sabato, 7 Dicembre, 2019

Elezioni Regno Unito: s’infiamma la campagna elettorale. Coinvolto anche Twitter

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Entra nel vivo la campagna elettorale per le elezioni politiche in Gran Bretagna previste il 12 dicembre.
La scelta dei cittadini britannici influirà notevolmente sui futuri assetti della Gran Bretagna, alla luce della complessa vicenda della Brexit.
I principali istituti demoscopici danno in largo vantaggio il partito Conservatore, guidato dal Primo ministro uscente Boris Johnson.
I Tory vengono quotati sopra il 40 per cento dei consensi, mentre al Partito Laburista è assegnato il 30 per cento.
Vale la pena ricordare che Jeremy Corbyn, leader socialista, non ha mai goduto di una buona stampa e già nelle scorse elezioni politiche del 2017, il risultato del Labour party è stato imprevisto, ha smentito categoricamente i sondaggi, andando oltre ogni aspettativa.
Nel turno elettorale di soli due anni fa, i rossi guidati da Corbyn hanno ottenuto una sconfitta di misura e il 40% delle preferenze, uno dei risultati in percentuale migliori nella lunga storia della sinistra inglese.
Passati due anni, permane il caos nel Regno Unito: la Brexit continua ad essere rimandata, i conservatori sono profondamente divisi e la lacerazione del principale gruppo parlamentare ha portato all’attuale condizione di stallo.
Per questi motivi, Boris Johnson ha deciso di andare ad elezioni, per rafforzare la sua leadership tra i conservatori, superare la grave divisione interna al gruppo parlamentare e garantire, dopo troppi mesi di caos politico e istituzionale, la rapida approvazione del suo accordo per la definitiva uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea.
Infatti, secondo Johnson, negli ultimi due anni, nelle aule parlamentari si è respirata un’atmosfera tossica a causa di alcuni deputati che si sono «ripetutamente rifiutati di rispettare il referendum», cosa che sostiene sia cambiata poiché tutti i candidati conservatori, nella tornata elettorale del dicembre prossimo, sono favorevoli all’accordo proposto dall’attuale esecutivo.
Nella giornata di ieri si è svolto il primo dibattito tra i leader delle due principali forze politiche.
Martedì sera il primo ministro britannico Boris Johnson e il leader dei Laburisti Jeremy Corbyn si sono affrontati in un confronto televisivo sulla rete ITV.
Hanno dibattuto di molte questioni, in particolare si sono concentrati sulla possibilità di terminare le trattative sulla Brexit entro fine gennaio e sul futuro del servizio sanitario nazionale del Regno Unito.
Durante il dibattito è emersa la precisa volontà, da parte di Corbyn, di rafforzare lo stato sociale, anche tramite politiche di regolazione economica, chiudere con la lunga stagione del neoliberismo che in Inghilterra ha rappresentato anche la “terza via” blairiana.
Di contro, la posizione socialista è apparsa ondivaga rispetto alla centrale questione della Brexit. Sfruttando questa debolezza, il Primo ministro uscente ha chiesto più volte a Corbyn se avesse intenzione di sostenere un accordo su una Brexit ordinata, e come si comporterebbe nel caso di un secondo referendum sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione Europea.
Corbyn ha rilanciato il piano ufficiale del Labour: negoziare un nuovo accordo con l’Unione Europea nel giro di tre mesi, per poi sottoporlo a un nuovo referendum insieme alla possibilità di rimanere nell’UE, con l’intenzione di unire il paese piuttosto che dividerlo. Tuttavia, non ha dato chiare indicazioni rispetto alla scelta che dovrebbe compiere il suo esecutivo tra il rinegoziare la Brexit o preferire il Remain.
Dall’altra parte, il leader socialista durante il primo faccia a faccia televisivo, ha incalzato Johnson sui temi del servizio sanitario nazionale.
Corbyn ha accusato il Primo ministro uscente di voler svendere il sistema sanitario nazionale ad alcuni investitori statunitensi, contestandone la scarsa volontà di costruire nuove ed efficienti strutture ospedaliere.
In altri termini, la critica principale mossa alla destra britannica riguarda la volontà di inaugurare una nuova stagione di politiche economiche neo liberiste che andrebbero a colpire i ceti medio-bassi del Regno Unito.
Corbyn, spiegando il programma socialista, ha proposto delle ricette improntate ad un modello di socialdemocrazia classico, che rinnega le suggestioni del “liberismo temperato”.
La piattaforma politica laburista rivendica la necessità della redistribuzione della ricchezza, il rilancio del ruolo dello Stato per finanziare le infrastrutture e rinazionalizzare alcuni servizi essenziali, riforme mirate a “restituire ai lavoratori” forme di controllo nelle imprese.

Queste politiche sociali, chiamate ad “attaccare i più grossolani livelli di ingiustizia sociale nel Paese”, sarebbero finanziate dalla tassazione sui ceti più abbienti e dalla messa in discussione delle generose esenzioni fiscali ai colossi del petrolio e del web.
Contrastando il programma laburista, il primo ministro uscente Johnson si è fatto capofila della competitività del mercato, rilanciando gli investimenti con l’aiuto dei privati. Un aiuto a quel “capitalismo che – ha detto Johnson – Corbyn vuole distruggere”.
Le polemiche sono continuate anche oggi, coinvolgendo il social media Twitter.
Il partito di Boris Johnson è stato accusato di aver “tentato di ingannare” il pubblico durante il dibattito di martedì. Sotto la lente della critica, la decisione del quartier generale della campagna Tory @CCHQPress (Conservative campaign headquarter), che su Twitter si presenta come “Ufficio stampa ufficiale del partito” e ha oltre 76mila followers, di cambiare – durante il faccia a faccia – il nome dell’account ufficiale del Partito conservatore in “factcheckUK”, come se fosse un account di fact checking.
Durante il dibattito, dall’account Twitter sono stati inviati messaggi che contestavano le dichiarazioni di Corbyn, a favore del leader conservatore. Alla fine del dibattito televisivo, l’account è tornato al nome originario.
Non si è fatta attendere la presa di posizione di Twitter che, tramite un portavoce, ha minacciato “una decisa azione correttiva se simili espedienti si ripeteranno. Twitter è impegnato a favorire un dibattito sano sul web nella campagna elettorale per le elezioni britanniche”, ricordando a tutti che le regole internazionali vietano comportamenti “ingannevoli per il pubblico”, specialmente per gli account verificati.

Paolo D’Aleo

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