venerdì, 24 Gennaio, 2020

E’ la crisi bellezza. Il presidente Fieg Anselmi: «Misure d’urto per salvare l’editoria»

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Anselmi-FIEG“Credo che ci voglia un pacchetto di misure d’urto urgenti, per le quali è rilevante il tempo entro il quale va messo in campo: nel giro di pochi mesi altrimenti crescerà il degrado nel quale già versa il settore dell’editoria. Penso ad un intervento dello Stato mirato, limitato nel tempo, con limiti di garanzia e controlli. Con quali modalità? Gli editori potrebbero ricorrere ai prepensionamenti a favore di nuovi ingressi di giovani risorse oppure allo ‘stato di crisi’”. Una exit strategy per risollevare la stampa italiana da una crisi di settore che nell’ultimo biennio – come testimonia lo studio ‘La stampa in Italia 2010-2012’ – è andata acuendosi in maniera esponenziale il presidente della Fieg Giulio Anselmi ce l’ha. Raggiunto sull’argomento dall’Avanti!, lo storico ex direttore dell’Ansa avanza una serie di proposte tali da coprire tutte le enormi falle del settore: dal riconoscimento di un credito di imposta per gli investimenti finalizzati all’innovazione a misure che favoriscano il ricambio generazionale come il rifinanziamento della legge 416; dalla modernizzazione della vendita dei giornali con un sostegno al progetto di informatizzazione della filiera a regole chiare che garantiscano un livello adeguato di protezione e remunerazione dei contenuti editoriali in rete. E ancora, un credito di imposta a favore delle imprese che investono in pubblicità sulla stampa o iniziative di promozione della lettura con buoni acquisto per la sottoscrizione di abbonamenti, anche digitali, ai giornali. “Un passato fatto anche di assistenzialismo e di abusi ha depositato nella maggioranza degli italiani l’erronea convinzione che l’informazione, nel suo complesso, sia assistita. Ma questo non è vero da anni”.

Presidente Anselmi lei ha chiamato in causa la politica a fare la sua parte, ma ha risposto anche agli attacchi verso stampa e giornalisti additati dall’opinione pubblica come “assistiti dello Stato”.

Il contributo all’editoria da parte dello Stato negli ultimi anni è stato fortemente ridotto: basta ricordare il taglio di 17 milioni al fondo per l’editoria e l’aumento dell’Iva che colpisce i collaterali. E’ giusto che l’opinione pubblica, editori e giornalisti lavorino sullo stesso fronte affinché questo settore sopravviva e abbia il rilancio necessario. Immagino questo traghettamento dell’editoria verso lidi più felici anche grazie allo Stato, ma solo temporaneamente con limiti, garanzia e controlli, visti anche alcuni precedenti infelici.

Cosa intende presidente?

In passato l’aiuto statale è andato sempre agli stessi soggetti: alcune cooperative e i giornali di partito. Il tutto senza ottenere i risultati sperati sia sul piano economico che su quello occupazionale.

E quindi a cosa pensa?

Innanzitutto occorre dire basta agli aiuti a pioggia e per sempre, ma limitati nel tempo e legati a specifiche condizioni. Oltre al progetto ci deve essere anche una durata precisa. Questi sono gli obiettivi. Con quali modalità? Stato di crisi e rifinanziamento della legge 416 ovvero quella relativa ai prepensionamenti. Gli attuali contributi all’editoria dovranno essere conservati a tutela della pluralità e una parte a copertura di interventi mirati.

Nel concreto, quali ritiene siano le azioni da mettere in campo per invertire la rotta?

Intervento industriale affinché la multimedialità in questo settori diventi realtà, un intervento che permetta – attraverso il prepensionamento – nuove assunzioni di giovani (in molte aziende saranno più le uscite che gli ingressi visti il ridimensionamento diffuso delle aziende editoriali); un ammodernamento della rete vendita che permetta di comprare il giornale in edicola come online; il sostegno economico da parte dei grandi aggregatori di contenuti dei giornali su Internet visto che le pubblicità non riescono a coprire i costi; l’integrazione di carta e online. Ci vorrà del tempo e un nuovo rapporto tra editori e giornalisti.

Cioè, due categorie contrapposte da “contratto” dovrebbero collaborare maggiormente?

Sì, devono muoversi insieme, senza chiusure gli uni, senza cecità e lentezze corporative gli altri. Gli uni e gli altri devono essere capaci di rivedere profondamente i loro rapporti, interni ed esterni”.

Lucio Filipponio

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1 commento

  1. Fino a che lo Stato, cioè noi cittadini, continueremo a regalare denaro a giornaleiii di “parrocchia” come l’Unità e simili, sopratutto di sinistra, non si potrà agevolare la stampa meno partigiana ed inutile.
    Se aggiungiamo che i quotidiani, così come i TG riportano quasi soltanto notizie negative influenzando il pessimismo……………………passa la voglia di comperarli e di leggerli.

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