mercoledì, 13 Novembre, 2019

EUROPA AL BIVIO

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Ci siamo. Il semestre italiano di presidenza del Consiglio dell’Unione europea, volge al termine. Un semestre che non ha lasciato molte tracce di sé. Senza un ministro per gli Affari Europei, Renzi ha delegato la materia a un sottosegretario. Un modo per seguire il semestre in prima persona, senza tante prime donne che potessero fare ombra. Ma il segno che l’Italia voleva lasciare in modo indelebile si stenta a vedere.

Del semestre ha parlato anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nella cerimonia di auguri con le alte cariche dello Stato. Napolitano, in un discorso di deciso sostegno al governo, ha affermato che in Europa abbiamo lavorato “per un cambiamento delle politiche dell’Unione e per una sua guida che favorisse la svolta per la crescita”. Nel semestre di presidenza dell’Ue “il governo italiano – ha detto ancora. Napolitano – partendo dall’accurato lavoro preparatorio del governo precedente, ha potuto operare validamente e con maggior sicurezza per un nuovo corso delle politiche finanziarie e di bilancio dei 28, oltre i limiti divenuti soffocanti e controproducenti dell’austerità”. Napolitano ha poi detto che “ai sindacati per i quali sempre auspico che siano costruttivamente uniti, chiedo il rispetto delle prerogative delle decisioni del governo e del Parlamento e uno sforzo convergente di dialogo anche su questioni vitali di interesse generale”.

“Le prove che il sistema Italia e la democrazia italiana devono sostenere – ha detto ancora – sono ancora pesanti sul fronte dell’andamento dell’economia, del pil e delle oscillazioni della disoccupazione, segni di inversione della tendenza nel 2015-2016 ci potranno essere se non si affievolisce la linea concordata da governo e Parlamento”.

Alla Camera il presidente del Consiglio ha presentato il Consiglio europeo che si terrà giovedì e venerdì prossimi. “O l’Europa cambia o rischia di perdersi” ha detto Renzi. “Possiamo a mio giudizio vivere la fase che si è aperta come l’occasione in cui o cambiamo, oppure rischiamo di essere perduti noi e di avere perduto l’Europa”. Renzi ha poi citato Luigi Einaudi: “Se non sapremo farci portatore di un ideale umano e moderno nell’Europa d’oggi siamo perduti ed è perduta l’Europa”.

Sei le risoluzioni presentate: una dalla maggioranza e le altre da Roberto Calderoli, Sel, Lega, M5s e Fi. La risoluzione di maggioranza è stata approvata, un un’aula piena come si converrebbe vista l’occasione, con 312 sì, 176 no e due astenuti.

La Commissione Ue, ha detto ancora Renzi “deve tornare a fare politica” e non limitarsi a fissare “parametri” da rispettare. “Dico torni perché non sempre è accaduto questo nei dieci anni precedenti. Anche in recenti dibattiti parlamentari abbiamo sentito parole molto dure sulla Commissione in questi anni, anche da chi quella Commissione aveva sostenuto. È fondamentale – ha precisato – che facciamo di tutto per recuperare credibilità”, come Italia. Ma d’altro canto bisogna “fare dell’Europa un luogo non dove si fanno parametri ma un luogo al quale Einaudi si riferiva con quelle parole”, ovvero un luogo dove vive “un ideale umano e moderno”.

Insomma una critica a tutto tondo. Con i soliti attacchi a cui non ha mai rinunciato in questi mesi: basta con il rigore è ora di passare alla crescita. Quindi la necessità di passare a un piano due. Come quello di investimenti di Juncker che ha definito come “un primo passo” verso politiche di crescita, anche se “non è sufficiente”. “Il piano degli investimenti, che certo si può migliorare, è il primo segno che finalmente torniamo a discutere di crescita e non solo di austerità”. Su questo punto, ha precisato, “molte voci si sono alzate, qualcuno lo ritiene un passo decisivo, qualcuno un topolino partorito da una montagna di dichiarazioni. Credo dobbiamo prendere atto che come in questi sei mesi l’Europa ha iniziato a cambiare il proprio approccio”. “Pochi – ha sottolineato Renzi – pensavano che avremmo avuto successo quando venimmo a dire che avremmo posto il tema della crescita. Perché – ha ricordato – l’acronimo del patto di stabilità e crescita prevede anche la ‘c’ di crescita”.

In concreto il primo ministro italiano ha chiesto all’Europa di consentire di “scorporare dal patto di stabilità i propri investimenti su proprie opere pubbliche”, dichiarandosi “anche pronti a una verifica”. “Continuerò nel Pse – ha continuato – che ha ancora una timidezza incomprensibile, e nel consiglio Ue a combattere perché gli investimenti per ridurre la bolletta energetica, quelli per la banda larga, per l’edilizia scolastica o per le periferie possano essere esclusi dal patto di stabilità”.

Dura Forza Italia che, al di fuori del Patto del Nazzareno, si ricorda di essere opposizione: “Vede, signor presidente del Consiglio – ha detto il capogruppo Brunetta – lei è molto debole in Italia, in questo momento, ma è ancor più debole in Europa. Mi hanno dato quasi fastidio, e mi creda ce ne vuole, i giudizi violenti, sprezzanti, quasi insultanti, di Juncker, di Katainen, di Weidmann, persino del mite Moscovici, sull’Italia e su di lei. Mi hanno fatto male, non perché lei non lo meritasse, non perché il suo governo non lo meritasse, ma da quale pulpito dal pulpito di Juncker, dal pulpito di Moscovici, dal pulpito di Katainen. Ecco vede, lei in Italia è debole, ma in Europa – ha concluso – è debolissimo”. Stesso tenore per Sel: “Siamo ancora una volta allo stadio delle promesse. Il piano Junker è una scatola vuota, anzichè 300 miliardi forse sono ne disponibili solo 21. Nel frattempo sulla politica estera nulla si muove. Siamo di fronte alla solita bolla mediatica. La disponibilità rivendicata da Renzi a modificare il patto di stabilità, come abbiamo visto nella manovra finanziaria, ha avuto un impatto molto relativo”.

Per i socialisti hanno preso la parola Marco Di Lello e Pia Locatelli. Per il Presidente dei deputati socialisti Marco Di Lello siamo arrivati al momento delle verifiche: “Essendo un semestre che ha visto il succedersi della Commissione Barroso con quella Juncker, si è senz’altro pagato un prezzo in termini di capacità decisionali, ma questo non ci esime dall’esprimere una valutazione”.

“Domani 17 dicembre il Parlamento europeo in seduta plenaria – ha detto nel suo intervento la deputata socialista Pia Locatelli – voterà una risoluzione a favore del riconoscimento dello Stato della Palestina. Questo voto segna un’importante svolta politica nell’Unione europea e fa eco ad altre analoghe, recenti prese di posizione dei Parlamenti di Gran Bretagna, Francia, Irlanda, Spagna ed al riconoscimento ufficiale da parte della Svezia. Signor Presidente, le chiediamo che questo impegno venga preso al più presto in Italia, come in Europa, come ultimo atto – secondo noi, il più significativo – del semestre a guida italiana”.
Del gruppo misto-socialisti è intervenuto anche Claudio Fava, secondo cui il giudizio che Renzi ha espresso sul semestre europeo “pecca forse per eccesso di generosità. Lei – ha detto Fava – chiede di rinviare il bilancio. Siamo al 16 dicembre e un bilancio è dovuto anche se ancora ci attende una riunione della Presidenza. Noi abbiamo condiviso in questi giorni il suo sentimento, più che di fastidio, di nausea per i fatti che sono accaduti in Italia e ci hanno consegnato le cronache. Coerenza avrebbe voluto che questo sentimento di nausea si traducesse in un’azione di impulso che la sua Presidenza in Europa non ha portato avanti”.

Redazione Avanti!

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