martedì, 28 Gennaio, 2020

Europee: sondaggi, a rischio maggioranza europeista. Grana Orban nel Ppe

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I sondaggi elettorali, in vista delle elezioni europee del prossimo maggio, confermano un trend preoccupante per le forze politiche europeiste che potrebbero non avere una maggioranza nel prossimo Europarlamento.
La seconda rilevazione dell’Eurocamera, elaborata sulla base dei sondaggi pubblicati nei vari Stati dell’Ue il 25 febbraio scorso, disegna un nuovo Parlamento Europeo in cui le forze euroscettiche e sovraniste guadagnano seggi a discapito del PPE (Partito Popolare Europeo) e del PSE (Partito del Socialismo Europeo).
Nel dettaglio, rispetto alla rilevazione dello scorso 6 febbraio, il Ppe perde 2 seggi, ottenendo il 25, 7 per cento dei consensi, in calo di 3,3 punti percentuali rispetto alle precedenti elezioni europee del 2014. All’interno del gruppo popolare, Forza Italia con il 9,1% arriva a nove europarlamentari.
Anche il Pse registra un meno 5,7% nei consensi rispetto alle precedenti europee. La perdita di seggi più significativa, nella famiglia socialista, è da attribuirsi al Pd che passa dal 40% del 2014 a meno del 20%. A sinistra, guadagnano solo i socialisti spagnoli e portoghesi. Il Psoe guidato dal premier uscente Pedro Sanchez passa dal 25,4 al 26,8 per cento, da 16 a 18 seggi. In Portogallo, il partito socialista guidato dal premier Antonio Costa è stimato ad una percentuale ragguardevole del 39,2 per cento.
In crescita i consensi all’Alde (alleanza liberaldemocratica): secondo i sondaggi passerebbero dai 68 seggi attuali a 75 eurodeputati, trainati dalla “Republique En Marche” del presidente francese Macron, in vantaggio rispetto al Front National della Le Pen (24 seggi per la REM e 19 per l’estrema destra lepenista).
Nel gruppo nazionalista Enf (Europa delle Nazioni e delle Libertà) la Lega di Salvini dovrebbe essere il primo partito, da 27 a 28 europarlamentari, con una percentuale di consensi pari al 33,3 per cento. Il gruppo, nel totale, eleggerebbe 59 europarlamentari, rispetto ai 41 attuali, facendo registrare la crescita più significativa nell’Europarlamento.
Va male, il gruppo Effd (Europa delle libertà e della democrazia diretta), di cui è parte il M5S (in calo al 24% dei consensi). Nello stesso tempo, tra i partiti alleati del M5S, i francesi di Debout la France passano dal 7 per cento al 5,8 per cento; i polacchi di Kukiz 15 sarebbero al 7,3% con quattro seggi, ai croati di Zivi Zid vengono invece attribuiti due seggi.
Il gruppo rischia di non avere i numeri sufficienti per costituire un gruppo parlamentare autonomo (occorrono 25 deputati di 7 diverse nazionalità).
Negli altri gruppi, si registra una crescita nei seggi per i Verdi e un leggero aumento della sinistra del Gue.
Nel gruppo dei Conservatori e Riformisti, dovrebbero arrivare anche 4 eurodeputati di Fratelli d’Italia, (4,4%.).
Secondo le nuove proiezioni dell’Eurocamera, il Ppe, i Socialisti e gli altri gruppi europeisti (Alde, Verdi) potrebbero non avere la maggioranza nel Pe e avanza la possibilità di un’apertura dei Popolari alle forze sovraniste ed euro-scettiche.
Proprio questo rappresenta un tema molto divisivo all’interno del Ppe. Negli scorsi giorni, su iniziativa dei paesi nordici, è partita una campagna per richiedere l’espulsione del partito Fidesz di Viktor Orban, molto vicino alle posizioni politiche della Lega e “modello” per diverse formazioni dell’estrema destra europea.
Tra i promotori dell’iniziativa che chiede l’espulsione del partito ungherese, troviamo Anna Maria Corazza Bildt, eurodeputata del partito moderato svedese, che spiega le ragioni della proposta: “per quasi dieci anni c’è stato un dialogo per portare Orban in linea con i nostri valori e principi, ma il risultato in Ungheria è che la situazione dei diritti fondamentali e dello stato di diritto, si sta deteriorando”.
Sulla stessa linea i partiti belgi e lussemburghesi, membri del Ppe. Maxime, presidente di cdH, su Twitter scrive: “Gli eccessi di Orban non sono per noi accettabili. Sono diventati insopportabili. Ho scritto al presidente del Ppe per chiedere l’espulsione del suo partito”.
L’iniziativa mira a proporre all’assemblea e al summit del Ppe, che si terrà il prossimo 21 marzo, una mozione di espulsione verso Fidesz. Tuttavia, sul comportamento da adottare nel Ppe non ci sarebbe unità di vedute, con il rischio concreto che il partito possa nuovamente dividersi, così come successo, nello scorso settembre, in occasione del voto in Plenaria al Parlamento europeo, che ha avviato la procedura di sanzioni all’Ungheria per violazioni sullo stato di diritto.
In quella votazione, il più numeroso gruppo dell’Europarlamento si divise e decise di dare libertà di voto ai propri eurodeputati.
Una situazione difficile da gestire, in particolare per Forza Italia che vuole mantenere un dialogo (per la verità, sempre più flebile) con Salvini e la sua area politica che comprende anche Orban, sognando un centrodestra unito in Italia e in Europa.
Dall’altra parte, tra chi intende espellere Orban dal partito, si collocano i moderati che nei loro paesi d’origine non vivono la concorrenza diretta dei partiti nazionalisti. I moderati propongono una futura maggioranza europeista composta oltre che dal Ppe, dai liberali, dal Pse e dai Verdi.
Frans Timmermans, candidato socialista alla presidenza della Commissione Europea, ha dichiarato: “un’alleanza europeista noi la facciamo solo con un Ppe liberato da Orban”.
Nelle votazioni di maggio ci si troverà di fronte ad una sfida decisiva: l’Europarlamento rischia di avere una maggioranza connotata a destra, sospinta dal vento nazionalista che potrebbe rappresentare la fine del processo europeo o in alternativa, avere una maggioranza europeista in grado di completare il processo d’integrazione europea.

Paolo D’Aleo

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