martedì, 21 Maggio, 2019

Elezioni in Macedonia, il peso dell’incertezza

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C’era molta attesa per il risultato del primo turno delle elezioni del nuovo presidente della Macedonia del nord. Queste elezioni erano le prime dopo la ratifica dell’accordo di Prespa (lago situato al confine con la Grecia), dove nel giugno 2018 i due premier Tsipras e Zaev avevano firmato la storica intesa sul nome della repubblica nata nel 1991 dalla dissoluzione dell’ex Yugoslavia. Intesa che dopo molti anni di stallo aveva aperto le porte verso l’adesione all’Unione europea e alla Nato. I candidati erano tre, tutti professori universitari: Stevo Pondarovski, ordinario di relazioni internazionali alla facoltà di scienze politiche all’università di Skopje, Gordana Siljanovska, insegnante di diritto amministrativo, e Blerim Reka, professore di diritto internazionale. Il primo sostenuto dal centrosinistra e favorevole all’accordo che ha cambiato il nome al Paese, la seconda appoggiata dai nazionalisti contrari invece all’intesa, il terzo espressione della minoranza albanese.

Il risultato per certi versi è stato una sorpresa. La differenza tra il favorito Pondarovski e la Siljanovska si è rivelata minima (42,85 a 42,25), rendendo estremamente incerto il ballottaggio che si terrà il cinque maggio e di fatto rendendo determinante la scelta che faranno gli elettori del terzo arrivato, e cioè l’albanese Reka. Ma tutti sanno che il risultato del ballottaggio andrà oltre il nome del vincitore e riguarderà invece il futuro politico ed economico della Macedonia del Nord. Un futuro che l’attuale governo a guida socialdemocratica vuole proiettato verso l’Europa e verso l’adesione alla Nato dopo aver superato il veto della Grecia, oggi rimosso, ma che i nazionalisti intendono rimettere in discussione. Così come avranno un peso anche le scelte economiche del governo che riguardano soprattutto il rilancio e l’ammodernamento dell’agricoltura che rimane una grande potenzialità economica del Paese, ma che ha urgente bisogno di innovazione e adeguamento ai canoni europei. Rimane poi la grossa incognita della partecipazione al voto. Nel primo turno l’affluenza è stata del 41, 90 per cento. Ma bisognerà superare il 40 per cento nel prossimo ballottaggio affinché la consultazione possa essere considerata valida e non debba essere ripetuta completamente, quindi compreso il primo turno. Un’incertezza che pesa con gravi incognite sul futuro di una giovane repubblica con poco più di due milioni di abitanti, ma di importanza strategica, che ha necessità di riforme e di una chiara collocazione internazionale.

Alessandro Perelli

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