sabato, 31 Ottobre, 2020

Escalation Libia, dalla guerra civile alla guerra totale

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Dalla guerra civile alla guerra totale. Così potrebbe essere riassunto l’evolversi degli avvenimenti in Libia. Nelle ultime ore infatti si sono susseguiti avvenimenti politici e bellici che hanno portato a questa escalation. Dopo che il generale Haftar si è autoproclamato unico capo del Governo rompendo di fatto gli accordi presi su pressione ONU che avevano portato alla formazione del Governo Serraj, dopo che la Turchia con Erdogan ha annunciato una forte ripresa dei combattimenti proprio per eliminare la presenza dell’esercito di Haftar sul territorio libico, nonostante l’inizio del Ramadan e le pressioni internazionali per una tregua  le operazioni militari stanno avendo  una moltiplicazione inaspettata  chiaro segnale che ormai siamo giunti ad una fase del conflitto che si può definire di guerra totale.

Le truppe del governo legittimo di Serraj hanno rotto l’assedio a Tripoli e si stanno dirigendo verso il confine tunisino e dopo aver riconquistato l’aeroporto di Al Wattia puntano verso sud.  Haftar da parte sua ha ripreso i bombardamenti sulla capitale. Diversi razzi hanno colpito il quartiere di Abu Salim causando parecchie vittime civili e facendo presupporre la ripresa dell’attacco a Tripoli. Questo avviene in presenza di un rafforzamento della presenza turca in appoggio a Serraj con la presenza sulle coste mediterranee di un numero raddoppiato di fregate piene di armamenti e di consistenti quantitativi di armi e mezzi guerreschi inviati a Haftar da Egitto e Emirati Arabi. A ciò si è aggiunto da parte degli aerei di Haftar il bombardamento dell’ aeroporto di Misurata. In una dozzina di raid con aerei e droni sono stati bombardati depositi di carburante che hanno preso fuoco con colonne di fumo e di fiamme che si sono levate  provocando enormi danni.

Una delle incursioni più pesanti mai verificatesi che hanno provocato allarme anche alla vicina base italiana composta da un ospedale da campo e da un contingente militare che però non sono stati coinvolti. L’impressione è che di sia ormai giunti al redde rationem con due soluzioni possibili: o l’improbabile prevalere di una delle parti in lotta o un accordo imposto dai reali manovratori Russia e Turchia con la inevitabile sostituzione dei leader libici attuali. In ogni caso un insuccesso per l’Europa e soprattutto per l’Italia ininfluente in un territorio che storicamente ha visto la sua attiva presenza anche economica. Di certo c’è che dato il deteriorarsi della situazione sono ripresi massicciamente gli sbarchi dei migranti sulle coste italiane. A Lampedusa vi è nuovamente una situazione drammatica anche per le misure precauzionali prese per il contagio da coronavirus che prevedono un periodo di quarantena per tutti i migranti sbarcati e la mancanza di spazi sufficienti per accoglierli.

Alessandro Perelli

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