lunedì, 10 Agosto, 2020

Elezioni in Ucraina. Vince…
una “Grande Coalizione”

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PoroshenkoSembravano elezioni dall’esito molto scontato quelle in Ucraina, eppure l’effetto sorpresa non manca nemmeno stavolta. Non solo non c’è stato il trionfo annunciato negli exit poll per il Presidente Poroshenko, ma per la prima volta dopo 20 anni escono dalla scena politica della Rada, i comunisti (2,9%), (scomparsi quasi del tutto nel Paese insieme alle statue di Lenin).
Ma la grande novità è il testa a testa tra il Partito del Presidente, Poroshenko, e il Fronte di Arseny Yatseniuk. Rispettivamente 21,59% del Blocco e 21,71% il Fronte Popolare.
In coda il resto dei Partiti: il Partito Radicale di Oleh Lyashko sta guadagnando il 7,47% dei voti, il Blocco di opposizione, che comprende molti ex membri del Partito delle Regioni dell’ex Presidente Viktor Yanukovych nonché filo-russo, il 9,77%, “Autoaiuto” del Sindaco di Leopoli, Andriy Sadovyi il 10,9%, e Patria dell’ex Premier Yulia Tymoshenko il 5,77% dei voti.

Ma Poroshenko resterà comunque alle redini del potere: in queste ore le due liste in testa hanno già iniziato a discutere informalmente sulla formazione di una nuova coalizione di maggioranza nel parlamento ucraino.

Il Blocco di Poroshenko ha iniziato i colloqui con il Fronte Popolare, ai quali possono aderire Patria, Libertà e Autoaiuto, ha annunciato in una conferenza uno dei leader del Blocco di Poroshenko, Yuriy Lutsenko. Si profila così l’ipotesi di una nuova oligarchia, poiché se è vero che Poroshenko e Yatseniuk sono i rappresentanti di quella parte del Paese che vuole liberarsi dall’influenza russa, è anche vero che tale affrancamento risponde a precisi interessi di gruppi oligarchici concorrenti a quelli che sostenevano Yanukovich. Ma non saranno solo gli oligarchi a entrare nella Rada, anche i “signori della guerra”, coloro che hanno combattuto contro i separatisti nel Donbass, siederanno sugli scranni parlamentari. Come Andrey Teteruk e Yuriy Bereza, comandanti dei battaglioni Mirotvorez e Dniepr, insieme ad altre personalità dei gruppi paramilitari di estrema destra come Andriy Biletsky, comandante del battaglione Azov, ma che fa parte del “comando militare” del nuovo partito del Premier.

Queste elezioni in fin dei conti lasciano molte situazioni in sospeso e rimettono in discussione la leadership di Poroshenko che nonostante si riconfermi al Governo, arretra di molto rispetto alle elezioni di maggio.

Dal punto di vista internazionale invece l’Europa si complimenta per il successo dei partiti, a suo dire, di matrice “europeista”. “È la vittoria degli ucraini e della democrazia. Il mandato elettorale dato dal popolo ora deve essere messo in pratica. Attendiamo la rapida formazione di un nuovo governo”, ribadiscono poi i vertici europei in un messaggio congiunto di Barroso e di Herman Van Rompuy.

Secondo i due presidenti, “sulla base dei risultati elettorali dovrà ora essere cercato un ampio consenso nazionale, in vista di un processo intensificato delle tanto necessarie riforme politiche ed economiche”. A far loro da eco, il ministro degli Esteri, Federica Mogherini, attuale Lady Pesc: “Le elezioni parlamentari in Ucraina rappresentano una vittoria della democrazia. È importante che sia stata assicurata la più ampia partecipazione al voto, a testimonianza dell’impegno delle forze politiche e del popolo ucraino per la costruzione di un futuro di pace e stabilità”.

Anche la Russia ha riconosciuto le elezioni di Kiev: “Aspettiamo i risultati ufficiali – ha dichiarato il vice ministro degli Esteri russo, Grigori Karasin – ma è già ora chiaro che le elezioni sono valide, nonostante una campagna elettorale piuttosto dura e sporca”. Anche se non mancano i piccoli attacchi per le regioni filorusse. “Rispettiamo la scelta fatta dagli elettori e non escludiamo la possibilità di collaborare con i deputati della Verkhovna Rada, inclini a mantenere un’interazione costruttiva con la Russia nel formato bilaterale o nelle piattaforme parlamentari internazionali”, ha dichiarato il presidente della Commissione per gli affari con i Paesi della Cis e l’integrazione euroasiatica, Leonid Slutsky. A suo dire, comunque, la consultazione non è stata né libera, né democratica, perché il sud-est dell’Ucraina o non ha partecipato alle consultazioni o è stato rappresentato da una percentuale di elettori estremamente bassa. Di qui la conclusione: “Più di un milione di elettori si trovano fuori dal Paese, le ostilità continuano nel Donbass e non vi è libertà di stampa”.

Liberato Ricciardi

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