mercoledì, 18 Settembre, 2019

L’EUROPA SMONTA LA MANOVRA

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L’Italia ha squilibri macroeconomici eccessivi. L’elevato debito pubblico e la dinamica debole della produttività nel nostro Paese implicano rischi con rilevanza transfrontaliera, in un contesto di livelli ancora elevati di crediti deteriorati e di alta disoccupazione. Lo ha rilevato la Commissione europea, nella comunicazione approvata oggi dal collegio dei commissari, che ha valutato le condizioni macroeconomiche dei singoli Paesi.

Il commissario europeo agli Affari Economici e finanziari, Pierre Moscovici, in una conferenza stampa a Bruxelles, ha detto: “L’Italia deve adottare misure per migliorare la qualità dei conti pubblici, aumentare l’efficienza della pubblica amministrazione e della giustizia, migliorare l’ambiente economico. In più l’urgenza di farlo è sempre più grande, dato che le prospettive economiche dell’Italia si stanno deteriorando. Ricordo che la crescita prevista per il 2019 non è più alta dello 0,2%: per questo sentiamo questa urgenza e vogliamo sottolinearla. Il messaggio della Commissione Europea all’Italia non è nuovo ma è piuttosto forte. L’invito all’Italia è quello di adottare misure per migliorare la qualità dei conti pubblici, aumentare l’efficienza della pubblica amministrazione e della giustizia, migliorare l’ambiente economico. In più l’urgenza di farlo è sempre maggiore, dato che le prospettive economiche dell’Italia si stanno deteriorando. Ricordo che la crescita prevista per il 2019 non è più alta dello 0,2%: per questo sentiamo questa urgenza e vogliamo sottolinearla”.

Secondo la Commissione europea, il rapporto tra debito pubblico e Pil non potrà più essere declinato nei prossimi anni, poiché le deboli prospettive macroeconomiche e gli attuali piani di bilancio del governo, sebbene meno espansivi rispetto ai piani iniziali per il 2019, comporteranno un deterioramento dell’avanzo primario.
Gli elevati rendimenti dei titoli di Stato, paragonati ai livelli dell’inizio del 2018, stanno pesando sui costi di raccolta delle banche e sul capitale, cosa che a sua volta pesa sul resto dell’economia e sulla crescita del Pil. Inoltre, la Commissione ha presente che l’Italia è il Paese dell’Ue che più mette barriere a chi voglia investire sul suo territorio, anche se la nostra economia, in recessione tecnica, avrebbe bisogno di investimenti.
Secondo la comunicazione dell’Istituzione europea, il nostro Paese è quello che nell’Unione europea presenta, in assoluto, l’ambiente più ostile agli investitori. Delle diciannove categorie individuate dai funzionari della Commissione per misurare le difficoltà che devono affrontare gli investitori nei vari Paesi Ue, per un investitore che voglia mettere dei soldi nell’economia italiana, il nostro Paese non ha barriere solo in tre categorie. In particolare, riguarderebbero la legislazione nel campo delle telecomunicazioni, dell’energia e dei trasporti, settori che sono stati relativamente liberalizzati negli ultimi decenni. Restano ostacoli nelle altre sedici categorie, per esempio, nel campo dei rapporti con la Pubblica amministrazione, alla voce ‘oneri regolatori ed amministrativi’, ‘Pubblica amministrazione’ in sé e per sé, ‘appalti’, ‘sistema giudiziario’, ‘diritto fallimentare’, ‘quadro legislativo della concorrenza e regolatorio’. Oppure, per quanto riguarda il mercato del lavoro e l’educazione, ‘istruzione, competenze, educazione permanente’, ‘salari’. O ancora, le ‘tasse’ e ‘l’accesso a finanziamenti’. E ‘la collaborazione tra università, centri di ricerca e imprese’, considerata insufficiente. I secondi peggiori nell’Ue per quanto concerne le barriere agli investimenti sono Spagna e Portogallo, entrambi con cinque categorie libere da barriere, contro le tre italiane. La Grecia non è inclusa nella classifica, perché sottoposta a programma di salvataggio fino al 2018.

La Commissione europea torna anche sulla manovra economica dell’Italia per il 2019 che include misure che fanno marcia indietro rispetto ad alcuni elementi di importanti riforme fatte nel passato, in particolare nel campo delle pensioni, e non include misure efficaci per aumentare la crescita potenziale del Paese.
Le valutazioni della Commissione europea coincidono con le preoccupazioni e le indicazioni segnalate da diverso tempo dalle pagine di questo giornale.
Mancano soltanto due mesi per la preparazione del Def ed ancora non ci sono segnali da parte dell’attuale governo sulle linee che verranno seguite. Inoltre, le divisioni esistenti all’interno del governo, frenano il dialogo costruttivo con l’Unione europea per l’elaborazione di un documento condivisibile che possa offrire possibilità di sviluppo ed occupazione.

Salvatore Rondello

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