione” e non di partito. Differenza fondamentale che permetterebbe al segretario democratico di scalzare in un sol colpo i temuti e più giovani falchi del Pd come Matteo Renzi, Giuseppe Civati o Debora Serracchiani. Tutti teoricamente in pole per la poltrona di futuro leader del Partito democratico e magari prossimo premier. E Renzi lo sa bene al punto da smarcarsi dai colleghi dicendo: “le primarie le faccio solo se sono vere”.  Il grande giorno è arrivato: oggi infatti nella sede di via Sant’Andrea delle Fratte si terrà la tanto attesa Direzione Nazionale nella quale Bersani dovrebbe fare il suo “appello ai riformisti”, lanciare la propria candidatura e spiegare che il Pd è un partito aperto alle sfide e che, dunque, è pronto alle primarie di coalizione per la scelta del premier.

 

BERSANI, RINUNCIO A NORMA CHE MI GARANTISCE RUOLO FUTURO LEADER PD –  Della vicenda “primarie” si discuteva da almeno un paio di giorni, nel Pd, e ieri mattina il segretario ha riunito la presidente del partito Rosy Bindi, il vice-segretario Enrico Letta e i capigruppo di Camera e Senato Dario Franceschini e Anna Finocchiaro. Una riunione seguita ai colloqui con Walter Veltroni e Massimo D’Alema dei giorni scorsi e che ha confermato al leader del partito le perplessità che tanti nutrivano: se si devono fare le primarie devono essere di coalizione, non di partito. “Se vuoi primarie di partito, allora devi convocare un congresso anticipato”, è stata la richiesta. Bersani, a quanto viene riferito, avrebbe spiegato che proprio questa era la strada che lui intende seguire. Certo, in molti dirigenti Pd c’era irritazione per una scelta appresa solo dalle indiscrezioni della stampa. Seppure come prevede lo statuto Pd la sola candidatura possibile al momento è quella del segretario alle primarie di coalizione, Bersani non ha intenzione di avvalersi di quella norma: il segretario si rimetterà alla scelta dei singoli dirigenti, il che significa che Matteo Renzi sarà probabilmente in campo.

NO A CONGRESSO ANTICIPATO E NIENTE VETI A RENZI, SAREBBE UN SUICIDIO – Il segretario, spiega un parlamentare Pd vicino a uno dei ‘maggiorenti del partito’, nei giorni scorsi non aveva anticipato a nessuno le sue intenzioni, “le avremmo scoperte in direzione, se non fosse stata rinviata e non fossero poi uscite le indiscrezioni sui giornali”. In realtà qualche accenno Bersani lo avrebbe fatto con Franco Marini e anche con Veltroni, cosa che ha ulteriormente provocato malumori tra gli altri maggiorenti del partito. Bersani, nella giornata di ieri, avrebbe ascoltato le ragioni dei suoi interlocutori, assicurando che non ha intenzione di indire un congresso anticipato, ma spiegando anche che sarebbe suicida opporre un veto burocratico a Renzi.

RENZI, LE PRIMARIE? LE FACCIO SOLO SE SONO VERE – Le primarie “le faccio solo se sono vere. Le primarie migliori sono quelle del Pd, ma vanno anche bene quelle versione foto di Vasto. Decida Bersani. Quelle vere sono quelle di Milano e Firenze. Non quelle dove si sa già chi vince. Nel 2005 Prodi ha vinto, poi ci ha appioppato Mastella ed e’ andata come e’ andata’. Lo ha detto il sindaco di Firenze, Matteo Renzi (Pd). “Se il Pd deve fare l’anello di congiunzione tra Sel e Cgil non andiamo da nessuna parte’, aggiunge ancora Renzi, secondo cui il prossimo governo ‘deve fare la riforma costituzionale per dimezzare numero dei parlamentari, indennità, vitalizi e cancellare le Province. Questo deve essere il biglietto da visita”.

IL RETROSCENA: E SE ALLE PRIMARIE RENZI PRENDESSE IL 30%? – Il timore di molti, come D’Alema, Bindi, Letta, Franceschini, era che si finisse a nuove primarie di partito, che di fatto rimetterebbero in discussione i pesi nel partito: “Se si deve azzerare l’assetto del 2009, allora… Liberi tutti”, avvertiva due giorni fa un parlamentare della maggioranza. E un deputato ‘bersaniano’ doc, ieri alla Camera, parlando al telefono e senza preoccuparsi di essere in un luogo pubblico spiegava molto esplicitamente: “Va bene, facciamo le primarie… Bersani vince, ok. Ma se poi Renzi prende il 30%, quando andiamo a fare le liste come facciamo? Quello chiede il 30% dei posti”. Anche perché, come è evidente, Renzi non sarebbe nemmeno solo, a quel punto: giovani come Giuseppe Civati o Debora Serracchiani potrebbero correre in proprio e accumulare a loro volta ‘golden share’ da giocare al momento della formazione delle liste.

D’ALEMA DA’ LEZIONI DI POLITICA – D’Alema, come aveva spiegato anche un paio di settimane fa, sulla questione ha idee chiare: “Il segretario viene eletto dal popolo tramite le primarie, ed è il nostro candidato premier. E’ la regola più importante del nostro statuto. Ci sono due possibilità di derogare: o dall’interno, chiedendo un nuovo congresso, o dall’esterno, se resta il Porcellum e un altro partito ci contesta la guida della coalizione. In quel caso si farebbero le primarie di coalizione”. Insomma, per D’Alema se ci sono primarie di coalizione non è pensabile che ci siano altri candidati Pd se non Bersani. Il segretario, però, non vuole offrire a Renzi un facile argomento di polemica e non intende avvalersi dello statuto per impedirne la candidatura. Concetto che ha spiegato anche ieri mattina a Letta, Bindi e gli altri. “Ognuno valuterò e deciderò secondo la propria responsabilità”, spiega un dirigente vicino al segretario. Anche perché ci sono ancora diverse variabili da definire: il voto in autunno, innanzitutto, non è ancora scongiurato, e le elezioni anticipate farebbero saltare qualunque ipotesi di primarie; inoltre, è ancora da definire con quale legge elettorale si andrà a votare.

TRA VECCHIA E NUOVA LEGGE ELETTORALE – Sempre nella riunione di ieri al segretario è arrivato un nuovo invito da Franceschini e Letta a non cadere nella trappola del Pdl sul semipresidenzialismo. Nella relazione di oggi il segretario dovrebbe anche rispondere alla proposta di Angelino Alfano e Silvio Berlusconi e probabilmente sceglierà per una sfida al centrodestra: dimostrate di voler fare sul serio, cominciamo dalla legge elettorale. Con una legge elettorale ‘alla francese’, ma anche ‘spagnola’, la necessità di fare alleanze verrebbe meno. Ma anche nel caso, assi probabile, che in realtà alla fine si andasse a votare con il ‘Porcellum’, lo schema delle alleanze è tutto da definire. I rapporti con Di Pietro sono ormai logori, lo stesso leader Idv sembra aver scelto un’altra strada e Bersani non si metterà certo a rincorrerlo oggi: il leader Pd lancerà il suo “patto dei riformisti” per la ricostruzione del Paese, sottolineando la centralità del Pd per i futuri assetti di governo. Bersani terrà anche aperta la porta alla società civile. Certo, non sarà Bersani a promuovere liste civiche, ma il segretario Pd non sembra affatto intenzionato a respingere l’alleanza con un eventuale soggetto del genere, tanto più che Di Pietro è sempre più lontano.

Lucio Filipponio

 

 

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