sabato, 19 Ottobre, 2019

Equità e rigori

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Stamattina potrei parlare dell’Udinese e di come, ormai da tempo, i friulani non siano più un miracolo. Degli striscioni di distacco (un po’ tardivo) dei tifosi bergamaschi da Doni e dell’imbecillità (ahimè, decisamente congenita) degli striscioni juventini su Borriello. Del genio di Zamparini, che da anni sostituisce l’allenatore ogni volta che cambia la biancheria intima. Ma questo, senza dubbio, è stato il weekend dei rigori. Perciò non posso fare a meno di parlare di equità.

Tutto inizia a Siena, sabato pomeriggio. Gervasoni concede ben due penalty alla squadra di casa. Calaiò li mette entrambi a segno e sembra l’inizio di una giornata fantastica: per una volta sono i deboli che hanno la meglio. Niente da registrare sabato sera a Milano e domenica ad ora di pranzo in quel di Udine. Poi, nel pomeriggio si scatena l’inferno. Fischia Celi a Cagliari. Risponde Damato a Novara con Jovetic. Segue Rizzoli a Bergamo con Pato. Non può esimersi Russo a Roma. Ribatte Celi sempre a Cagliari. Conclude Russo ancora a Roma. Totale? Otto rigori assegnati in una sola giornata di campionato, quasi tutti a beneficio della squadra più forte.

Le vittime: Genoa, Atalanta, Chievo, Novara e Lazio. Il caso limite è Roma: due reti contro il Chievo, entrambe su rigore. Ma il caso emblematico è Bergamo, dove il rigore su Pato – che sblocca la partita – non c’era nemmeno a volerlo inventare. Ce n’era uno grosso come una casa a favore dei bergamaschi ma, tant’è, pare che Rizzoli non l’abbia visto. Coincidenze. Solo coincidenze. Forse. Ma a pensar male quasi mai si sbaglia.
Insomma per concludere: siamo un paese che prende spunto dal calcio, persino quando parla di politica. E, visto che siamo siamo in crisi, si parla tutti giorni di rigore ed equità, ma lacrime e sangue colpiscono sempre i più deboli, forse è il caso che il governo del calcio rifletta e gli arbitri comincino a dare il buon esempio alla politica. Rigori sì, ma con molta più equità.

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