lunedì, 26 Agosto, 2019

Elezioni in Israele: si conferma Netanyahu

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Martedì scorso si sono tenute le elezioni parlamentari in Israele che hanno confermato la maggioranza dei seggi, nella Knesset, alla coalizione di destra guidata dal Primo ministro uscente, Benjamin Netanyahu.

Con lo scrutinio dei voti definitivamente concluso, il Likud (il partito di destra di Netanyahu) è in vantaggio sul principale avversario, la lista di centro Blu e Bianco, guidata dall’ex capo di stato maggiore, Benny Gantz.
Il Likud ha raccolto il 26,47% delle preferenze, quasi quattro milioni di voti, mentre il movimento Blu e Bianco si è fermato poco al di sotto, ottenendo il 26,11% dei consensi.
Visto il risultato di sostanziale parità, con il sistema proporzionale (con un unico collegio nazionale) in vigore in Israele, entrambe le formazioni politiche possono contare su 35 seggi.
Tuttavia, il Premier uscente gode della maggioranza al Parlamento di Gerusalemme, grazie al risultato ottenuto dalla sua coalizione, 65 seggi su 120. Di contro, sono 56 i seggi attribuiti alla possibile alleanza di centrosinistra guidata da Gantz.
Nel campo delle forze progressiste si registra un generale arretramento: il Partito Laburista ha toccato il minimo storico nei consensi, il 5%, ottenendo soltanto 6 seggi; stessa situazione per Meretz e per le formazioni della minoranza arabo-israeliana.
Questi dati negativi della sinistra chiudono la porta all’alternanza di governo e si allontana la fine della lunga stagione degli esecutivi guidati da partiti conservatori e ortodossi.
La futura maggioranza, come la precedente, dovrebbe poter contare accanto al Likud sul sostegno decisivo dei partiti della destra religiosa e laica, oltre che su quello della formazione estremista, Yisrael Beitenu.
Proprio il leader di quest’ultima formazione, il falco Avigdor Lieberman, il cui partito “Israele casa nostra” ha guadagnato 5 seggi, ha annunciato che chiederà al presidente Reuven Rivlin l’affidamento dell’incarico a Netanyahu. Nello stesso modo si sono espressi i partiti religiosi Torah unita e Shas (8 seggi per entrambi).
Con questi risultati elettorali, Benjamin Netanyahu, si avvia al quinto mandato da Premier e diverrebbe il Primo Ministro più longevo nella giovane vita dello stato d’Israele. Si tratterebbe di un record che gli farebbe superare quello detenuto dal “padre della patria”, David Ben Gurion.
È molto probabile che il presidente della Repubblica, Reuven Rivlin, affidi l’incarico di formare un governo a Netanyahu, che avrà a disposizione sei settimane per avviare e concludere le trattative con i potenziali alleati.
Una curiosità: sembra che Netanyahu voglia svolgere le consultazioni in diretta, richiamandosi forse ai grillini del 2013, per promuovere una presunta maggiore trasparenza.
In realtà il Primo ministro uscente ha davanti a sé due possibilità: riproporre un governo di destra o, in alternativa (ma è già stata esclusa in diverse dichiarazioni pubbliche) un’alleanza tra il Likud e Blu-Bianco, in una sorta di grande coalizione.
La vittoria di Netanyahu vede anche materializzarsi diverse ombre. Il voto non è stato omogeneo in tutto il territorio nazionale; a Gerusalemme il Likud ha ottenuto quasi il 25 per cento e con gli alleati ha ottenuto quasi l’80 per cento dei consensi. Il partito Blu-Bianco non è andato oltre il 12 per cento. Viceversa, a Tel Aviv, Gantz ha raccolto quasi la metà dei voti e assieme alle liste di sinistra ha raggiunto il 65 per cento dei consensi. Il Likud, a Tel Aviv, non supera il 19 per cento.
Nel Neghev, a Beer Sheva, le destre hanno ottenuto una vittoria significativa (77 per cento), lasciando a Blu e Bianco solo il 17 per cento dei consensi. Mentre ad Haifa, una città con una storia proletaria e di sinistra, si è avuto un pareggio fra le due coalizioni (49% ad entrambe).
Questi dati dimostrano come Tel Aviv e Gerusalemme esprimono società e idee sul futuro molto diverse tra di loro. Pesano le profonde divisioni rispetto ai temi della sicurezza di Israele, nel rapporto con i palestinesi e nel giudizio sui territori occupati. Così come incidono le problematiche concernenti la situazione economica e sociale che vivono quotidianamente i cittadini.
Inoltre, non va dimenticata la vicenda giudiziaria che ha coinvolto il Primo Ministro uscente, indagato dal procuratore generale d’Israele, Avichai Mandelbilt, per tre casi di corruzione, abuso di fiducia e frode. Una bomba pronta ad esplodere che potrebbe rappresentare un vero e proprio tsunami politico.
Nella notte dello spoglio, davanti ai suoi sostenitori riuniti a Tel Aviv, Benyamin Netanyahu, ha dichiarato: “Sono molto emozionato. Questa è la notte di una vittoria immensa. Sia ringraziato il Cielo che siamo giunti a tanto. La nostra è stata una vittoria che non si poteva nemmeno immaginare. Il popolo di Israele mi ha confermato la fiducia per la quinta volta”.
Non sono mancati i ringraziamenti a Trump, dopo che il presidente americano si era complimentato con il primo ministro israeliano al telefono. “Netanyahu – afferma l’ufficio del primo ministro in una nota – ha ringraziato Trump per il forte sostegno a Israele. I due leader continueranno a lavorare insieme per il bene dei due paesi”.
Negativa la reazione dell’Olp che con il proprio esponente, Hanan Ashrawi, ha mostrato la delusione palestinese per il risultato elettorale: “Purtroppo gli israeliani hanno in maggioranza votato per candidati impegnati ad arroccarsi nello status quo di oppressione, occupazione, annessione ed esproprio in Palestina. L’agenda estremistica e militaristica, guidata da Netanyahu, è stata incoraggiata dalle politiche sconsiderate e dal cieco sostegno dell’amministrazione Trump in un’alleanza cinica”.

Paolo D’Aleo

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