giovedì, 21 Novembre, 2019

TRACOLLO A CINQUE STELLE

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Operazioni a rilento per lo spoglio delle schede in Sardegna. Le urne si sono chiuse con l’affluenza al 53,77%, +1,5% rispetto al 2014. Comunque un dato molto basso e preoccupate anche se in controtendenza rispetto le ultime elezioni, che non fa che segnalare il distacco dell’elettorato dalla politica. I risultati parziali danno in vantaggio Christian Solinas del centrodestra che ha visto il proprio vantaggio aumentare nel mano che procedeva lo spoglio. Con 933 sezioni su 1.840 le sezioni scrutinate  i dati diffusi dalla Regione danno Solinas al 47,16%. Poi Massimo Zedda, candidato del centrosinistra al 33,71%, e Francesco Desogus, del M5s, all’11,29%. Seguono Paolo Maninchedda (Partito dei Sardi) con il 3,16%, Mauro Pili (Sardi Liberi) con il 2,29%, Andrea Murgia (Autodeterminazione) con l’1,84% e Vindice Lecis (Sinistra Sarda) con lo 0,63%.

Matteo Salvini non nasconde la propria soddisfazione, cosa che non può fare il suo alleato di governo, che ha visto tracollare i voti del Movimento rispetto alle politiche. L’anno meraviglioso che il governo aveva annunciato non comincia nei migliori dei modi per i 5 Stelle il suo operato non è stato giudicato all’altezza delle aspettative e delle promesse, almeno per gli elettori della Sardegna. Esulta invece Salvini: “Dalle politiche a oggi se c’è una cosa certa è che su sei consultazioni elettorali, la Lega vince 6 a zero sul Pd. Anche in Sardegna, dopo il Friuli, il Molise, Trento, Bolzano e l’Abruzzo i cittadini hanno scelto di far governare la Lega. E come in Abruzzo anche in Sardegna è la prima volta che ci presentiamo alle Regionali. Grazie a tutti quelli che hanno deciso di darci fiducia”.

Un voto che non cambia gli equilibri di potere a livello governativo. Ma che comunque indica come il timone del governo stia passando dalla mano a 5 Stelle a quella in camicia verde. Di Maio tenta goffamente di minimizzare, ma sente addosso la pressione dei dissidenti che si fa più pesante. Per questo la senatrice “ribelle” Paola Nugnes, afferma:  “La leadership di Luigi Di Maio certamente va rimessa in discussione”. E aggiunge: “Non credo che una riorganizzazione calata dall’alto sia la soluzione. Ci vuole una riflessione collettiva che porti ad una discussione profonda con proposte da valutare tutti insieme”.

Infatti la medicina che Di Maio ha proposto è quella di una riorganizzazione interna: “Andremo avanti con la riorganizzazione e tra domani e dopodomani ci saranno novità importanti per il Movimento”. “Questa riorganizzazione non è una cosa per il M5s: servirà agli italiani perché noi siamo al governo ed abbiamo decine di istanze che arrivano dal territorio nazionale. La riorganizzazione ci aiuterà ad essere più capillare a rispondere alle esigenze dei cittadini”.

Anche il premier minimizza. Da Sharm el Sheik, in Egitto, a margine del vertice Ue-Lega Araba, Conte mette le mani avanti e rassicura che l’esito del voto non avrà ripercussioni sul governo.

I risultati ancora non completi danno al momento il primato al Pd, partiva però dal 22% delle regionali del 2014 ed è in leggero ritardo anche sul risultato delle politiche del 4 marzo scorso (14,8%). La Lega, che debutta in Sardegna per la prima volta con queste elezioni, supera il 12% ma non sfonda rispetto alle aspettative: recupera infatti solo poco più di un punto sulle politiche di marzo. Forza Italia in netto calo: al 18% di cinque anni fa è passata al 14 delle politiche e ora si attesta sul 10%.

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1 commento

  1. Andrea Malavolti on

    “Io col vecchio centrodestra non tornerò mai, questo deve essere chiaro. Governiamo insieme nelle regioni, nei comuni. Ma finisce lì”. Nemmeno questo 47 per cento le fa cambiare idea? “No”. Così il vicepremier Matteo Salvini dopo le elezioni in Sardegna che hanno sancito la vittoria del candidato di centrodestra Christian Solinas (con solo il 12% alla Lega) il tracollo del Movimento Cinque Stelle e un piccolo passo avanti della sinistra. “A livello nazionale per me non cambia nulla.- afferma Salvini al Corriere – Con Di Maio ci siamo messaggiati e ci vedremo a breve per parlare di economia”. Per il direttore del Foglio Cerasa il voto in Sardegna è un segnale contro il populismo. (Fonte Pagine Ebraiche)

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