venerdì, 30 Ottobre, 2020

Emergenza disoccupazione giovanile

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Per la prima volta, a partire da aprile 2019, “la disoccupazione cresce tra i minori di 35 anni e cala nelle altre classi – sottolinea l’istituto nazionale di statistica – e si attesta al 31,1% per la fascia di età 15-24 anni, in aumento di 1,5 punti da giugno e di 3,2 punti da luglio 2019”.

Tra i 25 e i 34 anni, il tasso di disoccupazione è del 15,9%, il triplo rispetto la fascia di età tra i 50-64 anni.

Il 2020, trascorso all’insegna del COVID19, ha visto un’emorragia di dipendenti a termine, (-16,2%) e lavoratori indipendenti (-4,5%). 

I giovani d’Italia, il futuro, si trovano senza lavoro per il presente e con debiti per il domani. Quota 100, rinnovo per ulteriori 18 mesi del reddito di cittadinanza e navigators hanno contribuito a rendere la situazione insostenibile.

Il Governo, già impegnato a resistere alle prossime tornate elettorali e referendarie, dovrà capire come investire in “debito buono”( cit. Mario Draghi) i 209 miliardi che spettano al Paese nell’ottica del programma Europe next generation.

Poche idee e poco serie speculazioni sono state fatte per mantenere alta la sostenibilità finanziaria ed economica del nostro sistema socio-economico.

Se l’Italia, ottava economia mondiale, non vuole finire ultima, nella classifica internazionale che non fa sconti agli stupidi, provveda a costruire un futuro possibile all’insegna di un progresso sostenibile.

Tutele per i giovani, contratti stabili – anche a tempo indeterminato-, garanzie salariali. Tutto quanto è necessario per programmare, costruire e pianificare il proprio futuro, avendo certezze.

Tirocini, stage e lavoro precario, tutto ciò che è stato fatto dai governi precedenti contro l’emancipazione economica dei giovani, favorendo lavoro nero e precariato, deve essere subito riformato.

L’Italia non può permettersi giovani inoccupati o, peggio, disoccupati.

Chi pagherà l’INPS, la quota 100, il reddito di cittadinanza, e quelle garanzie sociali che permettono il sostentamento della realtà nazionale?

Nel frattempo le partecipate statali fanno acqua da tutte le parti.

Alitalia è in rosso per un totale di 430 milioni, Ferrovie dello Stato assumeva capitreno in pieno lock down e molti concorsi, dalla magistratura alle forze dell’ordine, risultano di dubbia trasparenza.

Mentre incompetenti manager pubblici vengono retribuiti per la dimostrata incapacità ed i parlamentari per le inefficienze, ci si chiede perché tanta competenza venga sprecata per le strade o, peggio, all’estero.

In Europa la posizione italiana è paradossale, per non dire ridicola.

Schiacciati dal peso di una immigrazione incontrollata e dalla furbizia di paesi membri divenuti ricchi paradisi fiscali, ringraziamo per i necessari compensi alla ripresa.

Il clima mondiale inoltre, che già da anni avverte l’umanità del disastro incombente, infuria con tenacia e menefreghismo sulle città italiane; affondando il vomere nelle fragili economie territoriali in ripresa. Eppure mancano risposte meditate a problemi seri. 

Il Paese sta perdendo la tenuta sociale, la fiducia comunitaria e lo stimolo al progresso (concetto molto diverso da sviluppo). 

I riformisti cercano dialoghi costruttivi con stupidi distruttivi; il populismo cerca consenso ed offre risposte preconfezionate a problemi nuovi e complessi; l’ottimo diventa nemico del buono.

I giovani restano inoccupati e senza futuro, emigrano, aumentano i depressi, coloro che soffrono di disturbi mentali e dipendenze psicofisiche. 

Tra i Paesi più vecchi d’Europa l’Italia rischia di implodere per stupidità, ignavia ed indifferenza.

I giovani sono stanchi, chiedono lavoro, risposte pragmatiche e risultati fattuali.

Trema la terra perché il futuro è rosso sangue.

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