domenica, 15 Settembre, 2019

CAPITOMBOLO GRILLINO

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Chissà se i 5 Stelle avevano previsto un capitombolo così grosso. Fatto sta che le elezioni regionali in Abruzzo hanno confermato quanto i sondaggi vanno dicendo da mesi: è la Lega a farla da padrone. Prima solo a parole, adesso anche con il sigillo del voto popolare. Matteo Salvini esce parecchio rafforzato dalla tornata elettorale. Il Carroccio raddoppia i consensi rispetto alle politiche di undici mesi fa, passando dal 14 al 27 per cento. Presto il leader leghista potrebbe passare all’incasso chiedendo ai grillini un rimpasto di governo. Il diretto interessato (per ora) smentisce.

Quel che è certo che i rapporti di forza all’interno della maggioranza cominciano a modificarsi. I consensi del Movimento 5 Stelle sono calati vistosamente. In Abruzzo i grillini sono passati dal 40 per cento al 20. Una flessione importante, considerato anche l’impegno profuso dai big in campagna elettorale. Di Maio, Di Battista e Taverna non sono bastati per tirare la volata a Sara Marcozzi. Neanche il reddito di cittadinanza, sbandierato ai quattro venti con ogni mezzo comunicativo, ha fatto breccia nel cuore degli abruzzesi. “Certamente c’è un po’ di delusione” ha ammesso Toninelli. La sconfitta, poi, ha dato spazio alla minoranza grillina. “Spostarsi a destra non paga. Abbiamo lasciato troppo spazio a Salvini, alle sue modalità comunicative. E gli elettori hanno scelto l’originale” le parole di Elena Fattori, senatrice 5 Stelle vicina a Roberto Fico.

A destra, invece, la resa dei conti è a un passo. Il voto moderato si è affievolito sempre di più e ha preso definitivamente quota l’asse sovranista Salvini-Meloni. Forza Italia ha chiuso le elezioni in Abruzzo al 10 per cento (cinque punti in meno delle politiche). Con la Lega al 27 e Fratelli d’Italia al 7 per cento. Il partito di Berlusconi è ai minimi storici anche qui. E alle elezioni europee Salvini potrebbe drenare altri consensi al partito azzurro. Il centrodestra è quindi diventato a trazione leghista. In Abruzzo da ieri notte, presto lo sarà anche nel resto d’Italia.

A rialzare la testa è stato il centrosinistra, che dalle regionali sembra aver tratto vantaggio. L’anno scorso tutta la coalizione era al 17 per cento, oggi si ritrova al 30. Un buon risultato che fa ben sperare per il futuro. L’operazione Legnini ha dimostrato come la costruzione di una casa progressista e riformista, alternativa al populismo, sia l’unica strada percorribile. Il Partito Democratico ha bisogno di alleati. E secondo il leader del Psi Riccardo Nencini “il solo Pd non è sufficiente né a creare un argine né a costruire la sinistra di domani. L’Italia s’incammina verso una stagione da uomo solo al comando. Che fare? Unire le forze riformiste, civiche ed europeiste”. D’accordo anche Nicola Zingaretti, favorito per la poltrona di segretario dem. Secondo il governatore del Lazio l’obiettivo deve essere “radicare socialmente e culturalmente e con una proposta di governo le nostre forze, allargare e costruire un nuovo centrosinistra che con maggiore empatia rispetto al Paese si riproponga come una alternativa”. Vedremo se alle parole seguiranno i fatti.

Francesco Glorialanza

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