sabato, 24 Agosto, 2019

Fabio Fabbri
Appello alle riserve della Repubblica

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Non penso di essere malato di “corporativismo socialista” quando constato che le riflessioni di Mauro Del Bue sull’Avanti del 27 maggio (“l’Italia a destra”) e del 28 maggio (“Il dopo elezioni- Idee pronte per l’uso”) sono lucide e ben motivate: dunque stimolatrici di una azione politica e culturale utile per far uscire l’Italia dal cul di sacco del nazionalismo salviniano, minaccia incombente sulla nostra democrazia liberale.
Finalmente, dopo un lungo silenzio, l’allarme comincia a suonare anche nei “giornaloni”, come li chiama Il Foglio di Giuliano Ferrara e Claudio Cerasa, che da gran tempo grida al pericolo.

Proprio su Il Foglio di giovedì 30 maggio ho trovato una ragionata sollecitazione – udite, udite – di Paolo Cirino Pomicino, una cariatide come me della Prima Repubblica: gli anni gloriosi in cui, come rimarcava lo storico Giovanni Spadolini, “L’Italia ha raggiunto traguardi di prosperità e di prestigio internazionale che non aveva mai conosciuto nella sua storia”.
Questa è la prosa di Pomicino: <>. Un Paese , si aggiunge, in cui cresce l’invocazione di un salvatore della patria: a dispetto del dettato costituzionale, che vuole il Presidente del Consiglio come semplice primus inter pares.
Non si poteva argomentare meglio; l’ora non è grave, è gravissima. Sia però consentito enfatizzare che nel corpo vivo della Nazione, sono presenti altre culture politiche, “oltre a quelle che animarono la vita del PD”, capaci di concorrere incisivamente a contrastare la tirannide in fieri di Matteo Salvini: il Truce (l’epiteto è ancora del Foglio) che indossa ogni giorno una sua divisa paramilitare, si fa fotografare mentre imbraccia il mitra, urla “Prima gli italiani” e bacia la madonnina del rosario.

Senza alcuna iattanza, è il caso di ricordare, anzitutto a noi stessi, che nella “Riserva della Repubblica” c’è anche il lascito della cultura e della esperienza storico-politica liberal-socialista, repubblicana ed anche cattolica: un patrimonio di idee e di energie politiche e morali in grado di concorrere validamente alla formazione dell’”esercito della salvezza”. E’ tempo di operare perchè questi “riservisti” scendano in campo.
Per quanto ci riguarda, possiamo recare il nostro contributo con questo nostro prestigioso giornale, con Mondoperaio, con la Fondazione Socialismo. con le altre Fondazioni intitolate ai protagonisti del socialismo italiano. Serve anche un Convegno nazionale volto ad associare a questa “chiamata alle armi” anche le istituzioni deputate a tener viva ed approfondire la storia del cattolicesimo democratico e repubblicano. Penso alla Fondazione La Malfa: leggo con piacere che Giorgio La Malfa, su Il Foglio del 4 giugno, afferma che << è indispensabile cercare e trovare una soluzione politica al dramma italiano.>>. E ancora: è attiva e prestigiosa la Fondazione Libro Aperto di Antonio Patuelli.

Spero di non essere troppo ottimista quando affermo che nel corpo vivo della società italiana, nelle Università, nel mondo del lavoro, dunque nelle organizzazioni sindacali, cooperative e imprenditoriali, sono presenti nuove e vecchie elites, consapevoli della urgente necessità contrastare la deriva populista innescata dall’aspirante tiranno Matteo Salvini, nemico dell’Europa, sodale di Putin e di Orban
Pare a me necessario dar vita a nuovi circoli, comitati ed associazioni finalizzate a combattere il pericolo del nazionalismo salviniano, in difesa della nostra democrazia liberale e della partecipazione attiva dell’Italia all’Unione Europea.

Fabio Fabbri

Post scriptum. Confesso che mentre scrivevo queste righe affiorava nel mio animo una mia fondamentale esperienza giovanile. Ho partecipato, quand’ero poco più di ventenne, ai “Convegni degli amici de Il Mondo”, il settimanale diretto d Mario Pannunzio. Da questa progettazione politico-culturale nacque il primo governo di centro-sinistra, con la partecipazione dei socialisti e dei repubblicani. Uno dei protagonisti di quella esperienza ebbe l’ardire di evocare l’elogio di Winston Churchill ai piloti della Royal Air Force, protagonisti della resistenza patriotica ai bombardieri
nazisti della Luftwaffe: ”Mai così pochi fecero così tanto per così tanti”.
Spero che così si possa dire anche delle “Riserve della Repubblica” che scenderanno in campo contro Matteo Salvini,

Fabio Fabbri

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