martedì, 11 Agosto, 2020

Emergenza coronavirus, divieto di licenziamento fino al 17 agosto 2020

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Inps
NASPI E LICENZIAMENTO, LE NOVITA’
Divieto di licenziamento fino al 17 agosto 2020 causa emergenza coronavirus. Questo quanto stabilito dal dl Rilancio, che ha sospeso anche le procedure di licenziamento collettivo avviate dopo il 23 febbraio 2020. Nonostante le misure adottate dal governo, c’è però chi ha ugualmente deciso di recedere i contratti dei dipendenti. In questo caso, viene da chiedersi, la Naspi spetterà ugualmente a questi ex lavoratori? A spiegarlo è la leggepertutti.it, che riporta un chiarimento dell’Inps sul tema.
In queste situazioni, precisa il sito di consulenza e informazione legale, l’Istituto di previdenza ha chiarito che il dipendente licenziato tra il 17 marzo e il 17 agosto ha titolo ad accedere alla Naspi, cioè al trattamento di sostegno al reddito riservato a chi ha perso involontariamente il posto di lavoro. Innanzitutto, “è stato ricordato che il diritto alla Naspi non si perde per il fatto di essere stati licenziati nonostante il divieto in vigore fino a metà agosto (termine, peraltro, che una parte della maggioranza di Governo vorrebbe prorogare fino alla fine dell’anno). Secondo l’ufficio legislativo del ministero del Lavoro, infatti, per il riconoscimento dell’indennità di disoccupazione ‘non rileva il carattere nullo del licenziamento per giustificato motivo oggettivo intimato dal datore di lavoro nel periodo soggetto a divieto, atteso che l’accertamento sulla legittimità o meno del licenziamento compete al giudice di merito, così come l’individuazione della corretta tutela dovuta al prestatore’. C’è, comunque, la possibilità per l’Inps – continua laleggepertutti.it, di recuperare quanto versato nell’ipotesi in cui il lavoratore venga reintegrato in azienda in seguito ad una causa di lavoro. Oppure nell’ipotesi in cui il datore decida di revocare il recesso dal contratto e di chiedere per il dipendente il trattamento di cassa integrazione dalla data in cui il licenziamento avrebbe avuto efficacia”.
Altra questione, sottolinea opportunamente laleggepertutti.it, è quella che attiene la legittimità in sé del licenziamento per ragioni economiche nel periodo in cui è in vigore il divieto. Secondo alcuni pareri, si legge ancora, “è da considerare inefficace fino al 17 agosto (a meno di un’ulteriore differimento del divieto che, come si diceva prima, è in corso di valutazione). L’interpretazione più corretta, però, sarebbe quella di ritenere il licenziamento nullo per violazione di norme imperative. In questa fattispecie, l’azienda sarà tenuta alla reintegrazione e al pagamento al lavoratore di un risarcimento pari alla retribuzione maturata dal recesso fino all’effettivo rientro sul posto di lavoro, con un minimo di cinque mensilità, oltre all’obbligo di corrispondere i contributi assistenziali e previdenziali. Il principio vale per tutti, indipendentemente dal fatto – conclude il sito di informazione legale – che l’assunzione sia avvenuta prima o dopo l’entrata in vigore del Jobs Act, cioè prima o dopo il 7 marzo 2015”.

L’assegno per i figli
AL VIA IL FAMILY ACT
Il governo ha finalmente posto le premesse per varare, operativamente, il più volte ventilato family Act, l’insieme cioè di misure a sostegno dei molteplici aspetti della vita familiare su cui ha lavorato soprattutto la ministra Bonetti.
Si tratta di un assegno universale perché destinato a chiunque abbia in casa dei figli under 18, con una base riconosciuta a prescindere dal reddito, e una parte variabile a seconda della base Isee, ovvero del reddito della famiglia che lo percepisce. E’ quanto previsto dalla bozza resa recentemente nota dall’Adnkronos, che è già approdata in Consiglio dei ministri. Otto articoli per dare una mano, in concreto, alle famiglie italiane, a cominciare dall’assegno universale, normato nell’articolo 2 del testo.
“L’assegno universale costituisce un beneficio economico assegnato a tutti i nuclei familiari con figlie e figli a carico – si legge nel testo del disegno di legge – l’assegno universale ha un importo minimo per tutti i nuclei familiari con uno o più figlie o figli, cui viene aggiunta una quota ulteriore e variabile determinata per scaglioni dell’indicatore della situazione economica equivalente (Isee); l’assegno universale viene attribuito mensilmente attraverso la corresponsione diretta di una somma di denaro ovvero mediante il riconoscimento di un credito da utilizzare in compensazione dei debiti di imposta”.
“L’assegno universale è attribuito per ciascun figlia o figlio, fino ai diciotto anni di età” e “in caso di figlia o figlio successivo al secondo, l’importo dell’assegno universale è maggiorato del venti per cento”, così come ipotizza ancora la bozza. Il provvedimento presta un’attenzione in più per i nuclei familiari con presenza di figli disabili: “l’assegno universale è incrementato per ciascun figlia o figlio con disabilità, ai sensi dell’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104”, è riportato infatti nel testo.
L’assegno inoltre “non concorre a formare il reddito complessivo”. Il contributo, secondo la bozza, viene riconosciuto già dal settimo mese di gravidanza.

Previdenza
COME CONTATTARE LA TUA SEDE INPS DAL 1° LUGLIO
L’Inps, al fine di mantenere un contatto stretto con i cittadini, ha disposto il potenziamento dei servizi informativi resi attraverso vari canali: telefonici, telematici e fisici.
Potenziamento dei canali d’informazione
Sono molteplici i canali di informazione offerti dall’Istituto: portale internet; app Inps Mobile; Contact center multicanale; cassetti previdenziali dedicati alle aziende e ai soggetti abilitati e caselle di posta dedicate per gli enti di patronato; sedi territoriali: riapertura dal 1° luglio degli sportelli di informazione al pubblico che ricevono l’utenza su prenotazione.
Come prenotare il contatto con le sedi
Il contatto con le sedi dell’Istituto dovrà essere prenotato attraverso i seguenti canali:
Contact center, chiamando al numero 803.164 (da rete fissa) o 06.164.164 (da rete mobile); app Inps Mobile; sito web.
In considerazione dell’emergenza sanitaria ancora in corso, il servizio di informazione e di consulenza al pubblico nelle sedi della regione Lombardia continua a essere garantito esclusivamente in modalità telefonica tramite: Contact center, chiamando al numero 803.164 (da rete fissa) o 06.164.164 (da rete mobile); sportello telefonico provinciale; prenotazione di una richiamata dall’operatore Inps tramite Contact center, app Inps Mobile e sito web.
Infine, il servizio di consulenza per gli intermediari istituzionali e gli altri utenti abilitati ai “Cassetti” continuerà a essere assicurato a distanza tramite videochiamata o via telefono.

Previdenza
PENSIONI ROVENTI, DAI TAGLI DEL 2021 ALLA RIFORMA
Mentre l’esecutivo è ancora alle prese con l’emergenza economica dovuta alla pandemia provocata dal Covid-19 torna rovente e di strettissima attualità il tema delle pensioni, con i Sindacati che promettono battaglia.
Si parte (come spesso succede) da una cattiva  notizia: assegni pensionistici più leggeri dal 1° gennaio 2021 secondo quanto ha stabilito il decreto ministeriale del ministero del Lavoro datato 1° giugno e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 147 dell’11 giugno sulla revisione triennale dei coefficienti di trasformazione del montante contributivo. In pratica, con l’anno nuovo –  quindi, è bene evidenziare che non sono interessati i soggetti già pensionati, nonché coloro che accederanno alla pensione il 1° dicembre 2020 –  i coefficienti di trasformazione eroderanno il montante contributivo per chi andrà in quiescenza.
Di che si tratta – In linea alla riforma Dini, il montante contributivo accumulato dal 1996 in poi è soggetto a rivalutazione media quinquennale legata all’andamento del Pil. Dal 2012, viene aggiornato ogni tre anni e il prossimo adeguamento è previsto a partire dal prossimo anno quando verrà recepita anche la variazione del Pil negativo.  Tanto per avere un’idea, secondo alcuni calcoli, a causa dei coefficienti di trasformazione, l’assegno annuo ricevuto dai neopensionati dal 2009 a oggi è calato di circa 900 euro. Ossia, circa 75 euro al mese.
Prospettive – C’è poi il rebus Quota 100 che si avvia al capolinea, oggetto di discussioni già da prima della pandemia.  Per il “papà” della misura Salvini, Quota 100 pensioni è stata un successo che ha spinto sulla riforma del pensionamento anticipato ai tempi del governo Lega-M5S e che, anche una volta passato tra i banchi dell’opposizione,  ha continuato a difendere questa formula a spada tratta tutte le volte che sono state sollevate critiche. “Grazie a Quota 100 sono già 300mila gli italiani che hanno fruito della possibilità di andare in libertà e centinaia di migliaia di giovani hanno iniziato a lavorare”, ha rivendicato il leader della Lega in una diretta facebook.
Che succederà? – Sono in tanti a chiedersi cosa accadrà nel 2021 e, al momento,  la discussione tra governo e sindacati è aperta per una partita tutta da giocare. Al vaglio ci sarebbe ‘ipotesi di elevare il requisito anagrafico pensionabile che però innescherebbe le proteste delle parti sociali  che la considerano “troppo penalizzante per i lavoratori”.
Si pensa pure a un sistema pensionistico che si appoggi anche sui fondi pensioni, con agevolazioni a carico dello Stato. Sempre in tema di riforma pensioni, appare interessante il contributo fornito dal segretario confederale della Uil, Domenico Proietti nell’audizione presso la Commissione Lavoro del Senato per il quale urge introdurre una flessibilità “intorno a 62 anni”.

Carlo Pareto

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