sabato, 11 Luglio, 2020

È una questione di responsabilità

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Chiedere alle forze politiche di abbassare i toni dello scontro delle ultime settimane non è lesa maestà, anzi. Si chiama responsabilità. Se non fosse un termine utilizzato in questi giorni dai giornalisti come un mantra quando si riferiscono ai ‘responsabili’ pronti a venire in soccorso del Governo nel caso in cui Renzi decidesse di staccare la spina all’esecutivo che lui stesso, responsabilmente – ed ecco che torna questa parola e tutte le sue declinazioni – ha voluto far nascere, bisognerebbe usarlo molto più spesso o, addirittura, adottarlo come punto centrale dell’azione politica.

Responsabilità nel capire che l’Italia è il paese europeo con la più alta percentuale di giovani NEET – ragazzi che non hanno un lavoro e non lo cercano neanche più, che non studiano, né si formano – in cerca di futuro. Che esistono milioni di cittadini italiani – si parla di circa 13 milioni di persone, un numero impressionante – che rinunciano a curarsi per via dei costi insostenibili delle spese sanitarie. Che siamo il paese della burocrazia lenta e delle infrastrutture bloccate. Che siamo, cioè, il Paese con i record, negativi, più alti in Europa.

Responsabilità, dunque, nel non capire che le forze politiche di maggioranza non possono continuare a vivere di tatticismo. Il governo corre con il freno a mano tirato e arranca mentre, nel paese reale, c’è chi ogni giorno corre per studiare, lavorare e portare a casa uno stipendio dignitoso, se lo ha. È quello che ieri, durante la segreteria nazionale del Psi, ho provato a spiegare. La prescrizione è un tema che noi socialisti, in tempi non sospetti, abbiamo fatto emergere con tutte le nostre forze. Con la legge Bonafede anche un innocente può finire nella pancia della farraginosa macchina giudiziaria del Paese. Qualche dato: nel 2018, 257 volte è stata pronunciata una sentenza definitiva di assoluzione in procedimenti in cui era stata disposta la misura cautelare del carcere. E fino a prova contraria, se il Diritto ha ancora un senso, tutti gli imputati che si trovano in carcere per via di una misura cautelare e non di una sentenza definitiva sono – a norma dell’articolo 27 della Costituzione – innocenti.

La battaglia sulla giustizia è una cosa seria, che noi socialisti per primi dobbiamo portare avanti senza se e senza ma. Anzi, con un solo ‘ma’. Non può divenire questo l’unico terreno di scontro per minacciare il governo di farlo cadere. Deve essere terreno di scontro ma costruttivo.
A Conte abbiamo chiesto di recuperare lo spirito con cui questo esecutivo è nato: in un momento difficile ma con la convinzione che solo mettendo insieme forze riformiste si poteva frenare l’avanzata delle destre nazionaliste e xenofobe. E non è detto che la missione si porti a termine. Il Psi, senza chiedere poltrone e posticini, ha deciso sin dal principio di sostenerlo, con l’unico ‘incarico’ di far parte di una maggioranza che potesse lavorare per il Paese. È vero, la politica si fa con i numeri. Ma si fa anche con i progetti e i valori, di cui noi siamo ‘antichi’ portatori. Rafforzare noi stessi, per crescere, è la convinzione che ciascuno di noi deve avere. E le prossime elezioni regionali saranno decisive per dimostrarlo e per misurarci. Oggi 13 regioni sono guidate dal centrodestra, solo 5 dal centrosinistra. Un dato che deve far riflettere su come sia cambiata l’Italia e come siamo cambiati noi. Una task force con tutti i segretari regionali, che partirà già dalle prossime ore, è il modo giusto per affrontare mesi difficili in cui dovremo mettere in campo tutte le nostre energie per scegliere una politica unitaria, progetti condivisi e rapporti con le altre forze politiche in campo.

Intanto, il prossimo 29 marzo si svolgerà il referendum costituzionale per il taglio dei parlamentari: il partito si impegnerà, con una campagna nazionale, a sostenere convintamente le ragioni del NO. Dobbiamo essere consapevoli che ridurre drasticamente il numero dei parlamentari non produce nessun beneficio economico – si tratta dello 0,007 della spesa pubblica, 1 euro all’anno per ognuno – e rischia di indebolire la democrazia e svilire la rappresentanza territoriale.

Tanta carne al fuoco, insomma. Bisogna solo decidere che, al di là delle singole opinioni, se il Psi ha ragione di esistere, lo deve fare non per parlare in politichese e diventare incomprensibili. Ma per parlare all’Italia. Con responsabilità.

 

Enzo Maraio

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