domenica, 17 Gennaio, 2021

Fabio Mestici
Violenza sulle donne piaga che mina coesione sociale

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Si è conclusa ieri la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne. In tutta la penisola si sono svolte diverse iniziative, mentre anche nella giornata di ieri si sono consumati altri due femminicidi, uno nella provincia di Catanzaro e uno nella provincia di Padova, a rimarcare che questo è un fenomeno diffuso in tutto il Paese.

 

Già, perché nel nostro Paese il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni, ha subito qualche forma di violenza fisica e sessuale nella propria vita, badate bene parliamo di 7 milioni di persone.

Le azioni riguardo l’eliminazione della violenza sulle donne vanno perpetrate ogni giorno; ogni giorno deve essere 25 novembre affinché non ci sarà più bisogno di ricordare questa tremenda giornata, quando il mondo quindi, sarà più giusto e più equo rispetto questo tema.

Per noi Socialisti questa è una tremenda piaga che mina la coesione del tessuto sociale. Un problema diffuso che va affrontato a 360°. Parte dall’educazione che si riceve in famiglia arrivando all’accesso al mondo del lavoro delle donne, all’autonomia economica che queste raggiungono lavorando, dal gap salariale e all’accesso alla governance delle imprese o comunque di posizioni strategiche per il Paese.

Ma prima di tutto parte da una necessaria rivoluzione culturale, attraverso la formazione la sensibilizzazione e l’istruzione dei nostri figli, i cittadini di domani.

 

Ecco perché a scrivervi oggi, con le celebrazioni appena concluse, stavolta è un uomo.

Perché nonostante le tante iniziative, si è notata la scarsa partecipazione della sfera maschile, come se questa portasse il peccato originale di annoverare tra le proprie fila quegli aguzzini che si macchiano di reati contro le donne, o più gravemente, di omicidio.

No, chi è responsabile del disagio o della morte di una donna, non è un uomo.

I dati che ci giungono quest’anno sono anche aggravati dalla pandemia, con il lockdown che ha costretto a casa, nella stessa casa, vittime e carnefici.

 

Non solo, una ricerca dell’INAPP (Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche) ci dice anche che nel momento di ripresa, superata la prima curva pandemica, in casa si è consumato quel mutuo accordo, che talvolta è unilaterale, per il quale l’uomo che quasi sempre dispone di un reddito più alto, è tornato al lavoro da situazioni di fermo o di smartworking mentre la donna nella stessa condizione, ma sulla quale grava la cura dei propri cari (genitori e figli), decide di rimanere o comunque di lavorare da casa.

Ci vorrà tempo per superare anche le conseguenze psicologiche di questa pandemia.

Il PSI di Roma non può che ringraziare l’importante lavoro svolto dai Centri antiviolenza, strumenti che meriterebbero finanziamenti strutturali dal governo centrale e una rete di contatto più ampia: spesso l’uomo che minaccia o usa violenza ad una donna ne controlla anche le chiamate e gli spostamenti, non permettendole di raggiungere per tempo il Centro.

 

Per questa ragione ci sentiamo anche di esprimere una nostra proposta: che la rete di contatto dei Centri antiviolenza venga allargata anche ai supermercati e alle farmacie limitrofe al Centro, come accade da tempo in Francia, così che la donna possa riuscire a denunciare per tempo.

Non vogliamo più contare vittime.

 

Fabio Mestici,

PSI Roma Federazione metropolitana

 

PSI ROMA: “VIOLENZA CONTRO LE DONNE PIAGA CHE MINA LA COESIONE DEL TESSUTO SOCIALE”

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