venerdì, 18 Ottobre, 2019

Enzo Maraio
Proposte adeguate per una società che cambia

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“Le parole chiave sono: investire, includere, formare e correggere. È a questi valori che dobbiamo ispirarci, tenendo conto che la povertà è cresciuta, che la società italiana vive una stagione di pericolosa stagnazione, che il futuro è incerto e la crisi ha generato rancore e risentimento. Non si esce dall’emergenza ricorrendo a vecchi slogan”.  Lo afferma Enzo Maraio in una intervista all’Avanti! spiegando i contenuti della mozione con la quale si candida alla Segreteria del Psi nel congresso che si terrà a fine mese a Roma.

“La sinistra – continua Maraio – ha il dovere di rinnovarsi per mettere in campo proposte diverse da quelle tradizionali. La società ha subito profondi cambiamenti.  Urgono risposte adeguate. Per questo occorre un nuovo e largo soggetto del riformismo italiano capace di creare i presupposti di un’alternativa di governo al duopolio gialloverde che in prospettiva, a seguito di una possibile rottura di vincoli dopo le elezioni europee, può addirittura configurarsi come nuovo bipolarismo capace di mettere all’angolo l’intera area del centrosinistra. C’è una tendenza che è quella di un ritorno a una visione classista, in senso tradizionale, della società italiana. Non c’è nulla di più interclassista di questo nuovo grande movimento. Il partito del Pil, il partito del progresso, è composto da lavoratori dipendenti, studenti, artigiani, imprenditori, che non solo non vogliono uscire dal capitalismo, ma vogliono che l’Italia rafforzi la sua capacità produttiva, per creare lavoro e non assistenza pubblica, per restare in Europa, per costruire il futuro dei nostri figli e nipoti.

La sinistra italiana sta passando il punto di minore popolarità della sua storia, mentre sovranismi e populismi volano nei sondaggi e nelle urne. Secondo te è ancora possibile parlare di centrosinistra oggi?
Per anni il Partito Democratico ha dettato il passo agli alleati trascinando l’intero centrosinistra fin dentro le contraddizioni di quel partito. Malgrado l’apparente “rottamazione” di Renzi, nel Pd le posizioni paiono ispirate ancora a una eccessiva prudenza e ancora una volta orientate a logiche di contrapposizione interna. Soffre di mancanza di identità. Il tempo di essere cespugli della sinistra è finito ormai. Si avverte l’urgenza di un forte cambiamento. La proposta politica del Psi, lanciata dal segretario Riccardo Nencini all’indomani della formazione del nuovo governo, resta quella di unire le forze disponibili a difendere innanzitutto i principi fondamentali della nostra democrazia.Nessun abbandono, quindi, della identità, della autonomia e del mantenimento in vita della nostra comunità. Il Psi ha iniziato a fare la propria parte per costruire un cantiere riformista aperto alla sinistra, soprattutto in vista delle prossime elezioni europee. In questi giorni si sono mobilitati in tanti, spontaneamente o attraverso movimenti e associazioni, per contestare il governo in nome della crescita, del lavoro, del progresso. Le piazze di Torino, per dire sì alla Tav Torino-Lione; di Milano con gli artigiani del Nord Italia, di Verona con le forze produttive locali, di Roma con i sindacati che hanno manifestato contro il governo e gli studenti che nelle scuole rivendicano più investimenti e un futuro per loro. Alle mobilitazioni si aggiungono poi nuove forme di protesta come la petizione popolare lanciata da Federmeccanica. I contenuti di queste iniziative spaziano dalle infrastrutture alla formazione 4.0. Si tratta di un vasto settore di opinione pubblica che vuole un’Italia moderna e al passo coi tempi, che non accetta veti assurdi e autolesionistici sulle grandi opere in nome di una decrescita infelice. Per questo i socialisti si faranno portatori di un appello per la formazione di una coalizione di centrosinistra che comprenda ambientalisti, cattolici, laici, mondo civico, sinistra europea, centristi e rivolta anche a Più Europa, nella speranza che il Partito democratico sappia superare una perniciosa tendenza isolazionista.

In ogni caso le primarie del Pd hanno dato al Partito democratico una fisionomia nuova. Sembra chiudersi la stagione dell’uomo solo al comando per tornare ad una visione allargata del centro sinistra. In questo scenario quale può essere il ruolo dei socialisti?
Così sembrerebbe dalle intenzioni del neo segretario Zingaretti. Ad oggi l’unico dato è la partecipazione alle primarie del Pd. Una partecipazione che non cambia, almeno per ora, la fisionomia del Partito Democratico. Per quanto mi riguarda è stata solo la prima occasione utile per lanciare un segnale di insofferenza al Governo gialloverde. Un segnale che deve raccogliere l’intero centrosinistra perché in quelle file ai gazebo del Pd non c’erano solo democrat, ma anche parte della nostra comunità e tanti cittadini che non si riconoscono nel populismo e nella demagogia di questo governo. Lo scontro interno sulla Tav, per esempio, è solo uno dei tanti segnali di instabilità di questo governo. Ora occorre dare dei contenuti forti al rilancio dell’azione politica del centrosinistra e farlo sulle menzogne raccontate da questo governo. Dalle feste sui balconi dove si annunciava la fine della povertà ai dati dell’Ocse sul Pil che raccontano una Italia in forte recessione. Dai posti gratuiti di consulenza al Ministero al reddito di cittadinanza, scelte che cancellano la dignità del lavoro mentre occorrerebbero investimenti. Dalla mortificazione della scuola pubblica al disegno di legge che arma gli italiani spingendoli a farsi giustizia da soli. Un mondo alla rovescia, che non ci piace e non piace nemmeno più agli Italiani.

Le elezioni europee secondo te possono essere l’inizio di un percorso allargato del centrosinistra?
Saranno sicuramente un banco di prova fondamentale per testare le intenzioni di tutti. Oggi il Psi è a tutti gli effetti componente del Pes, assieme al Pd, che però non è membro a tutti gli effetti dell’Internazionale Socialista. L’idea di Europa dei socialisti era ed è tuttora favorevole alla federazione degli stati contro le nuove spinte al sovranismo che portano alla fine di qualsiasi progetto federale o confederale. Il sovranismo non ha vocazione unitaria e solidale. Pensa esclusivamente ai propri interessi nazionali, che spesso entrano in conflitto con quello degli altri. Prevale nel sovranismo non l’etica nazionale ma l’egoismo nazionale. Non ha futuro un’internazionale nera né ha futuro un’Europa di stati sovranisti. O nelle prossime elezioni europee vincerà la linea europeista o qualora le forze sovraniste e populiste prevalgano si tornerà ai vecchi stati nazionali, con barriere e dogane proprio quando la globalizzazione segna un nuovo orizzonte ove solo le grandi aree geografiche possono avere un futuro economico e politico.

Puoi darci un giudizio su quanto fatto dal governo in questi mesi?
Guarda preferisco risponderti con una frase dello scrittore americano Richard Bach. Che diceva: le cose brutte non sono le cose peggiori che possono capitarti. Il nulla è la cosa peggiore che possa capitarci.

Daniele Unfer

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