giovedì, 25 Febbraio, 2021
Direttore Responsabile Mauro Del Bue

Essere o non essere

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La situazione attuale del PSI ha qualcosa di amletico, nella compagine politica attuale. Essere o non essere con Conte? Essere o non essere con Renzi?
Il buon Mauro Del Bue ci dice che la soluzione di tale dubbio è nel considerare che l’unico senatore che ha il PSI non sarà tra i cosiddetti “responsabili” che assicureranno la sopravvivenza del governo Conte, altre fonti giornalistiche e le dichiarazioni dello stesso Nencini, però, fanno credere il contrario, o quanto meno che la fiducia a Conte sia “responsabilmente” da attribuire a lui. La dichiarazione congiunta con il segretario Maraio è infatti, tra l’altro, la seguente: “…spetta al presidente del Consiglio indicare la strada per una rinnovata coesione di tutta la maggioranza” e chi è ora ancora il Presidente del Consiglio se non Conte?
In ogni caso, questo dubbio o nodo gordiano sarà presto sciolto o tagliato e quando Conte si presenterà per chiedere la fiducia, sapremo quale sarà il destino del suo governo e quale sarà la scelta dell’unico senatore del PSI: o quella di negarla, anche di fatto astenendosi o uscendo dall’aula, atteggiamento che sarebbe un po’ meschino, oppure attribuirgliela, segnando così una divaricazione netta rispetto alla decisione di Renzi.
Non ci vorrà molto per capirlo e per comprendere quale sarà il futuro di Conte. Ce ne vorrà purtroppo invece per capire quale sarà il futuro di un Paese che ha il più alto numero di morti per abitante ed in cui non è ancora chiaro quale piano possa essere messo in campo per superare definitivamente sia la crisi sanitaria che quella economica, salvaguardando il lavoro e la salute degli italiani. Perché non ci dobbiamo dimenticare che l’obiettivo di un governo in Italia non deve e non può essere quello di trovare nuovi equilibri, ma deve essere quello di assicurare la salute ed il lavoro ad una popolazione italiana che è forse nella sua più grave sofferenza dall’epoca della seconda guerra mondiale.
Se siamo in piena guerra batteriologica a bassa intensità solo il futuro potrà dirlo, ora però è meglio non agitare fantasmi, è piuttosto opportuno essere concreti, efficienti e soprattutto solerti nell’affrontare e risolvere i problemi del Paese.
Un vero statista non è quello che ha grandi capacità oratorie o politiche, ma quello che rivela un grande tempismo, Renzi non ha tutti i torti a rimarcare che l’operato del governo da tempo non è adeguato alle necessità impellenti che attanagliano il Paese e se avesse aperto la crisi a settembre oppure se lo avesse fatto in primavera, o almeno dopo la fine dell’emergenza sanitaria, molti gli avrebbero dato più ragione che torto. Ma farlo ora, nel periodo più drammatico della seconda ondata della pandemia, quando persino il destino di coloro che si stanno vaccinando risulta incerto a causa delle varie mutazioni che si stanno presentando, quando le decisioni che si devono prendere sono impellenti e molto necessarie per un alto senso di responsabilità verso il Paese, appare inevitabilmente non solo del tutto assurdo, ma evidentemente anche irresponsabilmente e assolutamente incomprensibile. A meno che non si abbia già una concreta alternativa da proporre che non sia il voto.
Potrà essere una alternativa credibile una sorta di governo di “emergenza nazionale” guidato da una personalità di altissimo profilo internazionale come Draghi? Chi potrà attribuire la fiducia a Draghi? E lo stesso Draghi sarà disposto a prendere nelle sue mani questa patata incandescente solo per traghettare il nostro Paese per sei mesi e verso elezioni che appaiono sempre più inevitabili?
Sono questi i quesiti che per ora non hanno una risposta certa, e restano aperti a tutte le illazioni.
C’è modo e modo di contestare un governo, quando non se ne condivide la linea economica e politica. Il primo e più limpido è passare all’opposizione, non necessariamente appiattendosi su quella già esistente, come ha fatto Calenda. Il secondo è punzecchiarlo a giorni alterni per cercare di dirottarlo verso altre prospettive, per poi, alla fine uscirne come ha fatto Renzi, nel momento sbagliato. Il terzo è farlo cadere andando a votare, e questo se apparentemente è il modo più semplice e lineare per risolvere una crisi, da noi, invece può essere persino il prologo di maggiori problemi.
Tra i navigati conoscitori del panorama politico italiano, vediamo di recente Tabacci, tra i migliori democristiani sopravvissuti alla spiaggiatura della Balena Bianca, ammiccare al TG1 con un sorriso sornione e affermare: “Il Presidente Conte deve dire se è della partita..”, che tradotto in democristianese..suona come.. “deve dirci che ruolo vuole attribuire ai responsabili..se nella partita ci fare goal o ci mette nelle riserve”
Qualcuno potrebbe anche sorprendersi ma, visto come sono andate le cose in Italia dopo le sacrosante elezioni, non ci pare davvero di doverci stupire..
Se vogliamo infatti fare un po’ di analisi retrospettiva capiamo benissimo che questo succede quando si trascina l’ambiguità con il trasformismo, quando due partiti che si sono insultati nel peggiore e più volgare dei modi in campagna elettorale, si ritrovano abbracciati al governo, dopo avere frodato gli elettori. Se avessimo votato alla rinuncia di Salvini, oggi ci sarebbe un centrodestra in piena crisi comatosa e un centrosinistra più forte pronto a governare, invece ci troviamo nella situazione esattamente inversa..e ci scandalizziamo ora se un navigato democristiano si inserisce in quella trama del becero trasformismo che da De Pretis a Conte non ha mai abbandonato l’Italia?
E’ questo il vero male cronico dell’Italia che minaccia seriamente il futuro e la salute degli italiani.
I giochetti per restare a galla..il minacciare..dopo di me il diluvio..il ricattare la gente dicendo..vedete, dopo, senza di noi, andranno al governo i beceri.
Ma può seriamente ammettere una democrazia matura basata sul senso della responsabilità e su un confronto in cui maggioranza ed opposizione sono entrambe legittimate dal rispetto delle regole costituzionali, una opposizione di “beceri” oppure un governo “senza alternativa”? O, ancora peggio, la costruzione di politiche di sopravvivenza governativa a tutti i costi?
Zingaretti ha detto chiaramente che a Conte l’unica alternativa sono le elezioni, e questa parrebbe la dichiarazione più onesta fino ad ora, salvo considerare però che, a suo tempo, lo stesso Zingaretti con toni persino accorati, disse: “mai al governo con il M5S”. A chi credere dunque?
Per ora non ci resta che credere ai fatti che dimostrano che la democrazia, già essendo malata prima di questa pandemia, sta purtroppo, e non solo in Italia, scivolando verso uno stato comatoso ed irreversibile. Quando questo avviene, tutto è possibile, anche l’assalto alla sede istituzionale della democrazia più antica del mondo moderno. Se in Italia accade sempre, solo con un po’ di tempo di distanza, quello che è già accaduto lì, non abbiamo molto da stare sereni.
Ma tornando alle “beghe nostrane”..a Zingaretti le elezioni convengono molto, perché con esse, potrà evitare di ricandidare i renziani che gli son rimasti sul gruppone nel suo partito, a Renzi invece le elezioni non porterebbero nemmeno il 3%, mentre il centrodestra vincerebbe con grande margine di distanza dal centrosinistra. E allora non è nemmeno escluso che sia proprio il centrodestra a candidare invece di Salvini, come molti temono, lo stesso Draghi e ad affidagli un nuovo piano di risanamento che incontrerebbe sicuramente il favore dell’Europa
Dove, in questa prospettiva, possa collocarsi lo stesso Renzi non si sa, a meno che non abbia l’illusione, nella sua autoreferenziale fantasia sfrenata di farlo lui, dopo Berlusconi, il leader del centrodestra. Cosa assai difficile per uno che è persino “ospite” di un gruppo parlamentare.

 

Carlo Felici

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Riguardo l'Autore

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Docente abilitato in Lettere, Storia e Filosofia per la scuola secondaria. Redattore dell'Avanti! on line. Ricercatore di storie poco note e controcorrente.

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