martedì, 7 Aprile, 2020

È il momento della politica, dello Stato, delle riforme

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Alberto Beneduce è stato un socialista riformista, un economista al servizio dell’Italia, un esempio di grande dirigente dello Stato, competente e lungimirante, capace di realizzare con l’IRI una formula innovativa di intervento pubblico per evitare i fallimenti bancari e promuovere la ripresa di un paese prostrato dalla crisi.
Socialista, figlio di un tipografo socialista casertano, massone, è diventato professore ordinario di matematica a ridosso della prima guerra mondiale.
Interventista, come i suoi riferimenti politici Bissolati e Bonomi, si è arruolato ed ha partecipato alla guerra come tenente.
Ha fondato e presieduto l’INA -Istituto Nazionale delle Assicurazioni.
Deputato del Partito Socialista Riformista nel 1919, ha fondato ed è stato presidente del Crediop, il Consorzio di credito per le opere pubbliche.

Nel 1921 è stato Ministro del Lavoro nel governo Bonomi.
Dopo il 1922 è rimasto nel campo dell’opposizione al governo Mussolini, ma la sua competenza, il suo prestigio e le sue idee, lo indicarono come l’economista in grado di fronteggiare la crisi finanziaria e industriale che, innescata dal crollo di Wall street del 1929, stava travolgendo le banche e le industrie italiane.
Così nasce l’IRI – Istituto Ricostruzione Industriale.

 

Beneduce ha immaginato, realizzato e guidato un sistema tale da garantire, con un’azione sostanzialmente keynesiana, lavoro e distribuzione di ricchezza, e tale da garantire allo Stato un ingente patrimonio industriale, formidabile strumento di politica economica per decenni.
Alberto Beneduce seppe realizzare un modello di intervento normativo e di capitale dello Stato sul terreno dei rapporti economici, anche creando circuiti di mobilitazione del risparmio paralleli e indipendenti: sia da deboli istituzioni finanziarie, non in grado di intercettare e mettere in circolo efficacemente il risparmio, sia dallo stesso Stato e dal rischio di taglieggiamento da parte della corruzione e dal clientelismo.
Beneduce ha strutturato tutte le sue creazioni, dall’Ina al Crediop all’Iri, su logiche di autonomia ed efficienza imprenditoriale.
Le sue strutture erano agili, i rapporti di natura privatistica.
Una definizione calzante a questa prassi può essere quella di: “Stato fuori dallo Stato”, complementare all’apparato statale ordinario nel raggiungimento degli obiettivi, ma a forte direzione politica, seppure indipendente sotto il profilo della gestione finanziaria.

 

È un modello nato in uno scenario economico molto simile a quello attuale, e andrebbe studiato, attualizzato e impiegato.

Gli squilibri sociali e la crisi demografica c’erano, e di portata devastante, già prima di questa drammatica congiuntura, ma la congiura implicita del potere finanziario e mediatico ne ha sempre soffocata la percezione diffusa.

 

Lo tsunami del coronavirus cambia i canoni di percezione popolare dei fatti, e crea le condizioni per un ritorno della politica al governo della società, nell’ultimo quarto di secolo governata solo dalla ricchezza.
La crisi economica e, soprattutto, sociale, fino a ieri endemica, meno percepita e dichiarata di quanta fosse la sua reale portata, sta entrando ed entrerà nelle case di tutti gli italiani.

 

È il momento della politica, dello Stato, delle riforme.
Di uomini come fu Alberto Beneduce.
Di socialisti riformisti.

Lorenzo Cinquepalmi

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