lunedì, 14 Ottobre, 2019

Elezioni in Israele, vince l’ingovernabilità

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Ripetute dopo 5 mesi le elezioni politiche di martedì 17 settembre in Israele hanno ottenuto lo stesso risultato: l’ingovernabilità. Né la coalizione di destra capeggiata dal Likud di Netanyahu, nè quella di centro sinistra, guidata da Blu e Bianco di Gantz hanno ottenuto la maggioranza dei 61 seggi della Knesset, il Parlamento, utili per formare un Governo. Ma sicuramente il verdetto ulteriormente significativo uscito dalle urne è che probabilmente è terminata l’era di Benjamin Netanyahu.

Il Premier uscente , tra l’altro inquisito per accuse di frode e corruzione, si era giocato tutto in queste ultime settimane di campagna elettorale con una serie di mosse, sul piano interno e internazionale, con cui aveva cercato di riguadagnare la fiducia degli elettori. Prima aveva dichiarato che, in caso di vittoria, avrebbe annesso a Israele i territori della valle del Giordano occupati dai coloni, cercando di ottenere consensi all’estrema destra ma causando la pronta reazione dei palestinesi e dei Paesi arabi. Poi si era recato in visita a Putin cercando la benevolenza elettorale degli israeliani d origine russa che costituiscono il 30% del corpo elettorale. Aveva anche assicurato di mantenere l’appoggio del Presidente americano Trump, da tempo suo sostenitore, anche se le ultime notizie di stampa su presunte interferenze dei servizi segreti israeliani sul Governo Usa avevano creato non poco imbarazzo in queste relazioni. Il voto ha permesso di individuare due elementi che potrebbero essere decisivi nelle trattative che già si sono aperte tra i partiti e che vedranno impegnato, nei prossimi giorni il Presidente della Repubblica Reuven Rivlin. Il primo è il peso del partito ultranazionalista russofono di Lieberman che ha proposto un Governo di unità nazionale comprendente tutti i partiti, compreso il Likud ma senza la presenza di Netanyahu, suo acerrimo nemico. Il secondo è il successo della Lista unita degli arabi israeliani, che con il suo orientamento potrebbe essere determinante a far pendere la bilancia verso una delle due coalizioni, successo determinato anche da una massiccia presenza al voto di questo elettorato nella già buona affluenza generale. Saranno, i prossimi, giorni intensi a Tel Aviv sotto lo sguardo preoccupato dell’Europa che vede con interesse il progressivo avvicinamento di Israele ma che ribadisce la necessità di trovare finalmente una soluzione condivisa per il problema dello Stato palestinese che continua a generare conflitti, tensioni e vittime rappresentando una vera polveriera negli equilibri internazionali.

Alessandro Perelli

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