martedì, 20 Ottobre, 2020

Ecobonus, green new deal o provvedimento populista?

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Il provvedimento Superbonus 110% certamente risulta essere un provvedimento senza precedenti nella storia repubblicana, nato dalla volontà dei promotori di connubiare, nel settore edilizio, elementi quali la sicurezza, il lavoro e l’ambiente. In aggiunta a quanto già previsto per i nuovi lavori da realizzare la ulteriore possibilità di cedere, addirittura, anche i vecchi bonus aumenta il valore dei beneficiari di tale misura.

 

Certo la storia delle detrazioni fiscali da lavoro straordinario in italia è lunga, iniziando addirittura nel 1996. Tuttavia il provvedimento in questione, sebbene certamente si presenti assai realisticamente come possibile catalizzatore di una ripresa della produzione, risulta doveroso anche di essere sottoposto ad una corretta “analisi economica”, proprio per provare a capirne meglio i risvolti e le particolarita’. Una analisi di qualunque genere inizia sempre con il considerare la ratio del provvedimento che nel caso di specie, al di la’ dei risvolti valoriali trasmessi, risulta essere, inequivocabilmente, focalizzata nella volontà di arginare la assenza di liquidità del sistema permettendo, comunque, una messa in moto del sistema produttivo nazionale sia nell’edilizia che nell’indotto ad essa connesso. In un prospettiva di new green economy anche gli interventi atti a dimezzare il costo delle utenze luce e gas, puntando sul fotovoltaico e sul combustibile elettrico per le auto, risultano corroborare la ratio centrale con un connubio di valori da tutelare e promuovere in maniera decisa. innegabile, Infatti, è che il nuovo sistema argina i divieti imposti dai trattati europei in materia che prevedevano un massimo di due passaggi di credito tra le parti, escludendo categoricamente le banche, e passando ad un sistema con cessioni creditorie illimitate al punto da creare un vero e proprio sistema economico basato sulle cessioni dei crediti. In un contesto come quello italiano con 14 milioni di unità immobiliari, di cui 1 milione di condomini, un sistema che prevede per le ditte l’azzerare il credito, usufruendo di un beneficio del 100%, in sede di cessione alla banca, certamente risulta allettante e iniettante fiducia nei risvolti positivi del provvedimento.

 

Certo la liquidità messa nel sistema dal recovery found renderà possibile il tutto ancor prima ed ancor più di quanto la variabile di fiducia e di innovazione del sistema non potesse fare. Un primo dubbio che sovviene riguarda, pero’, la circostanza se nella realtà pratica la presenza di un intermediario potrà essere fatta solo in presenza di investimenti importanti da acquisire e liquidare come credito. Il dubbio sorge soprattutto sul fatto che i grossi gruppi societari intermediari non prediliggeranno soltanto i grossi crediti a discapito dei crediti maturati ad esempio in condomini di poche decine di unità immobiliari. Un ulteriore dubbio nasce, poi, dalla fumosità in alcune parti del testo del provvedimento. Certo la circostanza che l’istituto dell’interpello renderà più agevole l’interpretazione della norma da un lato sopisce i dubbi ma dall’altro credo ne faccia sorgere altri dovuti proprio al tradizionale macchinoso rapporto tra il cittadino e la pubblica amministrazione. Dal punto di vista, poi, proprio di una analisi più specificatamente economica mi chiedo, invece, se l’estendere gli stessi benefici fiscali e non, indipendentemente dal reddito personale, sia stata una corretta modalità di distribuzione dei benefici tra i cittadini. A questo si aggiunge anche l’aspetto di dubbio dovuto alla variabile del controllo della pubblica amministrazione rappresentato dalla circostanza che l’agenzia delle entrate possa effettuare controlli addirittura entro i 10 anni successivi.

 

Certo il green new deal si basa su logiche esegetiche di intervento pubblico nell’economia che partono, nel caso di specie, dal riconoscere la possibilità di effettuare un investimento utilizzando semplicemente un proprio credito, permettendo al settore edilizio di fare da volano visto che, dati alla mano, lo stesso risulta fermo dal 2008. Certo detassare il costo del lavoro in edilizia sarebbe stato forse un utile intervento complementare al provvedimento vista la situazione. Mi domando però se una logica che parte dall’assunto della prevalenza di circolazione di una moneta virtuale complementare, figlia del sistema della circolarità degli assegni, risulti essere corretta ed adeguata alla luce anche delle esperienze avutesi nel sistema dei mutui subprime e delle conseguenti bolle che un sistema virtuale endemicamente riporta. Il provvedimento risulta, ovviamente, non perfetto ma perfettibile tramite emendamenti vari con lo stato che pone una attività di finanziamento indiretto per incentivare il lavoro. In ultimo ed in sintesi mi chiedo, quindi, se siamo di fronte ad un provvedimento equo o a un provvedimento giusto. Endemicamente l’applicazione dei benefici si dovrà scontrare con variabili quali la presenza di amianto da smaltire, ancora oggi a costi elevati, i tempi della burocrazia e la presenza degli abusi edilizi nelle costruzioni. Provare a cambiare la cultura verso l’edilizia risulta certamente fondamentale in un sistema economico sostenibile come parimente sarebbe stato fondamentale, pero’, porre in essere anche delle misure complementari per arginare gli errori pregressi. Il sistema con un endemico abusivismo renderà inutilizzabile la misura per molti immobili, nonostante il margine di tolleranza manifestato verso alcuni fenomeni di “minore abusivismo”. La domanda che, quindi, anche qui ci poniamo risulta essere quella classica all’italiana e cioè se sarebbe stata più giusta una sanatoria che permetteva l’allagamento della platea dei beneficiari o se è stata più giusta una limitazione atta a manifestare il beneficio negativo del contravvenire alla norma dello stato. Forse la liquidità del recovery fund eviterà la bolla e certamente la tolleranza del 3% sui piccoli abusi risulterà essere rivista in quanto figlia di una forza di necessita’ che permetterà di estendere la platea dei benefici fiscali in termini di monetarizzazione.

 

Tuttavia rimane dubbio se il provvedimento sia equo ma non uguale e se sia corretto che l’abusivismo di un singolo precluda, addirittura, un intero condominio. Anche la legge 90 del 2013 era una disposizione in materia di coesione sociale ma, purtroppo, non ha generato quella spinta che in molti si aspettavano. La domanda, pertanto, rimane se la sanatoria generale con la diffusione capillare del beneficio economico, per quanto riduttiva della funzione educativa della pena, in termini di convenienza economica, avrebbe portato una utilità marginale più elevata futura per la collettività necessaria a fungere da catalizzatore del vero new deal economico. Diminuire la credibilità di un sistema sanzionatorio in vista di un beneficio economico maggiore futuro o ridurre il beneficio economico futuro maggiore per preservare il ruolo dello stato di garante dell’ordine costituito? In genere la tempistica di realizzazione di una rivoluzione e’ di 10 anni, sempre che la rivoluzione non sia declamata ma non realizzata, e se la rivoluzione non si realizzasse allora quanto sarebbe costato allo stato la perdita di credibilità a fronte di una proiezione economica rivelatasi alla fine vana? Purtroppo oggi e’ l’economia che detta le regole anche in deroga ai poteri sanzionatori. Tradizionalmente le masse sono portate a scegliere il bene minore per tutti, il massimo dei minimi. Comunque andrà il superbonus rimarrà sempre un provvedimento utile anche se forse ingiusto dove il “ricco” ed il “povero” avranno gli stessi benefici a fronte di condizioni di partenza diverse che ne modificheranno la percezione e la rilevanza. Ma la politica in termini economici spesso e’ l’arte del fare “equo” non del fare “giusto” specie quando lo stato di necessità detta l’agenda dello stato…e oggi più che mai è necessario fare qualcosa per ridare fiducia e speranza al tessuto economico nazionale… qualunque cosa.

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