lunedì, 14 Ottobre, 2019

Erdogan invia esercito contro i Curdi. Ripresi i bombardamenti

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Si sta intensificando la guerra tra Turchia e Siria. L’aviazione turca ha ripreso stamani a bombardare aree nel nord-est della Siria a ridosso della frontiera. Lo ha riferito la tv panaraba al Arabiya citando i propri corrispondenti nella zona tra Qamishli e Tall Abyad. È stata colpita l’area di Tall Abyad e di Ras al Ayn, epicentro dell’offensiva turca. Oggi dovrebbe riunirsi il Consiglio di sicurezza Onu, mentre da tutto il mondo giungono messaggi di condanna dell’azione intentata dall’esercito di Erdogan. Ieri, le forze militari turche hanno annunciato di aver “lanciato l’operazione a est del fiume Eufrate” e in seguito di aver colpito 181 “obiettivi militanti”. Il presidente turco Erdogan ha affermato che l’obiettivo è quello di creare una “zona sicura” libera dalle milizie curde che ospiterà anche i rifugiati siriani. Dalle fonti curde si afferma di aver respinto l’assalto via terra. Erdogan ha dichiarato ancora: “Insieme a tutti i nostri comandanti e alle nostre truppe, abbatteremo questo corridoio del terrore. Siamo molto determinati. Tengo a precisare che la nostra operazione non è contro i civili che non verranno assolutamente toccati”. Invece, inevitabilmente, i civili faranno le spese anche di questa guerra.
Almeno quindici persone di cui otto civili sono state uccise e decine ferite nel primo giorno di offensiva della Turchia nel nord della Siria, secondo le Forze democratiche siriane citate dalla Cnn: “Sette combattenti e otto civili sono morti. Decine di civili sono feriti per i bombardamenti indiscriminati su ampia scala da parte turca nelle città di confine al nord della Siria”.
Intanto due esponenti di spicco dell’Isis, detenuti dalle forze curdo-siriane in Siria sono stati posti sotto il controllo dell’esercito americano a causa dell’inizio dell’offensiva turca. Lo ha confermato un responsabile della Difesa Usa. Secondo la stampa americana si tratta di due britannici membri del gruppo soprannominato i “Beatles”. Secondo il Washington Post e la CNN si tratta di Alexanda Amon Kotey e El Shafee el-Sheikh. Il gruppo dei “Beatles” ha rapito, torturato e decapitato diversi prigionieri tra cui il giornalista americano James Foley. Della cellula faceva parte anche Mohammed Emwazi, più noto come ‘Jihadi John’, colui che decapitò Foley e che sarebbe stato ucciso in un attacco con i droni. Sulla Siria anche il Congresso americano ha alzato le barricate contro Trump. Il fedelissimo senatore repubblicano Lindesey Graham ha annunciato di aver raggiunto un’intesa con il collega democratico Chris Van Hollen per dure sanzioni contro Ankara. Graham, nel suo affondo contro il presidente, ha detto: “Mentre l’amministrazione si rifiuta di agire contro la Turchia, mi aspetto un forte sostegno bipartisan… molti membri del Congresso ritengono che sarebbe sbagliato abbandonare i curdi che sono stati forti alleati contro l’Isis”. Tra le misure concordate, il congelamento di ogni bene della leadership turca negli Stati Uniti e i divieto per loro di viaggiare in America, anche per Erdogan. Verrebbero poi colpiti il settore dell’energia e quello militare, anche con sanzioni contro chi “vende o fornisce supporto finanziario, materiale o tecnologico o fa consapevolmente una transazione con l’esercito turco”.
Queste sanzioni, ha avvertito Van Hollen: “Saranno votate non appena il Congresso riprenderà i lavori, la prossima settimana”. Per Trump, le sanzioni contro la Turchia devono scattare solo se Erdogan non si comporterà ‘nel modo più umano possibile’.
La Lega Araba terrà una riunione di emergenza sabato prossimo su richiesta dell’Egitto per affrontare la crisi scatenata dall’offensiva della Turchia in Siria. Lo ha riferito l’agenzia Reuters. Intanto, dopo l’inizio dell’offensiva di terra delle truppe turche e dei loro alleati ribelli siriani contro le milizie curde, la lira turca è rimasta stabile nei confronti del dollaro. La lira è stata quotata a 5,8671/5,8716 rispetto al dollaro alle 06:21 GMT (mercoledì era a 5,8679 e si era indebolita dello 0,5% dopo l’inizio degli attacchi aerei).
Nelle stesse ore il presidente Donald Trump ha difeso la sua decisione di ritirare gli Usa dal nord-est della Siria, criticando i curdi che non avrebbero aiutato gli americani durante la seconda guerra mondiale. Il presidente Trump dalla Casa Bianca ha osservato: “I curdi stanno combattendo per la loro terra”. Il ritiro degli Usa dalla Siria è stato annunciato improvvisamente domenica scorso dopo la telefonata di Trump con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Le Forze democratiche siriane, guidate dai curdi, l’hanno definita: “una coltellata alla schiena”.
Il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, in un’intervista alla Pbs ha dichiarato: “Gli Stati Uniti non hanno mai dato il loro via libera alla Turchia perché attaccasse i curdi in Siria”.
Inoltre, il presidente Trump, rispondendo sull’offensiva sferrata dalla Turchia, ha commentato: “Ma i curdi non ci aiutarono durante la seconda guerra mondiale, non ci aiutarono in Normandia, ad esempio”.
Poi, il presidente statunitense ha lamentato: “L’enorme quantità di soldi spesa dagli Usa per consentire ai curdi di acquistare armi e munizioni”. Dopo ha aggiunto: “I curdi ci piacciono, ma non si può dire che combattano per noi: loro combattono per la loro terra”. Quanto al pericolo di fuga di terroristi dell’Isis in seguito all’invasione turca, Trump ha sottolineato: “Scapperebbero in Europa, dunque non metterebbero a rischio la sicurezza americana. I ogni caso, i terroristi più pericolosi sono già stati spostati in luoghi più sicuri”.
La coalizione militare a guida Usa ha sostenuto militarmente e finanziariamente l’Ypg nell’ambito della lotta al sedicente Stato Islamico (Is) in Siria.
La Russia ha manifestato l’intenzione di promuovere il dialogo tra Damasco e Ankara alla luce dell’operazione turca in Siria. Il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, ha affermato: “Abbiamo motivi per credere che soddisferà gli interessi di entrambe le parti. Allo stesso tempo la Russia promuoverà i contatti tra Damasco e i gruppi curdi che rinunciano all’estremismo e alle tattiche terroristiche”.
Il presidente della Turchia, Erdogan, parlando ai leader provinciali del suo Akp, ha detto: “Se l’Ue ci accuserà di occupazione della Siria e ostacolerà la nostra operazione militare, apriremo le porte a 3,6 milioni di rifugiati e li manderemo da voi”.
Il segretario delle Nazioni Unite, Antonio Guterres ha dichiarato di essere molto preoccupato. Secondo Guterres: “Non può esserci alcuna soluzione militare al conflitto in Siria”.
Il presidente uscente della Commissione Jean-Claude Juncker ha espresso una dura condanna dell’Ue alla Turchia e lanciato un appello affinché blocchi l’operazione militare. Poi, ha avvertito: “Non aspettatevi che l’Ue finanzi una cosiddetta zona di sicurezza”.
Il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, ha affermato: “Ankara rischia di causare un’ulteriore catastrofe umanitaria e un nuovo movimento di profughi”.
Anche l’Italia ha condannato l’intervento militare. Il premier Giuseppe Conte ha espresso: “Preoccupazione per iniziative che possono portare ad un’ulteriore destabilizzazione della regione”, mentre il ministro degli Esteri Luigi Di Maio si è così pronunciato: “Nessuna risposta militare può rappresentare una soluzione alla crisi in corso e azioni unilaterali rischiano solo di pregiudicare i risultati raggiunti nella lotta contro la minaccia terroristica, a cui l’Italia ha dato un significativo contributo nell’ambito della Coalizione anti-Daesh”.
Anche dall’Arabia Saudita e l’Egitto hanno condannato la Turchia. Tutto il mondo è in attesa delle decisioni dell’Onu per risolvere il conflitto turco-siriano.

Salvatore Rondello

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