martedì, 25 Febbraio, 2020

Eterologa, prima fecondazione in un ospedale

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Eterologa-primo-intervento“Un trattamento che dura pochissimo, non cruento, praticato in day hospital”. Con queste parole la direttrice sanitaria dell’ospedale Careggi di Firenze, Maria Teresa Mechi ha spiegato l’intervento di fecondazione eterologa, ossia il ricorso a un donatore esterno di ovuli o spermatozoi nei casi di infertilità assoluta, effettuato stamane. Si tratta del primo caso nel nostro Paese in una struttura pubblica, eseguito con un seme acquisito, in quantità limitata e comunque necessaria a garantire al massimo 3-4 trattamenti, da un istituto europeo, una banca del seme, accreditato e autorizzato. E’ dunque la Regione Toscana la prima a procedere dopo la sentenza della Consulta che lo scorso aprile ha smantellato la legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita, definendone “illegittimi” alcuni articoli, quelli relativi appunto al divieto di fecondazione eterologa.
FECONDAZIONE ACCESSIBILE A TUTTI – Lo scorso 4 settembre la conferenza delle Regioni aveva approvato all’unanimità un documento con le linee guida per rendere le regole omogenee in tutto il Paese, he faranno da riferimento per i centri di autorizzati a eseguirla. Di fatto, in questo modo si è scritto l’ultimo atto della famigerata legge 40, facendo sì che la fecondazione eterologa non sia più un privilegio consentito solo a chi poteva permettersi esosi viaggi all’estero, ma diventi accessibile in tutta Italia, nessuna regione esclusa.

BOOM DI RICHIESTE – Nel frattempo all’ospedale Careggi sono già oltre mille le coppie che hanno fatto richiesta per accedere al percorso di fecondazione eterologa. La maggior parte risiede in Toscana, seguono il Lazio (15%), la Lombardia e la Campania (10%) e la Puglia (8%). La fecondazione eterologa viene praticata in tutta Europa “non è simbolico che oggi avvenga in Toscana, c’è una normalità occidentale” ha commentato Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana. Inoltre, secondo il governatore “neanche da un punto di vista etico c’è alcunché che possa preoccuparci”.

Siria Garneri

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