venerdì, 22 Febbraio, 2019

È peggio del Porcellum, ma piace a PD e FI

5

Renzi_BerlusconiCon 365 sì su 521 votanti, 156 no e 40 astenuti, il BR, Italicum, Pastrocchium o come si voglia chiamare l’indecente nuova legge elettorale nata dall’accordo tra Matteo Renzi, segretario del PD, e Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia, ha ottenuto stamattina come previsto il via libera della Camera. La legge passerà ora al Senato dove potrebbe essere modificata e in questo caso dovrà ritornare a Montecitorio.

Tra i gruppi di maggioranza soltanto i parlamentari di Scelta Civica si sono astenuti mentre quelli di Forza Italia, che è all’opposizione, hanno votato a favore.
Ha funzionato dunque il ricatto di Renzi. Tantissimi parlamentari della maggioranza, pur essendosi espressi a più riprese e anche con toni fortemente critici sul merito della legge, alla fine per non innescare una crisi che avrebbe potuto portare anche alla caduta del governo, come minacciato a più riprese dal segretario del PD, e il paventato, ma non certo, conseguente rischio di nuove elezioni, hanno ingoiato il rospo tutto intero nascondendosi dietro la foglia di fico delle possibili modifiche del Senato.

Il dibattito parlamentare è stato molto acceso e la maggioranza ha rischiato grosso più volte. É successo in occasione del voto segreto, soprattutto l’ultimo di ieri lunedì, quello sull’emendamento che proponeva la doppia preferenza di genere, quando ha avuto la meglio con appena 297 sì, un margine di appena 20 voti, un ‘soffio’ se si pensa che sulla carta disponeva di quasi 400 voti.

Qualcuno non se l’è sentita di votare questa legge che riduce di molto gli spazi di democrazia, e ha scelto di non essere presente in Aula, come nel caso dell’ex inquilino di palazzo Chigi, Enrico Letta, o dell’oppositore di Renzi nel PD, Pippo Civati.

I tre parlamentari del Psi, presenti in Aula, hanno votato a favore pur esprimendo una serie di riserve con la dichiarazione di voto del capogruppo Marco Di Lello che ha paragonato alcuni tratti della nuova legge, le soglie, al sistema in vigore in Europa “solo nella Russia di Putin e nella Turchia di Erdogan, non proprio due modelli a cui ispirarsi”.
Comunque alla fine è arrivato il solito tweet di Renzi in stile derby calcistico: «Grazie alle deputate e ai deputati. Hanno dimostrato che possiamo davvero cambiare l’Italia. Politica 1-Disfattismo 0. Questa #lasvoltabuona». Dove l’hastag, vista l’esperienza di Letta, non promette nulla di buono

In un intervento su “Il Fatto”, Pia Locatelli, a New York in rappresentanza della Camera per l’assemblea dell’ONU sulle donne, ha ribadito il suo giudizio estremamente negativo sulla legge in generale e sulla mancata indicazione della parità di genere in particolare.

“Che Forza Italia, Lega e Movimento 5 Stelle avrebbero votato contro lo sapevamo, ma in Parlamento c’è una maggioranza della quale questi partiti non fanno parte: non prendiamoci in giro, i numeri, ai quali si sarebbero aggiunti quelli di Sel, c’erano, ma grazie alla vergogna del voto segreto molti uomini, e spero poche donne, i cui partiti si erano dichiarati favorevoli o avevano lasciato libertà di voto, hanno votato contro”. “Siamo state sconfitte da dei codardi che temono per il loro seggio e non hanno avuto neanche il coraggio di metterci la faccia e da degli incompetenti che vogliono cambiare il mondo con frasi fatte e ordini ricevuti da altri”. Quanto all’Italicum in generale, per Locatelli è “brutta, poco democratica, forse incostituzionale, ora non ha proprio nulla per cui debba essere votata. Io personalmente non parteciperò al voto e sarebbe bello se anche le altre colleghe con le quali abbiamo combattuto questa battaglia la boicottassero. Almeno non saremo complici”.

Tra i pasticci della nuova legge, c’è che non sarà applicabile per il Senato. Se dunque si andasse a votare prima della riforma/abolizione del Senato, si avrebbero con certezza quasi assoluta due maggioranza diverse perché per la Camera si voterebbe con un maggioritario a doppio turno mentre per il Senato con un proporzionale puro con una preferenza.

Il testo licenziato in prima lettura dalla Camera prevede un premio di governabilità del 15% al partito o alla coalizione che otterrà il 37% dei consensi (ma in nessun caso un singolo schieramento potrà superare il 55% dei seggi).
Un eventuale ballottaggio tra le prime due forze nel caso nessuno raggiungesse la soglia utile per incassare il bonus.
Sbarramenti nazionali del 12% per le coalizioni, del 4,5% per i singoli partiti che le costituiscono e dell’8% per i partiti che scelgono di presentarsi da soli.
Liste bloccate e composte da tre a sei candidati.
Un singolo candidato potrà presentarsi in un massimo di otto collegi tra i 120 in cui il territorio nazionale verrà suddiviso in base a una delega affidata al governo.
Uno a zero, come dice Renzi, e partita di ritorno a Palazzo Madama.
Carlo Correr

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply