mercoledì, 24 Febbraio, 2021
Direttore Responsabile Mauro Del Bue

Economia, ambiente (amianto), salute e diritto penale

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Economia, amianto, salute e il ruolo del diritto penale: questi i temi della quindicesima puntata di ONA TV, presentata dal Dott. Massimo Maria Amorosini, giornalista e conduttore televisivo, e tra gli ospiti, anche il Prof. Avv. Angelo Alessandro Sammarco (Professore associato dell’Università degli Studi di Salerno, e Componente del Comitato Tecnico Scientifico dell’ONA). È intervenuto anche il Prof. Franco Colombo, Presidente Filasc.
Nel corso della trasmissione, tutti abbiamo ribadito la necessaria circolarità e interdipendenza dell’economia, dell’ambiente e salute, che presuppongono uno sviluppo sostenibile.
La drammatica realtà del Covid-19 ha dimostrato che senza tutela dell’ambiente, ed anzi, con politiche scriteriate, si determinano i presupposti per il disastro economico e per la morte economica, oltre che fisica e sociale del mondo intero.
La scarsa qualità dell’aria, dell’acqua e del suolo, in termini di salubrità, ha inciso fortemente, in questi decenni, nel moltiplicare paurosamente il numero dei casi di neoplasia, in particolare quelli del polmone, piuttosto che quelli del mesotelioma. Non solo l’amianto, ma anche le polveri sottili, queste ultime responsabili anche di patologie cardiache e cardiovascolari.
Gli appelli dell’ONA, nella tutela dell’ambiente, in chiave preventiva, secondo criteri di precauzione, codificati nel diritto interno e nei trattati europei, rimasti inascoltati, ritornano attuali con riferimento all’emergenza Covid-19.
L’ONA TV, la televisione dell’ONA si è occupata di questo tema. L’economia italiana sta vivendo un periodo di forte tensione, dovuta anche alla incapacità della classe politica di avere una visione che tracci un ponte verso il futuro, piuttosto che riproporre vecchi schemi dell’assistenzialismo, a pioggia, dal reddito di cittadinanza, al sostegno di imprese decotte, e financo a partecipare di nuovo ad altre come l’ILVA di Taranto che continuano ancora oggi a riversare nell’acqua, nell’aria e nel suolo, tonnellate di contaminanti.
Perfino il latte materno è contaminato, e ingerito dai neonati, molte volte vittime loro stesse immediatamente, o in tenerissima età, di patologie mortali.
In questo contesto, anche gli attuali programmi e progetti del Governo Conte, sembrano avere ignorato il tema amianto, ovvero la necessità di una programmazione coerente che permetta e migliori l’utilizzo dei fondi pubblici, che ci derivano dai finanziamenti europei. La paventata costituzione di una task force, con manager esterni, è ormai un’idea tramontata, oltre che essere illegittima, con riferimento al ruolo del CIPE (legge 48 del 27.02.1967), che è il Comitato interministeriale per la programmazione economica e che è l’organo deputato alla gestione anche dei Fondi Europei in arrivo.
Ho evidenziato criticità con riferimento alle vittime dell’amianto, per la carenza di un protocollo specifico in ordine al rischio Covid-19. In più, la più alta intensità di industrializzazione, e di presenza di polveri sottili, e di fibre di amianto, in alcune zone della Lombardia, come nel resto del nord Italia, ha inciso significativamente anche sulla maggiore morbilità di coloro che sono stati colpiti dal Covid-19 e che perciò sono deceduti.
L’organo bersaglio del Covid-19, piuttosto che delle fibre di amianto, è proprio il polmone e il resto dell’apparato respiratorio, ecco perché la più alta presenza e densità di polveri sottili e inquinanti, che ledono le capacità respiratorie, piuttosto che quelle cardiovascolari, e cardiocircolatorie, ha inciso determinando un alto numero di decessi della pandemia.
Ho più volte ribadito, come avvocato ambientalista, oltre che come Presidente dell’ONA, che la classe politica deve riacquisire quella sobrietà e attenzione alla realtà, e quella competenza, e la visione di insieme e programmazione verso il futuro, che è indispensabile per poter affrontare e risolvere i problemi sul tappeto.
La tutela ambientale e della salute nei luoghi di vita e di lavoro, non può essere demandata a norme del codice penale, molte delle quali, peraltro, formulate ancora negli anni ’30, ovvero in periodi nei quali anche gli stessi reati colposi, come l’omicidio, erano circoscritti ad ipotesi residuali.
L’attuale realtà, nel corso della quale le contaminazioni di intere aree di interi territori, come quello dell’ILVA di Taranto, sono destinati a permanere per centinaia di anni, e quindi a distruggere la vita e dignità di decine di migliaia di esseri umani, impone una nuova visione, moderna, del diritto penale.
Quest’ultimo deve essere ispirato ad un principio che rispetti il caposaldo della responsabilità penale personale, con specificità della determinazione normativa dell’evento che configura, con il profilo psicologico, il reato colposo, ma al tempo stesso, preservi l’ambiente e la salute rispetto ad effetti irretrattabili e irreversibili della violazione di norme civili e penali.
Per questo motivo, l’evento potrà essere di pericolo, ovvero considerare quest’ultimo, già evento, così coniugando il principio di legalità e di tassatività della fattispecie penale incriminatrice, con quello di tutela dei beni costituzionali, che legittimano la repressione penale delle condotte tese a mettere in pericolo questi beni essenziali.
Tuttavia, è fondamentale, sotto questo punto di vista, la cultura e in particolare la cultura della legalità, della tutela dell’ambiente e della salute, rispetto alle quali le norme penali si attagliano nella repressione di condotte isolate, coadiuvate da una efficace azione interdittiva in ambito amministrativo.
La depenalizzazione dei reati bagatellari, la più incisiva azione contro le mafie e la criminalità organizzata, l’efficace azione interdittiva amministrativa, quindi con delle sanzioni pecuniarie, nuove forme di reati di pericolo, l’armonizzazione della L. 68/2015, rispetto a profili di carenza e di errata formulazione tecnica, e misure di velocizzazione del processo penale, al netto della riforma della prescrizione, sono capisaldi sui quali l’ONA agisce in modo incisivo, anche attraverso il Comitato Tecnico Scientifico.
Il Covid–19 incide maggiormente su chi ha patologie pregresse, ma maggiormente sulle persone esposte ad amianto perché hanno già una debolezza intrinseca, dovuta a delle infiammazioni, che le fibre di amianto provocano, e anche delle difficoltà respiratorie, quindi il cancro non è altro che la conseguenza dell’infiammazione, che determina un maggiore afflusso di ossigeno e di zuccheri, che alimentano la massa tumorale, e le fibre di amianto hanno una capacità lesiva del DNA cellulare. Quindi, talvolta, anche l’adozione di mezzi di prevenzione tecnica e protezione individuale, può non essere sufficiente se l’ambiente è saturo di inquinamento, poiché si può ridurre il rischio ma non annullarlo.
Nel corso della trasmissione, il Prof. Angelo Alessandro Sammarco, componente del Comitato Tecnico Scientifico dell’ONA, ha reso una panoramica circa la penale responsabilità, che è caratterizzata dalla personalità della condotta. Nel contesto degli eco-reati, si tratta di una categoria di reati c.d. di pericolo, nei quali l’evento non si è ancora verificato, ma si collocano a presidio del bene giuridico protetto, nel caso dell’ambiente. Ed infatti, l’inquinamento ambientale potrebbe non produrre nell’immediatezza alcun danno, proprio perché si tratta di patologie lungolatenti. In più un inquinamento generalizzato, e quindi la conseguente morte di migliaia di persone, si pensi a decessi per l’inquinamento urbano, molto difficilmente possono essere ascritti con riferimento a precise responsabilità in ambito penale, che impone il rigore del principio della certezza, oltre ogni ragionevole dubbio, con riferimento alla persona responsabile.
In questo contesto, le tesi che abbiamo sempre sostenuto, hanno trovato un autorevole riscontro, con l’ipotesi di soglia di imponibilità che arretra al “pericolo di un pericolo di lesione”, con graduazione.
In linea di massima rendere penalmente rilevanti anche la messa in pericolo del bene salute, via via con graduazioni progressive, e capacità interdittiva cautelare: intervenire prima che il disastro si sia verificato, interdicendo le condotte, che non sono prive di evento, perché l’evento si identifica nel pericolo, perché gli effetti sarebbero poi irretrattabili.
Quello che è fondamentale è bilanciare la tutela dell’innocente, ovvero la tutela della persona, rispetto a sanzioni penali, e quindi le relative garanzie costituzionali, con l’esigenza di proteggere l’ambiente e la salute, e la vita delle generazioni attuali e future.
Quindi, si prospetta l’ipotesi di una progressione nella graduazione delle ipotesi di fattispecie penali incriminatrici, che sono già contemplate nel nostro Codice, anche ove si tenga conto che sono previste le contravvenzioni e i delitti, e così via, e anche la possibilità dell’oblazione, prevista già da epoca risalente nel nostro sistema penale.
In questo modo si potrebbe proteggere efficacemente la salute, ed evitare quegli eventi di danno, anche della persona, fino alla morte di migliaia di esseri umani, che determinerebbero per il responsabile delle conseguenze imponenti, se non altro a livello economico per l’obbligo di risarcimento del danno.
Il Prof. Franco Colombo ha auspicato che la classe politica programmi l’utilizzo delle risorse europee, favorendo l’ammodernamento delle infrastrutture, la semplificazione burocratica e normativa, la digitalizzazione, e un sistema di sostegno alle imprese che favorisca quelle produttive e che siano ecocompatibili, rispetto a forme di assistenzialismo a pioggia, e impiego delle risorse addirittura in partecipazioni pubbliche in imprese spesso inquinanti.
In sostanza, Colombo ha tracciato una sintesi dell’attuale situazione economico-imprenditoriale, anche con riferimento al fenomeno repressivo generato dalla pandemia, che vede il sistema economico italiano al rischio “collasso”.

 

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