lunedì, 19 Agosto, 2019

Europee, populista Salvini mangia populista Di Maio

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Un populista trionfa e uno affonda. Nelle elezioni europee Salvini raddoppia i voti presi alle politiche del 2018 e arriva al 34,34%: il Carroccio diventa il primo partito italiano (era il terzo appena un anno fa). Di Maio, invece, perde quasi la metà dei consensi: il M5S cala al 17,5%, non è più il primo partito italiano ma addirittura il terzo dopo il Pd risalito al 22,8%. Il populista Matteo Salvini mangia il populista Luigi Di Maio, il M5S subisce un doppio sorpasso.

Il segretario della Lega domenica 26 maggio, subito dopo la chiusura delle urne, ha mostrato su Internet una sua foto raggiante con un cartello di ode alla vittoria: «1° partito in Italia, grazie». Ha anche scritto un tweet dello stesso tono: «Una sola parola: grazie Italia». Ha vinto la scommessa di diventare il primo partito italiano sorpassando il M5S di Di Maio, suo compagno di governo. Tra una sparata contro i migranti, una contro gli stupri e una a favore della flat tax aveva annunciato nella campagna elettorale: «Il 26 maggio sarà un referendum» sulle politiche della Lega, «ci dovete aiutare ad andare in Europa come primo partito europeo». Ha vinto quel referendum sulla Lega nazionale, sovranista e non più Lega Nord. Quel referendum su di sé contro tutti: contro grillini, opposizioni di centro-destra e di centro-sinistra.

Di Maio ha tentato di contrastare l’alleato-competitore Salvini. Il capo politico cinquestelle, vice presidente del Consiglio, ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico ha duramente replicato durante la lunga campagna elettorale: la Lega deve «smetterla con l’estremismo di destra e i comportamenti di casta». Ha anche sfiorato la crisi di governo. Ma gli è andata male: una parte degli elettori populisti delusi ha voltato le spalle ai grillini e ha votato per il Carroccio, per Pd o si è astenuto. È avvenuto quello che temeva: l’”assassinio politico” del M5S.

Salvini ha sbancato nella partita delle elezioni europee. Il segretario del Caroccio, vice presidente del Consiglio e ministro dell’Interno ha dominato la scena mediatica e politica di un anno di governo grillo-leghista. Ha invocato legge, sicurezza, ordine, taglio delle tasse, sviluppo, lotta agli eurocrati di Bruxelles e alle regole rigoriste poste alla base dell’euro. Ha invocato perfino l’aiuto della Madonna e baciato il Crocifisso per vincere le elezioni europee. Non ha più parlato come un tempo di uscita dall’euro e dall’Unione europea, ma ha chiesto di cambiare le regole europee in modo da combattere la disoccupazione.

Il vento vittorioso delle destre nuove e vecchie (sovraniste e liberali, nazionaliste e tecnocratiche, conservatrici e reazionarie) ha spazzato l’Europa: nelle elezioni europee ha premiato Salvini in Italia, Marine Le Pen in Francia (ha sconfitto il presidente della Repubblica Emmanuel Macron), Nigel Farage nel Regno Unito, Viktor Orban in Ungheria. La crisi economica, l’impoverimento del ceto medio, i bassi salari, la precarietà del lavoro, la paura dell’immigrazione, hanno causato una vasta protesta sociale che ha sconvolto il ceto medio e i lavoratori. I socialisti e le sinistre non sono riusciti a dare una risposta convincente ai gravi problemi economici e sociali provocati dalla globalizzazione. Le destre europee, alcune estremiste e con venature autoritarie, hanno avuto partita vinta in molti paesi.

Certo le destre euroscettiche non hanno vinto in tutta Europa, la prevalenza è andata ai partiti europeisti. Anche in Italia la Lega, che pure ha vinto le elezioni europee e sottratto a Berlusconi la leadership del centro-destra nell’amministrazione di regioni e comuni, non ha piena possibilità di manovra. Il Pd di Zingaretti è riuscito e reagire al crollo subito nelle politiche del 2018, ha superato il M5S conquistando oltre il 20% dei voti e divenendo il secondo partito italiano. Il segretario democratico durante la campagna elettorale si era dimostrato fiducioso: «Il sorpasso del M5S è possibile». Ci è riuscito mettendo da parte la centralizzazione del potere dell’epoca renziana e invocando l’unità del partito e dei progressisti. Il centro-sinistra, complessivamente, ha ottenuto circa il 30% dei voti.

Ora “il governo del cambiamento” è in forte affanno. Se reggerà e riuscirà ad andare avanti, come hanno auspicato Salvini e Di Maio, dovrà fare i conti con un M5S traumatizzato dalla grave sconfitta e una Lega euforica per lo strepitoso successo. Sarà molto complicato un riequilibrio dei rapporti interni nel governo Conte-Di Maio-Salvini e risolvere i tanti contrasti. Sarà molto difficile soprattutto per Di Maio indebolito dalla disfatta, anche all’interno del Movimento.

Rodolfo Ruocco
SfogliaRoma

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