venerdì, 20 Settembre, 2019

Ex Jugoslavia. Si avvera la profezia di De Michelis

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La Slovenia rimane l’ostacolo più difficile da superare per la Croazia per l’entrata in Schengen, prevista del 2020.
Il Governo sloveno, presieduto da Marjan Sarec ha infatti annunciato che a causa del mancato accordo sulle dispute confinarie non vi sono al momento le condizioni per avallare la richiesta croata di entrare in Schengen, sulla quale si stanno spendendo sia il Premier Plenkovic che la Presidente Grabar Kitarovic. Del resto il Presidente della Slovenia Borut Pahor lo ha fatto intendere chiaramente nel corso del recente vertice di Sebenico con Austria e Croazia. L’atteggiamento della Slovenia sembra confermare la teoria dell’ex Ministro degli esteri italiano Gianni De Michelis che gli Stati nati dalla dissoluzione dell’ex Jugoslavia avrebbero dovuto entrare in Europa contemporaneamente proprio per evitare i veti contrapposti che oggi si riscontrano. Questa posizione era stata allora criticata come ostacolo all’indipendenza ma oggi si dimostra molto attuale. La Slovenia, al confronto della Croazia, si presenta con una situazione economica abbastanza positiva. Poca disoccupazione e produzione industriale in ripresa soprattutto bel campo siderurgico e del legno ma con buone prospettive anche nel settore degli elettrodomestici fanno della nostra vicina repubblica una sorta di “Svizzera del Balcan”.
A ciò si aggiunge la dinamicità del porto di Capodistria, che con il porto di Trieste è stato scelto dalla Cina come terminale adriatico della Via della Seta e che è in continua espansione di traffici. Da non trascurare è anche la crescita del turismo sia termale che costiero nella striscia di terra adriatica prima del confine croato, tanto che le malelingue lo associano alle resistenze sull’entrata della Croazia in Schengen che sicuramente produrrebbe un aumento del flusso turistico in Croazia ai danni della Slovenia. Il Paese inoltre è alle prese con la difficile e sempre rinviata riforma del decentramento che comprende la divisione del territorio in regioni, dove, tra l’altro, proprio negli ultimi tempi, è giunta la richiesta della costituzione di una provincia o Regione istriana che coinvolga le località marine con il loro entroterra e che potrebbe trovare forme di collaborazione con la Regione istriana croata da tempo alla ricerca di una maggiore autonomia. Rimangono due i principali problemi sul tappeto. Uno riguarda il flusso della migrazioni clandestine che sembra inarrestabile e che ha determinato la decisione del Governo sloveno di erigere un muro di 40 chilometri di filo spinato sul confine con la Croazia e che ha determinato la richiesta della vicina regione Friuli Venezia Giulia di rafforzare i controlli per arginare la rotta balcanica delle migrazioni. Il secondo è il raddoppio deciso dal Premier Sarec della centrale nucleare di Krsko, cittadina a un centinaio di chilometri dal confine italiano che ha provocato le reazioni degli ambientalisti e degli oppositori dell’energia nucleare ma che sembra essenziale per l’economia slovena.

Alessandro Perelli

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