venerdì, 19 Luglio, 2019

Bonino candidata alla presidenza Commissione Ue

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Il 9 maggio non è una data a caso. È il giorno della firma dei trattati europei da dove tutto ebbe inizio con la fondazione della Ceca. La comunità del carbone e dell’acciaio. Il 9 maggio di molti anni dopo quel viaggio ancora continua, si chiama Unione Europea. Ma la strada da fare è ancora tanta e Emma Bonino ne ha definito i contorni nel suo intervento all’iniziativa di oggi a Roma: Festa dell’Europa il titolo. E proprio in questa occasione, in una sala gremita in cui era presente anche il Segretario del Psi Enzo Maraio il tesoriere del partito Oreste Pastorelli, è stata lanciata la candidatura di Emma Bonino alla presidenza della Commissione europea.  “Cambiare e andare avanti in Europa si può e si deve fare” ha detto Emma Bonino, “per questo ho accettato la proposta di Alde (alleanza dei liberali e democratici europei) di essere tra gli spitzenkandidaten di questa competizione”. Lo ha affermato Emma Bonino, candidata di +Europa alle elezioni del 26 maggio. Ai nazionalismi e ai populismi “dobbiamo rispondere con istituzioni europee efficienti e forti”. Secondo Bonino andrebbe superato il voto all’unanimità nel Consiglio europeo e sarebbe opportuno dare al Parlamento europeo capacità propositiva. “Ci vuole un governo europeo, una politica estera europea, una difesa comune, una gestione comune dei flussi migratori”.

“Oggi – ha aggiunto Bonino – è la festa dell’Europa ma in italia non ce ne stiamo accorgendo. In Italia, da quel che vedo la malapolitica sembra essere tornata a fare sistema. I moralisti della Lega e dei Pentastellati si scoprono molto più simili di quanto vorrebbero far credere: voraci, arroganti e credono di essere al di sopra delle leggi. Incurati di una situazione economica che vorrebbe dirigenti capaci e che invece li vede protagonisti in una gara al ribasso”. “Non è questa l’Italia – ha aggiunto Bonino – che vogliamo”. Per Emma Bonino “+ Europa è indispendabile visto il contesto globale. Da un lato abbiano l’affermazione di leaderschip aggressive e unilateraliste. Vale per la Russia di Putin, dove il nostro vicepremier vorrebbe vivere, ma anche per la Cina e per gli Usa di Trump. E ovunque spuntano le caricature di questi modelli: da Bolsonaro a Erdogan. L’Unione Europea è precipitata dal sogno di un vicinato organizzato all’incubo infernale di Paesi instabili e senza pace”.

“In questo contesto internazionale – ha aggiunto – come può influire la posizione di un singolo paese europeo? Chi se non l’Unione europea può interloquire con attori che hanno dimensioni continentali?
Il ciclo che si sta concludendo ha visto meno il protagonismo europeo e di più gli attivismi nazionali, con il risultato che il perseguimento degli interessi comuni è stato spesso sacrificato da decisioni prese dagli stati a da gruppi di stati o addirittura da un solo stato membro. Vige in Europa l’unanimità quindi uno stato da solo basta a bloccare tutto. E tutti gli stati membri hanno momenti di difficoltà da scaricare sul progetto comune”. “A questo c’è un rimedio: passare al voto a maggioranza qualificata. Richiedere una modifica dei trattati per superare i veti nazionali è fondamentale. Ci viole coraggio e visione”.

“Ringrazio gli amici socialisti che hanno deciso di correre questa sfida con noi. Cambiare l’Europa non è materia da chiacchiere e da bar. Deve cambiare non perché lo chiedono a gran voce i sovranisti, ma perché è cambiato il contesto in cui di dovrà operare negli anni a venire”.

“Il governo Salvini-Di Maio non è il solo responsabile del vergognoso tiro al piccione sull’Europa. Molti purtroppo prima di loro hanno dato il cattivo esempio. Prima gli italiani è la visione caricaturale di American first. E questa logica vale per tutti i paesi. Alla fine saremmo tutti ultimi e ininfluenti. Oggi dai balconi si grida ‘cambieremo l’Europa’ mentre prima dai balconi si gridava ‘vincere e vinceremo’. Con le stesse probabilità di insuccesso. Abbiamo un Paese incattivito, timoroso del diverso che comincia a sentire tollerabile la compressione dei diritti acquisiti in decenni di battaglie. Un paese che pensa di chiudere le frontiere e immagina modelli di economia semi autartica e con un tasso di emigrazione vicino a quelli degli anni 50.

I due azionisti di questo governo sono inadeguati. E per ciò arroganti. Non hanno minima idea di come governare un paese del G7 e le idee che hanno sono sbagliate. È ora che tornino a casa. Promettiamo che li aiuteremo a casa loro. Oggi da europei diamo per acquisiti risultati importanti. Si può immaginare una Europa senza mercato unico? Senza libertà di circolazione? Non è ancora l’Europa che abbiamo sognato ma siamo molto più vicini al punto di arrivo che al punto di partenza”.

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