domenica, 17 Gennaio, 2021

Etiopia, la guerra e la paura del terrorismo islamico

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La guerra civile (non si può che chiamarla così) in Etiopia pare avere le ore contate. Le truppe inviate dal Governo di Ably Ahmed dopo tre settimane di offensiva sembrano aver preso decisamente il sopravvento sui ribelli del Tigray, la regione che aveva contestato l’accordo con l’Eritrea e il rinvio delle elezioni causa la pandemia da coronavirus.
Ably, in un comunicato diffuso contemporaneamente a un altro simile dell’esercito federale, ha annunciato che la capitale del Tigray, Macallè, è sotto il pieno controllo delle forze governative che controllano l’aeroporto e il palazzo dell’ Esecutivo regionale. Ciò mentre l’ONU valuta in non meno di cinquantamila i tigrini che sono fuggiti dal loro territorio e sono riparati in Sudan.
Ma la situazione è tuttora confusa e presenta numerosi casi di incertezza e di pericolo che riguardano anche gli italiani che ancora si trovano nel territorio del Tigray. Sono locali che non sono evacuati nelle scorse settimane e missionari salesiani, suore e volontari laici che hanno deciso di rimanere per aiutare la popolazione.
A Macallè c’è la scuola Don Bosco e sono attive organizzazioni no profit del nostro Paese. Inoltre Calzedonia ha aperto una fabbrica, in questo momento chiusa per i combattimenti, che ha fatto rientrare in Italia i dipendenti nostri connazionali. Il Fronte di Liberazione nazionale attraverso il suo leader Debretsion Gebremichael ha ammesso la conquista della capitale avvenuta dopo pesanti bombardamenti ma ha anche dichiarato di aver respinto nel resto del territorio le truppe governative infliggendo pesanti perdite e riuscendo ad abbattere un jet nemico e a catturarne l’equipaggio. I comunicati di questo genere hanno ovviamente sempre una inclinazione propagandistica ma ci si chiede se la guerra civile possa trasformarsi in varie sacche di resistenza dei ribelli tenendo conto che questi possono contare ancora su migliaia di soldati. Vi è poi la preoccupazione che altri Stati del Corno d’Africa possano essere coinvolti nel conflitto. Nella vicina Etiopia per esempio negli ultimi giorni vi sono state varie esplosioni nella capitale Asmara. Sono state rivendicate dal Fronte di Liberazione nazionale tigrini che accusa il Governo di questo Paese di essere un alleato di Ably. Nel Sudan dove già sono presenti decine di migliaia di profughi si teme una vera emergenza sociale ed economica non essendo il Paese in grado di dare accoglienza a tutti i richiedenti.
L’ONU ha stimato in 150 milioni di dollari le risorse necessarie per fronteggiare questa situazione. In questo contesto sempre più complesso e che procura ai popoli coinvolti enormi difficoltà e sofferenze trova facilmente spazio il terrorismo islamico Gruppi soprattutto legati a Al Qaeda da anni operano attivamente e sono i responsabili di numerosi attentati. Per questo motivo la Nato e gli Usa hanno messo in atto dal 2002 l’operazione Enduring Freedom per combattere e debellare questo terrorismo. Ma gli estremisti islamici oltre a esaltare l’integralismo soffiano sul fuoco del malcontento popolare trovando terreno fertile. La guerra civile etiopica ha costituito una cassa di risonanza che rischia, oltre al resto, di alimentare ulteriormente Al Qaeda.

Alessandro Perelli

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