martedì, 28 Gennaio, 2020

Pedrelli: “Un socialismo rivoluzionario, riformista, revisionista”

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Cesena. Un incontro molto positivo quello con Enrico Pedrelli, segretario della FGS. Da subito si è dimostrato una persona molto positiva e propositiva, con il tipico estro di chi sa quali sono le gioie della vita e della condivisione, con quell’attituine molto “romagnola” al brio che mette di buon umore e che ti mette a tuo agio. Tutto ciò, unito alla risolutezza ed alla sincerità di chi si definisce socialista e crede nei valori della nostra casa politica ed ideologica, consapevole di dover evitare contaminazioni liberali e berlusconiane che oggi sembrano quasi pervadere alcune forme di una pseudo-sinistra.

Enrico Maria Pedrelli, segretario nazionale della Federazione dei Giovani Socialisti già da un anno. Domanda a bruciapelo: in che condizioni hai trovato la segreteria e la Federazione appena entrato?
 Ho trovato una FGS – con un enorme potenziale – che andava riorganizzata e messa a regime: congressi regionali, la riforma dei circoli, e tante nuove energie che abbiamo messo al lavoro; soprattutto nella composizione della Segreteria Nazionale, ognuno ha avuto un compito preciso e devo dire che sono veramente contento del lavoro di tutti! Durante la precedente segreteria Sajeva abbiamo fatto un lavoro principalmente formativo che ha avuto come frutto quello di far venire fuori molti ragazzi in gamba, che poi hanno avuto un loro ruolo in questo nuovo corso. Segnalo che abbiamo pubblicato recentemente il nostro primo Bollettino (link: https://federazionegiovanisocialisti.files.wordpress.com/2019/09/bollettino-_-i-_-anno-_-i.pdf): un giornalino che contiene le nostre gesta; la sintesi di tutti questi mesi di lavoro. Devo dire che se mi guardo alle spalle sono molto soddisfatto, e traggo la forza per tutte le sfide che ancora dovremo affrontare.

Tu hai dichiarato al Resto del Carlino il 22 ottobre scorso (appena eletto, ndr), leggo e cito, “Sono cresciuto nelle campagne del Rubicone e porto con me la buona cultura contadina dei piccoli comuni”. Passo un attimo in cavalleria il fatto che son cresciuto nelle campagne urbinati (ride, ndr), mi sento di chiederti: in questo anno sei già riuscito a portare quella “cultura contadina” romagnola di cui tu stesso hai parlato? Non so, quel modo di pensare, quel modo di lavorare…
 Allora a noi romagnoli ci conosci! (ride, ndr) Io cerco di rappresentare la Romagna per com’è sempre stata conosciuta: gente di rivoluzionari e di grandi lavoratori. Non invece per il terribile immaginario del romagnolo solare da spiaggia, pura creazione turistica. Non so se ci riesco e lo lascio giudicare agli altri… Intanto politicamente mi sono sempre speso per la difesa dei piccoli comuni e delle identità locali; sull’agricoltura poi stiamo preparando progetti interessanti: noi dobbiamo difendere la piccola proprietà agricola dal latifondo che sta tornando, e contro il lucro folle dei grandi magazzini. Dal nord al sud, fino ai pastori sardi, che tutti si sono già dimenticati… È un argomento che riguarda esattamente i giovani, che devono poter vivere della terra come lo hanno fatto i loro genitori. Per tornare al tema della domanda però, faccio una confessione: rispetto alla cultura contadina ammetto di mancare di pazienza. Ho molta fretta e ansia di fare le cose, perché so che il tempo è sempre poco per farle bene. La potenza di noi giovani è il tempo che abbiamo a disposizione: se vogliamo essere invincibili bisogna che capiamo come non sprecarlo.

Indubbiamente, questo va comunque coniugato con il pensiero dell’oggi, del terzo millennio, dei “social”. Ecco, la Federazione già ha avuto poca attività e poco risalto proprio per questa sua “assenza” dai social, proprio nel decennio in cui sia il consenso sia la comunicazione viaggiano attraverso internet ed i social network. Nell’ultimo anno pare che la Federazione sia più aperta, pur se timidamente, anche a questi strumenti. Come intendi procedere su questo punto?
 Io politicamente nasco come un malato di comunicazione: chi va nella sezione “note” del mio profilo Facebook trova ancora una mia relazione del 2013 dove faccio tutta una serie di ragionamenti e proposte sull’immagine del partito. Mi feci odiare per anni dal team comunicazione del PSI perché in fondo ero un ragazzino petulante che diceva cose che tutti erano capaci di dire. Poi diventai responsabile comunicazione della precedente segreteria Sajeva e non è vero quello che tu dici: la nostra pagina fu per molto tempo la più seguita del piccolo mondo socialista, con molti contenuti che diventarono virali (numeri alla mano, se volete) e quando ancora il PSI non aveva una pagina Facebook a regime. Oggi invece il partito sta facendo una comunicazione veramente professionistica e al massimo delle nostre possibilità; noi invece stiamo cercando di orientarci verso altro. È ricorrente che quando uno entra in un movimento politico la prima cosa su cui rivolge il proprio tentativo di contribuire è la comunicazione, ma noi non dobbiamo fare l’errore che fanno tanti ragazzini che pensano di fare gli youtuber o gli influencer da grandi: non è facile, servono tanto soldi (Salvini spende centinaia di migliaia di euro per le sponsorizzazioni su facebook), e c’è una concorrenza mostruosa che ti impone non di fare politica, ma di muoverti come se avessi un marchio da vendere, come un business. Per un movimento politico è così essenziale per incidere nella realtà? I like non sono voti, non sono soldi, non sono vero potere. Confesso che ogni tanto penso ad una disconnessione totale, in favore di una strategia politica più incisiva nella realtà. Per esempio, le parrocchie italiane non sono sui social, ma hanno decisamente più potere di tanti influencer a cui poi sfuggono i social di mano, e che noi non staremo ad imitare.

Rosselli parlava di un socialismo sempre vivo ed in fieri, che muta al mutar dei tempi e delle necessità. Senti che la Federazione può rispondere a questa “investitura”?
Per forza! Guarda il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo: l’elemento più importante è il bambino in braccio alla donna. Simboleggia la continuità del movimento socialista nelle nuove generazioni, la sua capacità di rinnovarsi negli anni, ma senza mai perdere la giusta direzione: avendo il buio dietro e il Sol dell’Avvenire davanti. Quel quadro è un manifesto politico.

Guardiamo al futuro. Congressi di circolo  e regionali della federazione . Quale sarà l’approccio a queste manifestazioni?
I congressi dipendono sempre dalla volontà dei compagni sul territorio di farli: noi questa volontà la incoraggiamo in ogni modo mettendo a disposizione tutto quello che possiamo. Generalmente poi cerchiamo di mandare sempre un rappresentante del nazionale in queste occasioni, per consigliare e seguire i ragazzi. Devo dire che sono molto contento perché da quando abbiamo creato la figura dei circoli ne stanno nascendo tantissimi: molti di questi sono creati da giovanissimi compagni completamente nuovi nel nostro mondo. Ragazzi che ci vedono, ci seguono, e decidono di unirsi a noi organizzandosi in circoli. La nostra causa unisce: se si continua così ci aspetta un’altra epoca d’oro!

Pochi giorni fa è uscito “Socialismo – il nostro programma”, della FGS, in cui si parla di tante cose, si evidenziano tanti aspetti e, soprattutto, si guarda al futuro del socialismo ed al futuro delle generazioni e della scuola. Ecco, Enrico, verso quale socialismo vogliamo andare?
Sì, è un piccolo libretto in pdf che tratta di questioni socialiste e che mandiamo a tutti i tesserati. Per rispondere a questa questione una volta tanto mi concedo uno slogan: dobbiamo perseguire un Socialismo Rivoluzionario, Riformista, Revisionista. Rivoluzionario perché in questo nuovo millennio le cose da cambiare sono così tante che se finiremo avremo fatto una vera e propria rivoluzione (la metto così se no spavento i moderati!). Riformista perché non vogliamo la rivoluzione armata ma seguiamo una strada di conquiste progressive, utilizzando come mezzo sia le istituzioni che agendo direttamente nella realtà sociale. Revisionista perché il nostro ideale va riadattato ai tempi prendendo atto di cambiamenti, equivoci, parole che vanno archiviate e altre che invece ritornano.

Le collaborazioni con associazioni scolastiche e di categoria, come i “sindacati” degli studenti liceali ed universitari, come le rappresentanze del mondo operaio o del mondo degli autori che sono sempre più numerosi in Italia e molti altri, sono programmate o sono semplicemente in fase di “concertazione”?
Su questo tipo di collaborazioni c’è sempre stata molta libertà, che è stata data ai compagni sul territorio semplicemente perché il mondo sindacale e di categoria – soprattutto se giovanile e studentesco – è sempre stato molto frammentato e disomogeneo. Questa libertà rimane, ma noi del nazionale facciamo il nostro: per gli autori abbiamo già avuto occasione di collaborare con la FUIS in passato, sull’università da un po’ di tempo guardiamo verso UDU. Tra UDU e i compagni calabresi c’è stato un bell’assist che ci ha visti determinanti per l’elezione di un candidato comune al CNSU. 

I prossimi appuntamenti FGS quali saranno? Per esempio domani, 27 settembre, ci sarà uno sciopero globale “per il futuro”, su Palermo patrocinato dalla Rete degli Studenti. FGS sarà presente?
Ci saremo, e il giorno dopo saremo al congresso del Consiglio Nazionale dei Giovani per sostenere con forza la nostra compagna Maria Pisani, candidata alla Presidenza.  Ma l’evento che stiamo preparando da diverso tempo è il PRIMO RADUNO DEI CIRCOLI che si svolgerà l’1, 2 e 3 Novembre a Roma! Sarà un grande momento assembleare dove i compagni si confronteranno su argomenti  che già hanno in consegna di discutere sul territorio (magari con eventi pubblici). Un evento tra filosofia e prassi, assieme anche ad ospiti che ci aiuteranno ad orientarci nella discussione: in questo secolo estremamente importante e in cui ci è insopportabile l’idea di non avere un ruolo, dobbiamo affrontare tutta una serie di questioni per capire come si deve fare politica senza perdere tempo.

Il Compagno Mattia Giuseppe Maria Carramusa
Federazione dei Giovani Socialisti – Palermo

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1 commento

  1. Paolo Bolognesi on

    Io non mi preoccuperei di “evitare contaminazioni liberali”, anzi, se l’obiettivo è quello di perseguire il liberal socialismo, come mi pare di aver letto anche su queste pagine, e quanto a quelle “berlusconiane” mi sembra quasi il riproporsi o ripetersi di un copione ormai abbastanza logoro, ossia quello dell’avversario politico trasformato in “nemico” – non me ne voglia l’Autore di queste righe – un copione lascerei ad altri, anche perché non mi sembra appartenere al filone della cultura riformista.

    Paolo B. 30.09.2019

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