giovedì, 24 Ottobre, 2019

È RECESSIONE TECNICA

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Il dato dell’Istat reso noto oggi è definitivo per il 2018. Il Pil del quarto trimestre 2018 è sceso dello 0,1% su base congiunturale. L’Istat ha rivisto al rialzo la stima di fine gennaio di -0,2%.
In termini tendenziali, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, la variazione del Prodotto interno lordo è invece nulla. In questo caso la correzione è stata al ribasso (+0,1%).

Si tratta comunque del secondo trimestre consecutivo di calo, che fa seguito al -0,1% del periodo luglio-settembre. Così è confermata la recessione tecnica.
Il 2018 ha lasciato un’eredità negativa sull’economia del 2019. Quindi, la variazione acquisita per il Pil dell’anno in corso, quella che si registrerebbe in caso di variazione nulle per tutti i trimestri, è pari a -0,1%.
Nel quarto trimestre del 2018 sono aumentati su base congiunturale sia i consumi (+0,1%) che gli investimenti fissi lordi (+0,3%).  Invece, la variazione delle scorte ha contribuito negativamente sottraendo 0,4 punti percentuali alla variazione del Pil. Sopra lo zero anche l’apporto della domanda estera netta (+0,2 punti).
Il quarto trimestre del 2018 ha avuto una giornata lavorativa in meno del trimestre precedente e due giornate lavorative in più rispetto al quarto trimestre del 2017. In ogni caso, la stima dei conti economici trimestrali è coerente con quella annuale diffusa il 1° marzo.

Le importazioni e le esportazioni sono cresciute, rispettivamente, dello 0,7% e dell’1,3%.
La domanda interna, al netto delle scorte, ha fornito un contributo positivo per 0,1 punti percentuali alla crescita del Pil: +0,1 punti sia i consumi delle famiglie e delle Istituzioni Sociali Private ISP, sia gli investimenti fissi lordi ed il contributo nullo della spesa delle Amministrazioni Pubbliche (AP). L’Istat ha registrato andamenti congiunturali negativi per il valore aggiunto dell’agricoltura e dell’industria, diminuiti rispettivamente dell’1,1% e dello 0,5%, mentre il valore aggiunto dei servizi è cresciuto dello 0,1%.

Commentando i dati, l’Istat ha segnalato: “La nuova lieve flessione dell’attività, dopo quella del terzo trimestre, avviene in presenza di una dinamica positiva molto moderata di consumi e investimenti, nonché di un andamento favorevole delle esportazioni nette, a cui si è contrapposto l’effetto negativo della contrazione delle scorte. Alla debolezza dell’attività produttiva ha corrisposto un contenuto calo dell’input di lavoro: le ore lavorate sono diminuite dello 0,3% e le unità di lavoro dello 0,1%”.

Insomma, soltanto il premier Conte ha visto un 2019 ‘bellissimo’ per l’Italia. Se guardiamo al resto del mondo, vediamo che i tassi di crescita degli altri paesi sono tutti in diminuzione inclusi Germania e Cina. La congiuntura internazionale presenta evidenti elementi di preoccupazione, mentre la manovra di questo governo non ha adottato validi provvedimenti di contrasto.

Salvatore Rondello

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