domenica, 7 Marzo, 2021
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Emilio Scarpa, vent’anni di antifascismo

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Emilio Scarpa nasce a Venezia il 23 ottobre del 1895 , nel Sestiere di S. Marco al civico n.4672, famiglia è modesta e molto religiosa . Il padre è ignoto. Ancora ragazzo entra nel seminario e segue gli studi ecclesiastici, ma poi lascia quella strada e va a Milano ove lavora alla Breda Fucine come operaio. Nel 1923 aderisce al PCdI, ma è espulso perché dopo il primo arresto e la condanna fa domanda di grazia. Infatti, il suo nome era in un elenco di spie caduto nelle mani della direzione generale di PS. Scarpa successivamente lavora nel campo cinematografico come aiuto regista, tecnico di montaggio e riduttore di lungometraggi d’importazione. Nel 1931 è arrestato per aver diffuso volantini antifascisti da lui stesso compilati. . È così condannato a tre anni. È trasferito a Lipari poi a Ponza e infine a Cuglieri in Sardegna. È liberato il 29 giugno del 1934. Rientra a Roma, dove è discriminato come antifascista, lavora nel settore del noleggio di pellicole cinematografiche. Nel 1939 presenta alla Biennale di Venezia un interessante documentario dal titolo “Venti anni di film muto in Italia”. Nel 1940 è assunto dalla Cromos Film, si trasferisce a Torino, dove collabora alla realizzazione del film “Il diario di una stella”. Considerato un soggetto pericoloso per l’ordine pubblico, nel 1940 è fermato e, come molti antifascisti, internato nel campo di concentramento di Istonio (1).

Liberato nel 1942, rientra a Milano ed entra in contatto con i vecchi compagni nel MUP. Nel frattempo è assunto dalla Dora Film e come aiuto regista collabora alla realizzazione del lungo metraggio “La casa sul fiume “ (5). Durante la Resistenza collabora con il Centro Clandestino Raccolta Notizie costituito dai redattori dell’AVANTI ! di Milano che avrà trentaquattro caduti nella lotta partigiana. Rientra a Venezia e con Cesare Lombroso fa’ da raccordo con i compagni milanesi del Mup. In laguna realizza l’unica edizione dell’Avanti! clandestino che è distribuito presso la pasticceria di Tiziano Inguanotto al Ponte del Lovo, nei pressi di Campo S. Luca. E’ membro del Comitato Militare Regionale Veneto del CLN e svolge un’azione di collegamento con i partigiani del Basso Piave. Per la realizzazione dell’ edizione clandestina dell’Avanti in laguna è arrestato e portato nel campo di sterminio di Mauthausen. Nella prigionia è punto di riferimento di molti italiani che con lui condividevano la tragedia del lager. E’ trasferito a S. Aegyd il 21 febbraio del 1945 (2). Vede la fine della prigionia, ma non rientrerà in Italia perché la morte sopraggiungerà più rapida della libertà per le sue gravi condizioni fisiche. Scrive di lui il Pappalettera nel suo “ Tu passerai per il camino “ (3): Emilio Scarpa è per noi un buon papà, vecchio socialista perseguitato dal 1922, ha patito confino, galera e sabotaggio nella sua professione di regista cinematografico. Tutto questo ha aumentato in lui la passione nell’ideale, persino qui ne parla con tal entusiasmo da riuscire a contagiarci. Da lui ho compreso finalmente chi era Matteotti, e perché i fascisti l’hanno ucciso. Emilio racconta le avventurose vicende per stampare e distribuire un giornale clandestino, l’AVANTI ! Emilio Scarpa muore il 15/5/1945 appena dopo la liberazione del campo per opera delle truppe americane, lontano dalla sua amata città, Venezia, senza assaporare la tanto amata libertà.

Da I Campi di concentramento in Abruzzo (1940-1944) di Costantino Di Sante:
Il campo di Istonio Marina fu uno dei primi campi abruzzesi ad essere allestiti. L’11 giugno 1940 era già attivato: era costituito dall’albergo dell’avv. Oreste Ricci e dalla villa degli eredi Marchesani, entrambi nel rione marino. Aveva una capienza complessiva, preventivata all’inizio, di 280 posti, poi diminuita a 170. Il servizio di sorveglianza era effettuato da 12 carabinieri, e quello sanitario dal Dr. Nicola D’Alessandro. A dirigere il campo, fino al 16 agosto 1943, venne riassunto il Commissario in pensione Giuseppe Prezioso, poi sostituito dal Vice Commissario Aggiunto di P.S. Giuseppe Geraci. Nel campo di Istonio vi si internarono, soprattutto, italiani ritenuti “pericolosi”, e solo negli ultimi mesi, precedenti la chiusura, gli slavi. Nel luglio 1940 arrivarono i primi 79 internati, tutti italiani. Sei di essi erano stati internati, perché “sovversivi schedati”, gli altri perché ritenuti “pericolosi in linea politica”. Il 15 settembre erano presenti nel campo 109 internati tutti italiani ritenuti “pericolosi”. Per tutto il 1940 venne utilizzato solo l’albergo, mentre la villa degli eredi Marchesani rimase quasi sempre vuota. Nell’estate del 1941 il campo venne interamente occupato: superò pure il limite massimo di capienza, raggiungendo, nell’autunno dello stesso anno, le 185 presenze con ben 15 internati in più. Nel mese di gennaio 1941 venne scoperta, dallo stesso direttore, un’organizzazione sovversiva che si stava formando all’interno del campo: i promotori, Mauro Venegoni e Angelo Pampuri, vennero trasferiti alla colonia delle Tremiti. Anche nel 1942 il campo rimase sovraffollato; solo nel 1943, il numero degli internati scese, intorno alle 150 presenze. Nello stesso anno arrivarono, trasferiti da Tortoreto, 52 internati “ex Jugoslavi” ed in seguito altri slavi, trasferiti da diversi campi, tutti ritenuti particolarmente “ostili verso l’Italia” . Le condizioni di vita, nel campo di Istonio, vennero rese difficili dalla mancanza di spazio e degli infissi in alcuni locali, dall’insufficienza dei servizi igienici, dalle difficoltà di approvvigionamento del vitto e dall’atteggiamento arbitrario, nei confronti degli internati, del direttore Vincenzo Prezioso. All’inizio il direttore non autorizzò l’approntamento di una mensa comune nel campo e costrinse gli internati ad andare nelle trattorie del paese, creando gravi disagi ai meno abbienti. In seguito venne stipulato, per il servizio mensa, un contratto con la ditta S.P.I.A. Molini e Pastifici di Casalbordino, la quale, peraltro, spesso distribuì cibo avariato agli internati. Dopo il, 25 luglio 1943, le autorità militari sollecitarono la chiusura del campo, perché nei pressi di Istonio erano iniziati dei lavori di fortificazioni per la difesa del territorio, e gli internati, dei quali alcuni accusati di spionaggio, potevano vedere, sapere e forse riferire quello che si stava facendo. Il Ministero dell’Interno, per la mancanza di posti disponibili in altri campi, dispose, solo il trasferimento degli elementi più pericolosi mentre il campo continuò a funzionare fino alla fine del settembre successivo.

1) Il campo per gli italiani “pericolosi” di Istonio Marina.
2)  Vedi lettera del Borgomastro di S. Aegyd al Pappalettera 24/6/64 – in “ Tu passerai per il camino “ Ed Mursia – Milano 1965 – pag 163
3) Vedi Pappalettera “ Tu passerai per il camino “ Ed Mursia – pag 44
Milano 1965
4)Vedasi l’articolo di Luigi Ferroni dal titolo “Emilio “ – Su “ Il Secolo nuovo “ Venezia 16/5/1946
5)Vedasi per maggiori notizie “ Il movimento di unità proletaria 1943-1945 – Carocci Editore – Roma 2005 Pag. 254


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