venerdì, 4 Dicembre, 2020

Erdogan passa alle minacce e va oltre la soglia del consentito

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Dagli interventi armati come in Siria, Libia e nel conflitto armeno azero Recep Erdogan è passato agli insulti e alle minacce personali. Lo ha fatto più volte negli ultimi giorni nei confronti del Presidente francese Emmanuel Macron, diventato il suo principale bersaglio. Prima lo ha definito persona con problemi di salute mentale, poi ha promosso il boicottaggio dei prodotti francesi, infine ha paragonato la situazione dei musulmani in Francia e in Europa a quella degli ebrei prima della seconda guerra mondiale. Qualcosa di più di una propaganda politica con cui Erdogan ama condire le sue iniziative. Parole inaccettabili da parte del Presidente di un Paese che appartiene alla Nato e che aspira a entrare nell’ Unione Europea con la quale stringe accordi economici e commerciali di grande rilevanza. Sembra quasi che alzando il livello dello scontro con Macron, che recentemente ha varato una legge contro il “separatismo islamista”, Erdogan voglia rafforzare la sua aspirazione di diventare il leader riconosciuto del mondo musulmano sunnita. Due settimane dopo la decapitazione in strada di un professore francese che aveva mostrato in classe le vignette di satira su Maometto di Charlie Hebdo, Macron aveva sostenuto la necessità riguardo all’Islam di far prevalere l’ordinamento democratico e laicista del Paese sulla religione. La linea dura e risoluta del Presidente francese contro l’estremismo islamico, che in una serie di attentati terroristici aveva provocato in Francia la morte di decine di persone e soprattutto il recente aiuto militare alla Grecia minacciata nel Mediterraneo dall’ espansionismo turco, hanno alzato il livello dello scontro. Ma questa volta sembra che Erdogan abbia superato la soglia del consentito. Ormai nei 27 Paesi dell’Unione europea vi è una ampia maggioranza che ritiene non più rinviabili le sanzioni contro la Turchia. Sanzioni che ovviamente affosserebbero il dialogo aperto con Ankara. Anche le resistenze di Angela Merkel, coadiuvata in questo anche dal nostro Premier Conte e dovute alla minaccia di Erdogan di lasciar libero spazio alla invasione dei migranti sul territorio europeo, sono diminuite dopo la ultime affermazioni di Erdogan.

 

Al leader turco questa situazione permette di distogliere l’attenzione della gente dalla crisi economica che sta investendo il Paese causa anche la pandemia da coronavirus e da un certo calo della sua popolarità nei confronti del Sindaco di Istanbul Ekrem Imamoglu divenuto ormai il riferimento politico dei suoi oppositori. Mentre cresce in Turchia la protesta verso la repressione e gli arresti che continuano a riguardare i movimenti non solo curdi che lo osteggiamo , le sanzioni da parte dell’ Unione Europea costituirebbero un colpo durissimo per la situazione economica. La lira turca si è deprezzata del 10% rispetto al dollaro e il Governo ha bruciato molte delle riserve per coprire questo deprezzamento causa il quale il debito è molto aumentato. E neanche il gas promesso del Governò libico a Erdogan dopo l’ intervento armato di sostegno potrebbe essere sufficiente a raddrizzare la situazione. L’ ultima provocazione del Presidente turco è una querela contro il settimanale francese Charlie Hebdo per una vignetta pubblicata due giorni fa che lo disegna in modo da lui giudicato irriverente e offensivo. Uno strano modo di intenderei la satira e la libertà di opinione. Ma intanto sale ulteriormente la tensione e il livello dello scontro.

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