lunedì, 26 Ottobre, 2020

Expò all’italiana…

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E pensare che ci avevano promesso una diversa moralità. A leggere le dichiarazioni riportate quest’oggi da certo Maltauro c’è da stropicciarsi gli occhi. Sembra perfino stupito questo nostro imprenditore che se ne esce con la solita giustificazione secondo la quale ” si pagava per lavorare”. Lo dice come se fosse sconcertato del fatto che qualcuno, compresi i magistrati, non l’avessero ancora capito. Parla di 500 mila euro di tangenti pagate, solo lui. Dunque si presume che il denaro finora sborsato sia stato molto di più. E che quella tangentina pagata dallo stesso Maltauro a Cattozzo, uomo di Grillo, legato all’Udc, altro non fosse che una mancia o una regalia.

Quello che balza in evidenza è l’aspetto sistemico della nuova corruzione, la forma della sua ristrutturazione dopo la Tangentopoli degli anni novanta. Oggi, a vent’anni da quei processi e da quelle condanne, per la verità a senso unico, la corruzione si è dilatata, affermata probabilmente senza più controlli diretti dei partiti che di fatto sono svaniti come strumenti organizzativi, si è parcellizzata in frammenti e persone, riconvertita però attraverso un sistema unitario e concordato. Anzi, visto che gli attori si sono moltiplicati, i registi si sono uniti. Così sono nati i cosiddetti facilitatori, con campi d’azione politica diversa, ma concordando tutto tra loro e formando così una sorta di cupola della corruzione.

Da quel che si può capire il sistema era suddiviso in tre. C’era Greganti per la sinistra, in particolare per la cooperazione, c’era Frigerio per il centro destra e Grillo con Cattozzo dell’Udc, forse per il centro. Ognuno, in base agli accordi a tavolino della cupola, aveva la sua fetta. Dove poi andassero le singole tangenti che venivano indirizzate ai singoli attori probabilmente non lo sapevano gli altri. Quelle, ad esempio, che concordava Greganti, dopo essersi assicurato, attraverso un suo uomo che aveva messo in commissione, l’appalto di 69 milioni per i servizi (per Levorato e la sua Manutencoop), mentre altri pensavano agli appalti della cittadella della salute.

Ma non c’erano solo soldi. Si doveva procedere. Favorire le aspirazioni, le carriere, come quella di Antonio Rognoni, importante boss di Infrastrutture Lombardia. Non si facevano nemmeno mancare le singole cortesie come le assunzioni dei figli o lo spostamento di una segretaria di fiducia. E nemmeno la soddisfazione di naturali esigenze, come qualche settimana di vacanze pagata. Dunque, questo nuovo sistema del consociativismo corruttivo, che non era fatto solo di tangenti, ma di favori, di piaceri, di gentilezze, di promozioni, di spostamenti, portava anche alla politica. Forse non tanto ai partiti, ma a spezzoni di partiti, a correnti, a gruppi. Il consociativismo corruttivo era articolato, molto articolato.

Si cercavano benedizioni, e il triangolo della cupola, informatissimo sulle amicizie e preferenze dei politici, dialogava non coi segretari, ma coi capibastone. C’è anche un quid di ridicolo. E cioè l’ennesima espulsione di Greganti dal suo partito. Ma insomma. Come se non avessero saputo, quando l’hanno iscritto al Pd cosa faceva Greganti, e come se non avessero saputo in questa fase cosa continuasse a fare, con quell’andirivieni dal Senato. Mi sembra la logica di Gerry à carogna. Prima trattano con lui e lo utilizzano e poi gli vanno addosso con provvedimenti disciplinari. Che l’Italia sia diventata anche ipocrita?

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