mercoledì, 30 Settembre, 2020

E se la nave affonda?

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Ho la vaga sensazione che il governo Conte non abbia ben chiaro l’obiettivo strategico che ci sta dinnanzi e dunque neppure le riforme che giustamente pretende l’Europa. I maestri dell’assistenzialismo pre industriale, e cioè i grillini, hanno fatto del reddito di cittadinanza uno strumento di portata metafisica. E cioè di per sé funzionale, in base a un meccanismo puramente tecnico, composto di reti e di navigator, a produrre occupazione anche senza sviluppo. Cosa impossibile per qualsiasi economista di destra o di sinistra. I leghisti non sono stati da meno e hanno concepito la cosiddetta quota cento per favorire, in base a un meccanico turn over, l’occupazione attraverso la sostituzione di chi va in pensione. Calcolo che prescinde dall’andamento dell’economia e dunque altamente astratto e utopistico. Anche oggi nel governo Conte si assumono o si preannunciano provvedimenti extra economici, alcuni utili come la cassa integrazione estesa anche a chi non ne aveva diritto, altri discutibili come il blocco generalizzato dei licenziamenti, ma tuttavia ispirati a criteri di solidarietà e infine taluni invero incomprensibili che rimbalzano e alcune volte evaporano per poi scomparire e poi ricomparire in forme diverse. Parlo della multiforme categoria dei bonus, da quello per le vacanze, alle bici, ai monopattini, ai nonni, alle mamme, ai ristoranti (verrebbe applicato uno sconto del 20%, ma sarà vero e quando verrebbe rimborsato?). Ultimo in ordine di tempo, e non poteva mancare, quello alle casalinghe. Naturalmente non é dato sapere se questi bonus, una volta approvati, si trasformino in soldi realmente erogati e in che tempi visto che nella maggior parte dei casi a coloro che hanno chiesto il bonus più opportuno, e cioè quello relativo ai 600 euro per i lavoratori indigenti, ben che vada sono arrivati, e siamo ad agosto, i contributi di aprile. Quello che non si capisce é che non serve a molto, come si diceva per i paesi del terzo mondo, noi purtroppo rischiamo tra un po’ di essere considerati tali, dar da mangiare il pesce se non hai la canna da pesca. Il dramma italiano é che lo sviluppo nel 2020 segnerà, secondo tutte le fonti, un meno 12.5% contro una percentuale della media europea che é di poco superiore alla metà. Siamo oggi i malati più gravi dell’Europa tutta, più della Grecia che nella fase precedente il covid segnava un Pil superiore all’1% contro il nostro 0 virgola. Per non parlare della Spagna, che ha certificato l’anno passato il più alto sviluppo dei paesi Ue, con il 2,4%. Non penso che il governo italiano abbia consapevolezza della nostra tragedia, visto che si rifiuta di attingere le uniche risorse oggi a nostra disposizione, i 37 miliardi del Mes senza condizioni che non siano quelle di una loro utilizzazione nella sanità. E non penso che oggi siano in cantiere quelle riforme che l’Europa giustamente pretende per sbloccare i 200 e più miliardi, 90 a fondo perduto, del Recovery found per il 2021. Tra le altre, la riforma della giustizia, ma anche una revisione di quota cento, altro affresco di stupidità governativa questa volta di stampo leghista. Coi bonus e con le leggi che accrescono la spesa corrente non si crea sviluppo, come con il reddito di cittadinanza e con quota cento non si è creata occupazione. Quest’ultima é strettamente legata alla ripresa. E per incentivarla servono oggi infrastrutture, defiscalizzazioni, flessibiltà. Una flessibilità del lavoro che non si trasformi in precarietà, ma si inquadri in un corretto rapporto di mercato in cui lo stato gioca una partita di sostegno, di formazione, di supporto. Un piano economico per l’Italia dei prossimi anni e naturalmente una seria e praticabile green economy, come sollecita da tempo Ursula Von Der Leyen, richiederebbe una comune assunzione di responsabilità. Se questo non é possibile almeno una cornice di visioni comuni di tutte le forze politiche, Dubito che anche questo sia possibile. Nel 1920-21, con l’Italia in preda a una vera guerra civile e mentre i fascisti stavano diventando stato, le forze democratiche si dividevano sul concetto di democrazia e di rivoluzione, con Psi che appariva lacerato tra rivoluzionari e riformisti e che per paura di dividersi in due si troverà a poche settimane dalla marcia su Roma addirittura diviso in tre. Si può sempre, anche oggi, guardare altrove e approfittare delle debolezze altrui e conquistare qualche regione. Ma quando la nave affonda, nonostante qualche citrullo continui a suonare nell’orchestrina, si affonda tutti insieme.

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Mauro Del Bue

1 commento

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    Paolo Bolognesi on

    Bisognerebbe forse riscoprire il concetto socialista degli anni Ottanta, che si proponeva di riconoscere i meriti e soddisfare nel contempo i bisogni, concetto che non credo abbia poi “fatto strada”, dopo le note vicende che seguirono quella stagione.

    Io non ricordo l’ordine con cui venne allora esposto quel “progetto”, se cioè venivano prima i meriti e poi i bisogni, ma è abbastanza intuitivo che la soddisfazione dei secondi richiede una disponibilità di risorse cui i primi possono decisamente concorrere.

    L’impressione è che negli anni a seguire abbia poi prevalso una sorta di egalitarismo, se non “pauperismo”, tale da scoraggiare le classi sociali che potevano produrre quella “ricchezza” utilizzabile anche per dar sostegno ai “meno fortunati”.

    Detta “ricchezza” – frutto di impegno, intraprendenza, talento …. – andava però valorizzata, né essere gravata da un eccessivo carico di incombenze e di imposizioni fiscali, pena il non riconoscerne i meriti, e demotivarla (come mi pare sia invece avvenuto)

    Mi è pure sembrato che la tentazione a far “piangere i ricchi” abbia serpeggiato anche in casa socialista – beninteso nella sua parte venata di simpatie “massimaliste” – tanto che più di una volta è affiorata la voglia o l’idea della tassa “patrimoniale”.

    Io mi auguro che i socialisti di ispirazione liberal-riformista, memori di quei trascorsi di quasi quattro decenni fa, aderiscano compattamente alla linea di pensiero che vede nel sostegno alle attività produttive la via maestra per superare la crisi in atto.

    Paolo B. 09.08.2020

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