martedì, 29 Settembre, 2020

Euronomics, la linea non cambia. È quella di Berlino

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APPROFONDIMENTO-MerkelSe alla vigilia delle elezioni per il Parlamento tedesco molti speravano che la posizione della Germania sulla via da percorrere per risolvere la crisi dell’euro potesse cambiare, i risultati usciti dalle urne non possono che averli delusi; il risultato elettorale, infatti, si è risolto in un nulla di fatto, in quanto gli anti-euro di Afd (Alternative für Deutschland) non sono entrati al Reichstag, i conservatori di Cdu/Csu hanno avuto un risultato al di là di ogni previsione e i cosiddetti progressisti dell’Spd hanno conseguito un piccolo incremento, ma a spese del partito dei Verdi (Grünen). Se la sinistra europea alla vigilia delle elezioni nutriva la speranza che la candidatura al cancellierato del segretario dell’Spd, Peer Steinbrück, fosse la premessa, in caso di vittoria, per la formazione di un governo di coalizione con i Grünen filoeuropei, devono prendere atto che la loro speranza è risultata vana.

Ciò che la sinistra europea stenta da tempo a comprendere è che l’approccio della Merkel alla crisi dell’euro, prima di essere un approccio conservatore, è un approccio che appartiene alla cultura economica tedesca. Molte delle posizioni e delle decisioni delle “cancelliera di ferro” derivano da una specifica tradizione germanica del pensiero economico, che mutua la sua origine dall’ordoliberalismo; un’ideologia, questa, che non è solo condivisa dai conservatori o dal partito liberale, ma è anche condivisa dagli altri partiti e, dunque, anche da gran parte del partito socialdemocratico.

Nel dibattito economico all’interno della Germania, si afferma spesso che l’approccio alla crisi dell’euro è basato o sull’interesse esclusivo del Paese a tutelare i suoi crediti sull’estero, oppure sulla determinazione ad evitare il pericolo della storica esperienza inflattiva della Repubblica di Weimar all’indomani delle prima guerra mondiale.

Due importanti economisti tedeschi osservano, in “L’Europa in panne” (Il Mulino, 4/2013), che non sono tanto le due preoccupazioni appena indicate a rivestire un ruolo decisivo nella formulazione della politica interna ed internazionale della Germania, quanto i principi che sono propri dell’ordoliberalismo.

Il principio centrale di quest’ideologia è che tutti i governi dell’eurozona dovrebbero disciplinare i mercati, in modo che l’esito spontaneo del funzionamento di questi si avvicini il più possibile a quello teorico di un mercato perfettamente competitivo; così, sebbene si abbiano in Germania differenze interpretative dell’ordoliberalismno, esiste tuttavia ancora un consenso predominante tra i componenti delle società politica tedesca a condividerne e ad accettarne i principi. Il partito dei conservatori (Cdu/Csu) è sempre stato tradizionalmente influenzato dall’ordoliberalismo, per cui ha sempre giudicato l’indisciplina fiscale la causa di tutti i mali economici e, in particolare, la causa principale della crisi del debito sovrano dei Paesi maggiormente in crisi; è questo il motivo per cui la Merkel ha sempre richiesto, nei passati cancellierati, e si presume continui a farli anche nel prossimo, austerità, sorveglianza in materia fiscale e sforzi continui per aumentare la produttività e la crescita nei Paesi maggiormente esposti agli esiti della crisi dell’euro.

Dopo il risultato delle ultime elezioni, poche sono le speranze che un cambiamento della politica conservatrice prevalsa sinora possa cambiare per l’apporto del’Spd di Peer Steinbrück; sebbene il partito socialdemocratico abbia sempre tentato di combinare il giudizio favorevole alla responsabilità fiscale con la solidarietà europea, si deve prendere atto che ora i rapporti di forza all’interno di un’eventuale Grosse Koalition tra il partito di Angela Merkel e quello socialdemocratico non possono evitare che quest’ultimo occupi una posizione ancillare rispetto al partito dei conservatori; ciò renderà estremamente difficile qualsiasi proposta volta a fare accogliere ai tedeschi l’urgenza di una solidarietà all’interno dell’eurozona più ampia che nel passato.

Per sottrarsi alla posizione ancillare, l’Spd dovrebbe prendere atto dei limiti del suo programma politico sinora propagandato, troppo orientato verso l’interno e poco propenso ad accettare l’idea che la crisi dell’euro e dell’Unione europea possa essere risolta solo adottando un approccio transnazionale; quel che occorrerebbe, dunque, nell’interesse di tutti, Germania inclusa, è che l’Spd conduca all’interno della Germania un’azione politica formulata in comune coi restanti partiti socialisti europei; ciò al fine di favorire la maturazione di un’opinione pubblica europea più aperta al riconoscimento dell’urgenza di una maggiore solidarietà e sottrarre così la soluzione dei problemi dell’Europa ai limiti asfittici dei confini germanici. Questa posizione consentirebbe, tra l’altro, all’Spd di sottrarsi al ruolo di semplice appendice di Angela Merkel.

 Gianfranco Sabattini

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