martedì, 19 Febbraio, 2019

Enrico Maria Pedrelli
Dispaccio

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Voglio essere telegrafico per una volta. Non perché non mi manchino tempo e argomenti per una riflessione arzigogolata e convincente, ma perché voglio lanciare dei sassolini in uno stagno, sognando che si faccia maremoto.

Il risultato della lista Insieme è stato avvilente; ma sbaglia chi vi attribuisce un significato catastrofico, perché evidentemente non si è accorto che noi già da tempo sopravvivevamo come le blatte all’apocalisse nucleare. Spazio alle riflessioni e ai “sua culpa” ora, ma anche agli anemici richiami al rilancio (di cosa?) o all’unità (attorno a chi?).

Io seleziono e tiro questi punti, sperando facciano quanti più rimbalzi possibile.

1) BELLISSIMO PIATTO, MA COSA C’E’ DENTRO? Chi mi conosce sa la fissazione che ho per la comunicazione (e del resto la curo per la FGS). Stavolta sono stato accontentato: la comunicazione della lista è stata quella necessaria; non è mancato niente che non dovesse esserci. Molti invece se ne lamentano, non ultimi i nostri dirigenti che giustamente pretendono spazio mediatico in più. Ma quello non basta mai, compagni! Io ho avuto un’epifania: il problema del messaggio non era la forma, ma il suo contenuto! Un programma che pareva un supermercato: prendi quello che ti aggrada e passa alla cassa. Distribuivamo buoni sconto alla gente, ma la concorrenza era alta, e diciamoci la verità: se non fosse perché il supermercato è di famiglia, non ci saremmo mai andati. Solo qualche prodotto era veramente di qualità; ma difficile andarci avanti a lungo, noi che per costituzione siamo costretti ad una dieta varia.

2) SOCIALISTI AL BIVIO! Metafora abusata. “O autonomia o confluenza!”: già sentito tante volte, da compagni che poi sono spariti o che in fondo sono ancora attaccati alla nostra famiglia. Come un bambino che litiga con la mamma e finge di scappare via, ma poi la segue sempre da lontano (a metafora, metafora emmezzo). Certo così non si può andare avanti, ma attenzione: noi ora siamo fermi nello stesso punto di prima; tutto attorno c’è il caos!

3) L’ERBA DEL VICINO. Il Socialismo Europeo è un feticcio, che noi coltiviamo per complesso di inferiorità. Poco più di tre anni fa dicevo che in Italia siamo certamente un partito piccolo, ma che in Europa eravamo la maggiore (o unica) forza di sinistra! E’ il tempo a togliere a me, e a voi, questo vanto: i principali partiti socialisti d’Europa stanno cadendo, più impegnati a salvare la propria burocrazia che ad occuparsi di un generalizzato problema di identità. Noi che di burocrazia manchiamo, e di responsabilità grosse non ne abbiamo, potremmo occuparcene ed essere più identitari. – Ma chi siamo noi? – I socialisti! – E quindi? – E quindi guarda che bella erba ha il mio vicino… Guardiamo meglio compagni.

4) QUARANTENA. Molti coltivano l’illusione di uscirne, e di poter influenzare contenitori politici (vuoti) più grandi. “Bene, mettetevi in fila!” è il massimo di benvenuto che si potrebbe sperare, nell’andare a far battaglie in comitati elettorali perenni dove ciò che conta è la parola del capo di turno; capopopolo che applica un calcolo tra quello che la gente si vuol sentir dire e quello che lui si può permettere di promettere: c’è proprio spazio per il socialismo! E non mi si parli di Sanders, perché lui ha guardato l’erba del vicino. E’ dunque il leader che conta, dentro a questi contenitori. Se è vero che siamo “il partito di Nencini” fuori, lo saremo anche dentro. A meno che il leader non lo voglia fare qualcun altro: bene, mettetevi in fila!

5) L’AUTONOMIA SI COSTRUISCE. Sì, ma come? Nella sezione di Ravenna è appeso un quadro: dentro c’è la riproduzione dell’atto fondativo del primo PSI. Non troverete un solo comitato elettorale. Forse non li avevano ancora inventati: e una ragione c’era! Leghe, cooperative, al massimo sezioni che erano circoli culturali e ricreativi. Compagni, coltivare l’illusione dell’elettoralismo porta a delusioni ed energie sprecate. Ci sono più ragioni per cui credere che non siamo davanti ad un sistema effettivamente democratico oggi. La forza di un partito sta nella sua macchina, nella sua rete di progetti e di strutture che già agiscono nel sociale: senza aspettare di occupare uno scranno, salvo poi lamentarsi che se ne occupa solo uno per poter fare abbastanza. Iniziate trasformando la vostra sede in qualcosa di utile! Ci vorrebbe poi un team nazionale di consulenti, che vi aiuti e vi indirizzi nell’operazione. C’è un mondo cooperativo che aspetta di essere rilanciato, e un sindacalismo che troppo a lungo è stato abbandonato. C’è molta gente che ha brutti pregiudizi sui socialisti: non la penseranno più così quando daremo loro il lavoro.

Faccio parte di una nuova generazione di socialisti, che se esiste è perché esiste un Partito Socialista Italiano. Quel che siamo, lo dobbiamo a quel nome.

E mi si scusi il linguaggio in codice.
Passo e chiudo.

Enrico Maria Pedrelli
FGS

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