lunedì, 3 Agosto, 2020

Emma Dante, protagonista al teatro Pergolesi

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Jesi (An) – Entrati in platea, siamo rimasti sorpresi. La rappresentazione è già incominciata però non sono arrivati tutti gli spettatori; la platea è ancora semivuota, mentre alzando gli occhi, verso i palchi, si vedono diverse persone che si sporgono per capire che cosa faccia l’attore sopra una barca, legato alle caviglie, pronunciando qualche parola in dialetto.
C’è un mozzo-marinaio sopra una nave posta sul proscenio, legato a tre ancore fissate su un asse di ferro nella parte alta della scena.

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Emma Dante

Le luci si spengo lentamente e incomincia davvero la rappresentazione: è una serata importante, lo scorso 27 giugno, per il Teatro Gian Battista Pergolesi dopo la sospensione delle attività a causate dalle misure di contenimento del Covid-19. In scena, “Acquasanta” (2011) di Emma Dante prodotto dalla Compagnia Sud Costa Occidentale. Lo spettacolo è il primo capitolo de “La trilogia degli occhiali”, tre lavori indipendenti in cui l’emarginazione, l’alienazione, la povertà e la vecchiaia sono raccontate, attraverso le esperienze di tre uomini di mare.

Chi sono i personaggi?
Lo spettacolo scritto e diretto dalla stessa Dante è un monologo sugli sbarchi clandestini nelle coste italiane. Il palcoscenico è disadorno e le battute del marinaio sono molto spesso metaforiche. I discorsi del giovane imbarcato sono amari perché i clandestini che arrivano sopra a dei barconi lo costringono a rimanere giorni e giorni a bordo di una motovedetta. Carmine Maringola interpreta il ruolo del mozzo-marinaio. Non ha un vero e proprio nome, bensì un soprannome, “o Spicchiato”, e indossa una maglietta lacera a righe, pantaloni di tela e un paio di occhiali.
L’attore, inoltre, interpreta sia il marinaio con il copricapo che il marinaio graduato. Il primo recita la sua parte a sinistra della barca; il secondo, interpretato sempre da Maringola, indossa un cappello graduato e inforca un binocolo.
Tutte e tre sono accomunati dalla parlata dialettale e caratterizzata da una forte gestualità. Il marinaio e il capitano sono costretti a muoversi tenendo strette tra le mani le corde delle ancore per sorreggersi come fossero delle marionette. Mentre gioca con le corde dell’ancora, che sembrano un prolungamento effettivo del suo corpo, si manifesta la sua tristezza nello spiegare la sua fondamentale importanza sulla nave.  “Proprio lui che giù dalla nave si sente perso, che ha votato la sua vita alla navigazione, che giorno e notte ha bisogno di parlare con il suo unico grande amore: il mare. Le voci della ciurma, del capitano, gli rimbombano nella testa e ‘o Spicchiato’, cantastorie, tira i fili dei suoi pupi. Ma a forza di aspettare, il mozzo, diventa di legno come polena di un vecchio galeone” (si veda la nota sullo spettacolo).

La ricerca espressiva
I flussi emigratori hanno reso più difficile a molti marinai lavorare a bordo delle piccole imbarcazioni perché devono rimanere sempre vigili per controllare l’orizzonte affinché non arrivino i clandestini. Perciò non ha più tempo di parlare con gli altri uomini a bordo della stessa barca: deve puntare il binocolo e rimanere fermo in piedi a fissare l’orizzonte.
Le informazioni, che i media trasmettono, attraverso i canali tv, hanno reso il mare un posto insidioso. Il marinaio non può sognare, perché il giovane, che prima era impaziente di andare dalla sua fidanzata, è obbligato vigilare sulla grande distesa d’acqua davanti a sé.

Le scenografie
La scena è stata studiata con attenzione, facendo predominare i contrasti cromatici, il blu del mare e i colori degli abiti di Maringola. La musica sottolinea il tema dell’abbandono umano, che la famiglia e gli affetti non riescono purtroppo a contenere. Davanti ai nuovi fenomeni sociali – talvolta incontrollabili, come l’emigrazione – prevale la paura e il sospetto che creano delle deformazioni anche nei ruoli sociali.
Il personaggio di ‘o Spicchiato” potrebbe incarnare un’umanità sincera che non si perde davanti alle tentazioni. Un richiamo alle opere di Giovanni Verga oppure alla prima produzione realistica di Luigi Pirandello in cui l’indagine sulla società, che si disgrega davanti al progresso, è motivo di sofferenza e contrasto tra i personaggi.

Premio “Valeria Moriconi” 2020
E per rendere ancora più significativa la presenza di Emma Dante a Jesi, il direttore dell’AMAT Marche Gilberto Santini, durante una brillante intervista alla regista, ha ricordato i legati con le Marche, ossia il suo lavoro di attrice, vicino a Valeria Moriconi, ne “La rosa tatuata” di Tennessee Williams nel 1996, e la direzione del “Macbeth” nel 2019 al Macerata Opera.

Nella serata Emma Dante sarà insignita del “Premio Valerio Moriconi 2020”- Protagonista della scena al teatro Pergolesi che è stato già assegnato, negli anni passati, a due importanti attrici Isabelle Huppert (nel 2009) e a Monica Guerritore (nel 2011).  Il premio, “Sospensione magnetica”, (litografia firmata di Eliseo Mattiacci del 2006), è stato donato dalla figlia dell’artista marchigiano, Cornelia Mattiacci.


Andrea Carnevali

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