domenica, 25 Ottobre, 2020

EUROPA IN STALLO

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A Bruxelles, vertice dell’Unione ancora senza esito e conclusione rinviata più volte. Nonostante una girandola di incontri bi- e trilaterali con patrocinatori ed al contempo emissari la Presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, il Presidente del Consiglio europeo, Charles Michel e la Bundeskanzlerin, Angela Merkel, i contrasti tra i Paesi “frugali” ed i “Mediterranei” restano inalterati. Anzi, in alcuni casi, ancor più acuiti dalle rigidità e durezze, anche verbali, andate in scena nella riunioni plenarie e nei colloqui separati. Questa la fotografia dopo due giorni e notti di trattative, seppur si parli di piccoli passi di avvicinamento. La ripresa ufficiale del Consiglio, intanto, è stata fissata nel primo pomeriggio.

 

Gli alfieri più duri del gruppo dei quattro “rigoristi” assieme alla Finlandia, i Paesi Bassi del Premier liberal-conservatore Mark Rutte, la Danimarca della socialdemocratica e neo sposa, Mette Frederiksen, ed il Cancelliere austriaco popolare di destra, Sebastian Kurz, finora non hanno accettato alcun compromesso nemmeno tra le ipotesi, ovviamente al ribasso per gli Stati del Sud, ideate da Charles Michel, né sul bilancio settennale dell’Unione fissato a 1.075 miliardi di Euro che vorrebbero meno consistente; né sugli sconti al budget Ue, di cui intendono continuare a godere segnatamente Austria, Danimarca e Svezia; né soprattutto sul fondo-contenitore complessivo per la ripresa economica fissato a 750 miliardi di Euro.

 

Il Presidente del Consiglio italiano, Giuseppe Conte, sia nella tarda serata di sabato e poi oggi, intrattenendosi con i giornalisti, a conclusione dall’ultimo round di colloqui, ha parlato di «stallo», di un «negoziato complicato» e di aver sottolineato ai Paesi del Nord Europa – sbrigativamente i “Frugal Four” con alcune altre capitali di rinforzo nelle retrovie -, di non insistere con posizioni non accoglibili dall’Italia e, nel complesso, dai cittadini d’Europa: «Dobbiamo dare risposte serie al disagio sociale, alla nostra collettività. Le riforme le faremo, ma vogliamo una fiscalità comune europea». Rivolgendosi in special modo a L’Aja, per Conte «non è accettabile» che «alcuni Paesi facciano dumping fiscale» verso gli altri partner. E ancora su Rutte, con cui ha comunque un «buon rapporto personale »,che il primo ministro olandese sarà «vincente in patria», ma «non in Europa» perché sta anche mettendo a rischio i mercati con la sua intransigenza.

 

Le misure straordinarie presentate dalla von der Leyen – sostenute da Berlino e Parigi e con Italia e Spagna sul pedale dell’acceleratore – per fronteggiare la gravissima crisi economica dell’Unione, causata dall’emergenza sanitaria del Covid-19, continuano quindi ad essere contestate nelle cifre e nelle modalità di assegnazione dalla pattuglia rigorista, che in realtà rappresenterebbe – come viene perfidamente rilevato da alcuni dei partner “senior” – soltanto il 27% dei cittadini della Ue.

 

Il Piano per la ripresa, a grandi linee, per L’Aja, Vienna, Copenhagen e Stoccolma e affini, deve essere fissato a una minore entità e totalmente ricalibrato, la quota di sovvenzioni a fondo perduto ridotta, aumentata la parte di prestiti concessi ed integralmente da restituire. Così Michel, per venire loro incontro, ha ripetutamente proposto meno dei 500 miliardi di Euro iniziali delle somme a fondo perduto. E inoltre, la questione della ‘governance’ delle somme: i “Frugals” intendono mantenere per ciascuna capitale un controllo puntuale – e particolarmente occhiuto – sul Programma di riforme strutturali presentate o in via di presentazione (l’Italia lo farà il prossimo settembre) dai singoli Stati alla Commissione di Bruxelles, nonché nessuna deroga al voto all’unanimità dei 27.

 

Sebbene il Presidente belga Michel abbia anche escogitato un “freno d’emergenza” che blocca i fondi Ue qualora i contenuti e lo scadenzario del Programma di riforme statali non soddisfacessero qualche membro, anche questa modalità non è parsa sufficiente ai rigoristi. Identico “no” al tentativo di Michel di bypassare il voto all’unanimità con una votazione con maggioranza qualificata che però potrebbe essere reversibile.

 

La Germania della Cancelliera Merkel, da parte sua, sta cercando di spingere il più possibile per una conclusione positiva per poter ribadire che esiste una «solidarietà europea» di fondo per una fuoriuscita dalla crisi post-lockdown, attraverso i tre pilastri del ‘Next generation UE’ e, soprattutto, con il relativo sottotesto del ‘Recovery Fund’.

 

Da sottolineare qui il ripensamento personale della leader berlinese sulla tradizionale impostazione del rigorismo cieco di bilancio del recentissimo passato e la determinazione di orientarsi su una strada diversa per l’uscita dalla crisi economico-sanitaria, che le sta assicurando un prestigio ancor più solido tra i partner europei e nella comunità internazionale.

 

Intanto, oltre alle valutazioni del Premier italiano per i “Mediterranei”, si fronteggiano le dichiarazioni dei due fronti contrapposti che, attraverso le ripetute proposte di mediazione di Michel non pare vadano avvicinando le rispettive posizioni, nemmeno con l’aiuto degli sherpa.
L’ultima proposta su cui non si è trovato l’accordo è la discesa della cifra iniziale a 400 miliardi di Euro, mentre i rigoristi vorrebbero fissarla addirittura a non più di 350 miliardi, per Roma invece il crinale sarebbe il non oltrepassare la quota assegnata, nella ripartizione dei fondi, che calerebbe da 190 a 170 miliardi. E l’Italia contesta soprattutto anche la diminuzione di 10 miliardi della sua fetta di sovvenzioni, quelle cioè a fondo perduto, che passerebbe da 90 a 80 miliardi di Euro.

 

Sabato scorso il Cancelliere austriaco Kurz affermava: «E’ una dura lotta, una dura trattativa, ma ci stiamo muovendo nella giusta direzione», mentre valutando il vertice europeo – il primo faccia a faccia dopo mesi di incontri virtuali dei capi di Stato e di Governo a causa del Coronavirus -, il Presidente francese, Emmanuel Macron, ha sottolineato invece che esso avrebbe dovuto risultare come un «momento di verità e ambizione per l’Europa».

 

Nessun dubbio che ad oggi la situazione è ancora più complicata. L’incognita, al momento, è se il Consiglio europeo straordinario si chiuderà con un accordo, sia pur in tono minore, oppure, nella ipotesi peggiore, ci si attesti direttamente su una base interlocutoria e rinviando il tutto ai tecnici, in vista di una nuovo vertice da fissare successivamente.

Roberto Pagano

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