giovedì, 14 Novembre, 2019

Eliud Kipchoge ed il record delle 41 lepri

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“Ci riproverò, voglio scendere sotto le due ore”.
Il keniota Eliud Kipchoge lo aveva detto il 6 maggio 2017 a Monza, dopo aver percorso i fatidici 42.195 metri della maratona in poco più di due ore; per la precisione 2 ore e venticinque secondi.
Detto, fatto.
Quella maratona fu corsa all’interno dell’Autodromo di Monza, indossando una canotta color rosso Ferrari, percorrendo la curva Lesmo e la variante Ascari.
Oggi il tentativo, andato a buon fine con un sorprendente tempo di 1 ora, 59 minuti, e 40 secondi, si è svolto a Vienna, nei viali del Prater, all’interno di un circuito allestito appositamente e con la famosa ruota panoramica ad osservare sorniona, dall’alto.
E’ record, è un muro possente che si sgretola e cade. Cade sotto i piedi di un trentaquattrenne keniota con una carriera favolosa. Oro olimpico nella maratona a Rio de Janeiro, argento a Pechino nel 2008 nei cinquemila e bronzo ad Atene sempre su questa distanza. Campione Mondiale nei cinquemila nel 2003, si dedica con successo al Cross e negli ultimi anni ha vinto innumerevoli maratone in giro per il mondo, sulle strade di Londra, Berlino, Chicago, Rotterdam.
Nel 2018 è stato proclamato Atleta dell’Anno. Detiene il record mondiale ufficiale della maratona in 2h 01 e 39, conseguito a Berlino nel 2018.
Il tempo dell’impresa di oggi non sarà omologato, così come non fu omologato quello di Monza, poiché conseguiti in condizioni pianificate ed in assenza di gara, in una corsa non aperta insomma.
Il colosso chimico Ineos, già partners della famosa squadra di ciclismo professionistico, ha organizzato al meglio l’appuntamento, creando le migliori condizioni possibili per l’atleta.
Insieme a Kipchoge, sull’asfalto dell’Hauptalee, quarantuno corridori si sono alternati sulla strada pronti a tenere a turno per lui il passo ideale, a fare da lepri, trentacinque campioni e sei riserve.
Tra loro i fratelli norvegesi Ingebrigtsen, lo statunitense Centrowitz, e poi Kiplimo, Barega, il connazionale Kamworor.
Il circuito dove si è svolta la spettacolare prestazione misurava 9,6 km da ripetere quattro volte. Prevista una fase di lancio. Condizioni meteo ideali per temperatura ed umidità, attese fino all’ultimo. I rifornimenti in corsa sono stati teorizzati nei minimi particolari.
Kipchoge si presenta all’appuntamento in canotta bianca con il logo dello sponsor. Ai piedi scarpe super tecnologiche ZoomX Vaporfly.
Intorno a Eliud le lepri, vestite di nero. A turno cinque di loro corrono davanti a lui a forma di piramide, per ridurre al massimo la forza d’attrito, come uno stormo di uccelli che affronta una lunga e faticosa migrazione. Altri due scudieri-lepri alle sue spalle.
Davanti al gruppetto un’auto li precede e proietta un raggio laser verde sull’asfalto per indicare la traiettoria da seguire, un passo dopo l’altro, 21 chilometri all’ora di velocità, 2 minuti e 50 a chilometro. Tabella rispettata alla grande, fino in fondo.
Negli ultimi 500 metri le lepri si sono fatte da parte e Kipchoge scatta fin sotto lo striscione ad abbracciare la moglie. E’ fatta. E’ record.
Eliud riprende fiato e dichiara “Volevo ispirare le persone nell’idea di spingersi oltre i limiti umani; ci ho provato tante volte e questa volta ci sono riuscito”.
Nello stesso momento in Africa i talent-scout stanno battendo gli altipiani alla ricerca di nuovi talenti che, magari atleticamente acerbi ed ancora inconsapevoli della forza che hanno dentro, possiedono adesso un modello e una giornata a cui ispirarsi.
Come ha detto Eliud Kipchoge, 34 anni, nato a Kapsisiywa, altopiano del Nandi.

Voglio pensare ai fiumi. Voglio pensare alle nuvole. Ma in realtà non penso a niente. Semplicemente continuo a correre in un silenzio di cui avevo nostalgia, in un comodo spazio vuoto che mi sono creato da solo. E dicano quel che vogliono, ma è una cosa fantastica! (L’arte di Correre – Haruki Murakami)

Marco Burchi

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