martedì, 22 Ottobre, 2019

Elezioni Europee: in Spagna e Portogallo trionfano i Socialisti

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Le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo hanno visto un’avanzata delle forze nazionaliste ed euroscettiche. Tuttavia, l’operazione politica non può dirsi riuscita perché nella prossima assemblea di Strasburgo la maggioranza dei seggi rimane, saldamente, in mano alle forze europeiste.
Guardando ai risultati delle forze pro-Europa, in ogni singolo paese, si può notare una tenuta delle forze del popolarismo europeo e una sconfitta per i partiti d’ispirazione socialista.
In un quadro così negativo, emergono alcune “isole politiche” nelle quali vi è stata la netta vittoria della sinistra del PES.
Mi riferisco al dato della Spagna, del Portogallo e in misura minore ai risultati nei Paesi Bassi, in Svezia e a Malta.
I cittadini spagnoli sono stati chiamati alle urne per una giornata elettorale molto intensa: si votava per le Europee, ma anche per il rinnovo di dodici parlamenti regionali e di migliaia di comuni. Il Psoe sfruttando l’onda lunga delle elezioni politiche, vinte lo scorso mese, ha ulteriormente migliorato i propri numeri.
Il partito guidato da Pedro Sanchez ha ottenuto il 32,8% dei consensi (20 seggi all’Europarlamento, + 4% rispetto alle elezioni di aprile), staccando di 12 punti il Partido Popular, fermatosi al 20,1%. Seguono al terzo posto i libdem di Ciudadanos con il 12,2%, mentre conferma il risultato delle politiche, la sinistra radicale di Podemos (10%).
Il partito di estrema destra Vox registra un arretramento significativo, dal 10% di un mese fa al 6,2% di ieri, pari a 3 seggi.
Gli indipendentisti catalani di Junts ottengono il 4,6% nazionale ed eleggono Oriol Junqueras, incarcerato a Madrid in seguito al fallimentare tentativo di secessione nel 2017 e Carles Puidgemont, ex presidente della Catalogna, rifugiatosi in Belgio.
Quest’ultimo vive un destino politico davvero incerto: se la magistratura spagnola dovesse confermare la condanna per i reati di ribellione, sedizione e malversazione, dovrà lasciare il suo seggio. Infatti, i parlamentari europei godono di immunità, ma solamente nell’esercizio delle proprie funzioni di eurodeputati, mentre i capi di accusa contestati a Puigdemont sono precedenti all’elezione di ieri.
Guardando alla penisola iberica emerge anche il netto successo della sinistra democratica in Portogallo.
Il Partito Socialista del premier Antonio Costa è saldamente in testa con il 33,4% dei consensi, seguito dalla coalizione di centro-destra al 21,9%. Ottengono un risultato significativo anche gli alleati del governo progressista: il Bloco de Esquerda (BE) raccoglie il 9,8% dei suffragi, mentre la Coalizione democratica (Cdu) che comprende comunisti, Verdi e altri raggruppamenti di sinistra, ha raggiunto il 6,9%.
In Portogallo, a differenza degli altri Stati dell’Unione Europea, non hanno attecchito movimenti nazionalisti dal notevole consenso. Durante la campagna elettorale, il dibattito politico si è incentrato sulle questioni economiche, quali stato sociale, infrastrutture e investimenti, mentre si è dato poco spazio ai temi dell’immigrazione e della sicurezza.
Dunque, il piccolo Stato protagonista della rivoluzione dei garofani nel 1974, è uno dei pochi Paesi europei senza una forte componente di estrema destra e a tutti gli effetti, il voto di ieri ha rappresentato una prova generale in vista delle elezioni parlamentari previste per il 6 ottobre.
L’affermazione dei Partiti Socialisti nella penisola iberica costituisce una boccata d’ossigeno per la famiglia socialista e democratica, nello stesso tempo, rappresenta un argine al fronte anti-europeista che nel complessivo non è riuscito a sfondare, ad eccezione dell’Italia, dove la Lega è il primo partito e forza di governo.
Di fronte alla crisi delle socialdemocrazie in paesi importanti quali Germania e Francia, Pedro Sanchez e Antonio Costa, insieme al leader laburista olandese Frans Timmermans (candidato alla carica di presidente della Commissione europea) rappresentano la possibilità concreta di una netta inversione di tendenza.
Un segnale che, in sede di trattative per la nomina dei membri della prossima Commissione Europea, possa permettere di piazzare un autorevole esponente socialista, possibilmente proprio Timmermans, alla guida dell’esecutivo dell’Unione Europea.

Paolo D’Aleo

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