sabato, 31 Ottobre, 2020

Libia al centro dell’attenzione. Rischio escalation Egitto Turchia

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La Libia resta al centro dell’attenzione nel Mediterraneo, con il rischio di una escalation militare tra Egitto e Turchia che potrebbe diventare una nuova guerra sul suolo libico. L’Italia, intanto, ritrova un ruolo di mediatore. Su iniziativa italiana si è svolta una riunione a livello tecnico tra Italia, Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Egitto, Emirati Arabi Uniti e Germania, con l’obiettivo di rafforzare il coordinamento tra alcuni dei Paesi più coinvolti nella questione libica.

Secondo alcune fonti diplomatiche, l’incontro è stato dedicato soprattutto alla questione del perdurante blocco della produzione petrolifera in Libia, su cui è intervenuto il presidente della National Oil Corporation libica, Mustafa Sanalla. Grazie anche alla partecipazione di Stephanie Williams (Usa), che dallo scorso marzo guida la missione Unsmil in Libia, le parti hanno affrontato gli aspetti di sicurezza, economici e politici della crisi libica, con riferimento agli sviluppi più recenti.
Purtroppo la tensione tra gli attori in campo continua a salire. Il giorno dopo il via libera da parte del Parlamento egiziano all’eventuale intervento in Libia in difesa del maresciallo Khalifa Haftar, è arrivato puntuale il commento di Recep Tayyip Erdogan, principale sostenitore del Governo di accordo nazionale libico di Tripoli. Il capo di Stato turco ha avvertito: “Abbiamo costretto i golpisti a ritirarsi dalla capitale. Stiamo seguendo alcuni sviluppi recenti, nessuno faccia azioni sconsiderate, anche perché non lo permetteremo”. Naturalmente, il riferimento è rivolto all’eventuale intervento egiziano in Libia.
Il ministro degli Esteri di Ankara, Mevlut Cavusoglu, non è stato da meno: “Tutti coloro che hanno preferito la via delle armi in Libia sono stati sconfitti sul campo. L’unica via per la crisi libica è quella che passa per una soluzione politica”.

Negli ultimi giorni l’Egitto, guidato dal generale Abdel Fattah al Sisi, si è fatto avanti con decisione verso un possibile coinvolgimento diretto in una guerra per difendere Sirte e la Cirenaica, la parte orientale del Paese controllata da Haftar. La prima apertura all’ipotesi è arrivata dal Parlamento di Tobruk, l’organo legislativo dell’Est, che si è detto favorevole all’intervento in caso di minaccia. Sono seguiti il benestare dei capi tribù, sempre dell’Est, e infine del Parlamento del Cairo. Nella giornata di ieri, al-Sisi è stato impegnato in alcune telefonate con il presidente americano, Donald Trump, e il presidente francese, Emmanuel Macron, entrambi considerati vicini ad Haftar.

 

Intanto non si sono fatte attendere le reazioni internazionali. Il portavoce del segretario generale delle Nazioni Unite, Stéphane Dujarric ha affermato: “La decisione del parlamento egiziano di incaricare il presidente Abdel Fatah al Sisi di inviare truppe oltreconfine, è fonte di grande preoccupazione”.
Chiedendo di non aggiungere benzina sul fuoco, Dujarric ha aggiunto: “L’Algeria sta compiendo sforzi positivi per sollecitare le parti libiche a porre fine alla violenza e a riprendere il processo politico sotto gli auspici delle Nazioni Unite”.
L’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’Ue, Josep Borrell, invitando gli attori in Libia a contribuire agli sforzi per allentare le tensioni, ha detto: “Le minacce di ricorrere a un intervento militare sono pericolose, aggravano ulteriormente lo scontro tra le parti in Libia e porterà ulteriore escalation della tensione. L’unica risposta responsabile nell’interesse della Libia, dei libici e dell’intera regione è aumentare gli sforzi collettivi verso una soluzione politica negoziata. Tutti abbiamo preso forti impegni nel quadro del processo di Berlino guidato dall’Onu in Libia. È giunto il momento di tradurli in azioni concrete e porre fine alle interferenze straniere in Libia”.

L’Alto Rappresentante europeo ha concluso: “L’Unione europea continuerà a discutere con tutte le parti interessate internazionali, regionali e libiche per incoraggiarle a tornare allo spirito di compromesso di Berlino e ai negoziati politici che dovrebbero aprire la strada a una transizione in Libia, che è l’unica opzione per portare stabilità e pace per il popolo libico”.
Anche l’Arabia Saudita ha ribadito il suo sostegno agli sforzi internazionali volti a trovare una soluzione politica al conflitto in Libia, concentrandosi sulla sicurezza dei territori libici e ponendo fine alle interferenze straniere negli affari del Paese nordafricano. Riad ha inoltre espresso il proprio sostegno alla cosiddetta Dichiarazione del Cairo che: “Ha cercato di raggiungere una soluzione politica, un cessate il fuoco e uno spargimento di sangue, chiedendo a tutte le parti libiche di cooperare per trovare una soluzione accettabile e un accordo politico che ripristini la sicurezza e la stabilità in Libia”.

Intanto, il ministro dell’Interno del Governo di accordo nazionale della Libia (Gna), Fathi Bashaga, avrebbe cancellato un tweet di presunte minacce pubblicato ieri riguardo allo scontro con l’Egitto. Bashaga aveva attaccato la decisione del parlamento egiziano di inviare forze in Libia, ma ha cancellato il tweet dopo alcune ore. Nel post eliminato, che il sito libico al Marsad vicino a Khalifa Haftar ha pubblicato, Bashaga avrebbe minacciato di combattere l’esercito egiziano affermando: “Consideriamo qualsiasi forza all’interno dei nostri confini come forze ostili e annunciamo che non esiteremo a difendere la sovranità, la sicurezza e la libertà della nostra nazione”.
Il pericolo di un inasprimento dell’azione di guerra in Libia, per il momento sembrerebbe allontanato in attesa di sviluppi futuri. Non sarà certamente facile trovare una soluzione politica con la presenza sul suolo libico di Haftar e al-Serraj che hanno diviso la Libia in due zone, l’una contro l’altra armata.

Salvatore Rondello

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